Pillar

Era agosto dell’anno scorso quando terminai Maria, il terzo di una serie di cinque dipinti da realizzare su cartoncini di 30×40 cm. Gli altri due erano, nell’ordine, Bambina coi capelli rossi e Due gatte.

Il mio proposito originale era quello di terminare rapidamente la serie con dei veloci studi, senza eccessive pretese, come avevo già fatto con le serie degli ovali. Purtroppo le cose sono andate piuttosto per le lunghe per diversi motivi che nulla avevano a che fare con la pittura (il primo infatti è del novembre 2014, seguito poi dal secondo a febbraio 2015 ed il terzo, come detto, ad agosto. E ad agosto sono partito in quarta con Pillar.

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Abbozzo su disegno con griglia di riferimento

L’idea era quella di impegnarmi a studiare i capelli, che non sono proprio il mio forte, e questo soggetto, trovato come sempre su internet, mi sembrava facesse al caso mio. I capelli originali sono biondi e questo contrasto rosso/verdastro è solo casuale.

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Definizione grossolana delle masse e dei volumi

Inutile dire che l’approccio di cui sopra è sempre sbagliato. Nella ricerca di un soggetto non si può concentrare la propria attenzione su un solo particolare, ma va valutato in tutti i dettagli; tutti insieme. Averlo scelto solo per i capelli mi ha fatto presto capire che mi ero impelagato in una brutta rogna.

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Prima coloritura

Nel cominciare a definire l’impianto cromatico ho cominciato a sentire l’ansia di non saper risolvere i vari problemi che stavo incontrando, in particolare la mancanza di una precisa fonte di luce che mi permettesse di definire facilmente i volumi. Soprattutto nel viso che stava prendendo una piega piuttosto grottesca.
È stato comunque in questa fase che mi è venuta l’idea del titolo: Pillar. L’accostamento tra l’azzurro dello sfondo e il biondo dei capelli mi ha ricordato una famosa immagine astronomica. Questa:

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Pillars of creation

Se a questo aggiungiamo il portamento altero e diritto della modella un titolo come Pilastro ci può stare. E poi il soggetto è femminile; se non è la donna il pilastro della creazione, chi altri?

Ero ancora nella fase beata dell’innocenza e mi potevo permettere questi voli pindarici, ma appena ho cominciato a fare sul serio sono andato in crisi.

Seconda coloritura e ricerca dell’espressività del viso

Il problema era il viso! Ciò che riuscivo ad ottenere era molto lontano da ciò che desideravo e da come era realmente il soggetto. Non saprei descrivere esattamente cosa trovassi di sbagliato, ma certo lo ritenevo insopportabile. A quel punto dei capelli non mi importava più nulla. E nemmeno del colore. Volevo quella espressione, e solo quella!

Alla ricerca disperata della giusta espressione.

Alla ricerca disperata della giusta espressione.

Ho abbandonato e ripreso più volte questo dipinto. Come si vede nell’immagine sopra ho fatto un gran lavoro sui volumi del volto che è decisamente migliorato rispetto alla versione precedente, ma ho completamente perso il controllo del colore (praticamente è un viso monocromatico completamente disgiunto dal resto dell’incarnato) e, neanche a dirlo, ancora lontano da ciò che cercavo. A questo punto ho deciso di rinunciare e lasciarlo perdere del tutto.
Purtroppo però l’ho avuto sotto il naso ogni giorno, con quell’aria antipatica della modella e quell’aria di sfida della posa.
Alla fine ho deciso di riprovarci, ma con molta maggiore umiltà e consapevole che la sfida si poteva perdere.
Il risultato finale mi appaga abbastanza: l’espressione e i volumi del viso sono accettabili e i capelli… beh, li studierò un’altra volta, quando avrò maggior padronanza dei visi.

Versione finale

Versione finale

Pannello terminato (praticamente)

Praticamente finito il pannello di copertura della bocca del camino di cui avevo accennato in Si può fare!
Devo lavorare ancora su dettagli di poco conto, ma niente che lo possa stravolgere.

Realizzato con colori acrilici su pannello telato di circa 100×60 cm, da un’illustrazione di John Bauer intitolata La chiave d’oro. Non avendo mai avuto modo di vedere l’originale, la scelta dei colori è basata sulla immagine trovata sul web (ne esistono di varie tonalità) che più ho sentito come adeguata e adatta all’ambiente in cui si inseriva il pannello.

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Si può fare!

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Un camino in disuso. Un pannello per coprirlo. Un’idea per abbellire il pannello… SI–PUÒ–FA-RE !! 🙂

Maria, la storia

Dove non parlo della storia di una più famosa Maria di qualche millennio fa, ma più modestamente del dipinto che ho inavvertitamente postato su questo blog qualche giorno fa. Il fatto è che mi trovo a dover gestire più social (wordpress, facebook, tumblr, ecc…) e non mi posso permettere di seguirli uno per uno, così ho cercato di automatizzare un po’ di procedure, per cui se posto da una parte, il post viene replicato anche sulle altre secondo criteri che non sempre riesco a controllare 😦 Ecco quindi che un post per tumblr è finito anche su questo blog, dove in realtà contavo di mostrarne passo passo l’evoluzione, come ho sempre fatto e come è nello spirito originario di questo blog. L’inconveniente non mi esime però dal mostrare comunque ciò che mi ero ripromesso. Ecco quindi la genesi di Maria. Tempo fa la mia dolce sorellona mi ha regalato alcuni cartoncini per disegno con pastelli ad olio che, se opportunamente trattati, potevano costituire una buona base per dipingere anche ad olio. Ho deciso perciò di utilizzarli per una serie di dipinti, tutti uguali come dimensioni (30,5 x 40,5 cm) da appendere in una unica parete. I primi due sono stati Bambina coi capelli rossi e Due gatte. I cartoncini sono cinque ed il terzo ospita Maria. C’è un legame sottile tra Due gatte e Maria, infatti il titolo di quest’ultimo è stato dato dall’autore della foto di riferimento che ho utilizzato per Due gatte. Questo perché non avevo nessuna idea sul titolo e ho lanciato una specie di sondaggio su facebook da cui è emerso alla fine Maria, suggerito appunto dal suddetto amico (che per inciso è il padre di una delle gatte 😀 ). In genere i miei soggetti li cerco su internet; molto anche tra gli album dei profili di facebook dove spesso ci sono ritratti interessanti, magari fatti inconsapevolmente, anche se, purtroppo, spesso la qualità è talmente scarsa da renderli inutilizzabili. Questo valga per i miei contatti su facebook: se ambite ad un ritratto (anche se non ne verrete mai in possesso 😛 ) mettete le foto in alta risoluzione; non si sa mai 😉 Questa volta il soggetto è stata una modella in un servizio fotografico. Ha  un viso che mi ispira molto e che non escludo di riutilizzare. So che con le foto ci sono problemi di copyright, ma difficilmente utilizzo la foto così come è in origine, ma l’adatto alle mie esigenze compositive, e questo già rende più complessa l’attribuzione. E in ogni caso io dipingo solo per hobby e non ricavo guadagni visto che non vendo. Mi piace considerarlo come un omaggio al fotografo e alla modella 🙂 La foto originale era a figura intera, ma io ho ritagliato solo il busto per concentrare l’attenzione sull’espressività del viso. Ho riportato in primo luogo direttamente sulla tela il disegno tramite la classica quadrettatura.

Schizzo a matita

Schizzo a matita

Fatto il disegno sono passato direttamente ai colori cercando soprattutto i volumi, perché il rischio, nella figura intera, è quello di fare una cosa piatta in quanto il corpo non ha un così alto numero di dettagli come il viso.

Prima stesura colori

Prima stesura colori

Ho approfittato per distendere il dito medio della mano che in originale (come si vede dal disegno) era più uncinato e poco elegante. So che non dovrò sottovalutare la mano e la posa originale non mi aiuta. Passo a concentrarmi sul viso e sulla sua espressività: è lui il tema del dipinto.

Lavoro sull'espressività del viso

Lavoro sull’espressività del viso

Non si badi troppo alla differenza di colore con l’immagine precedente, i colori sono sostanzialmente gli stessi, ma la foto è stata scattata in condizioni diverse di luminosità.Si comincia ad intravedere la dolcezza della modella, quindi posso tornare ad occuparmi del resto del corpo.

Rifinitura progressiva

Rifinitura progressiva

Sto lasciando per ultima la mano, mi preoccupa un po’ di non essere in grado di farla decentemente 😦 Invece il viso sta acquistando “personalità” 🙂

Quasi finito

Quasi finito

Complessivamente a questo punto sono soddisfatto, tanto da pensarlo quasi finito. Beata ingenuità… stavo dimenticando gli orecchini e in realtà anche il letto non va bene: ombre troppo scure per un tessuto bianco… e poi l’ombra del braccio sul lenzuolo è praticamente scomparsa. Non ci si può distrarre un attimo 😦

Finito... forse

Finito… forse

Mi sbilancio: adesso è finito! L’ho anche firmato 🙂 Sì, però… lo sfondo… Non è interessante. È anonimo, non crea ambiente; sospende la modella in un ambito leggermente claustrofobico, nonostante la macchia chiara che nelle mie intenzioni dovrebbe far respirare il dipinto. Ci ho riflettuto molto (anche stimolato da un’amica su fb), così non va. Nessuno mi fucilerebbe se lo lasciassi così, però alla fin fine non mi piace. Cancello la firma (che poco furbescamente ho messo proprio lì) e intervengo di nuovo!

Finito, finito.

Finito, finito.

Eh, sì. Mi piace di più così 🙂

Due gatte

In vita mia non ho mai dipinto animali, se si esclude il periodo dell’infanzia (come narrato nel post della Vita di un gentiluomo che ambiva a divenir pittore). Li ho sempre ritenuti un soggetto poco interessante e difficile per le mie capacità (o forse poco interessante perché difficile? Mah…). In ogni caso il ritrovamento su facebook di un vecchio amico, ed il successivo curiosare nel suo album di famiglia, mi ha indotto a tentare anche questo soggetto. In una fotografia erano rappresentate (a detta di un suo contatto) due splendide gatte. Dopo aver avuto l’autorizzazione all’uso dell’immagine mi sono deciso a procedere.

In realtà di gatte ce n’è una sola e non è nemmeno una gatta, e l’altra gatta invece è un gatto, però la posa l’ho trovata veramente intrigante ed il titolo ci sta tutto.

Come nel dipinto Bambina coi capelli rossi ho utilizzato un cartoncino per pastelli ad olio (questa volta però trattato con un fondo acrilico per evitare gli inconvenienti descritti in quel post) delle dimensioni di 30.5×40.5 cm.
Al solito ho cominciato col disegnare il soggetto con la massima accuratezza perché non c’è bel dipinto che tenga se sotto non c’è un buon disegno.

Disegno preparatorio

Disegno preparatorio

A questo punto spesso proseguo in monocromatico per rifinire successivamente con le velature, però questo tipo di supporto è troppo ruvido per questo modo di dipingere e avrei dovuto prima lisciarlo col gesso. Però quando un soggetto mi ispira comincio anche ad avere poca pazienza e molta voglia di iniziare subito, perciò sono passato immediatamente ai colori.

Inizio stesura colori

Inizio stesura colori

La cosa che mi ha sorpreso è stata la facilità con cui ho dipinto il gatto. Praticamente l’ho terminato subito, tant’è che da qui alla fine farò solo ritocchi minimi.
Diverso il discorso per la gatta. So già quale dovrà essere l’impianto del dipinto: dare la massima espressività al viso e tenerlo sottotono rispetto al mio solito modo di fare l’incarnato.
Per quanto riguarda l’espressione dovrò limitarmi alla massima precisione rispetto all’originale perché, vedendosi solo gli occhi, non posso giocare su altri parametri come, per esempio, ha fatto Leonardo con la Gioconda (con anche il sorriso a disposizione sono capaci tutti 😀 ).
Invece per l’incarnato prevedo problemi perché io tendo a farli piuttosto pallidi, ma in questo caso il gatto deve “uscire” dal quadro; deve essere una sorta di guardiano che si frappone tra l’osservatore e la ragazza e non può quindi confondersi con lei. Quindi serve un incarnato “deciso”.
Con questo in testa termino lo schizzo preliminare.

Schizzo preliminare

Schizzo preliminare

Mi sembra che adesso il concetto sia più chiaro. L’unica cosa a cui dovrò fare particolare attenzione è l’orecchio destro del gatto per evitare l’effetto trasparenza (il colore dell’orecchio che assomiglia troppo a quello del viso). Penso di risolverlo riempiendolo di pelo bianco 😀 .

Da questo momento in poi si comincia a fare sul serio. Fortunatamente, come detto, il gatto non ha bisogno di troppi interventi, così posso concentrarmi sul viso e naturalmente sugli occhi.

Quasi finito?  Nah...

Quasi finito? Nah…

Lo so che sembra praticamente finito, ma ci sono ancora parecchie cose su cui intervenire, tipo i capelli che come minimo hanno bisogno di un po’ di balsamo (l’ho già detto che i capelli sono la cosa più difficile in un ritratto?).
E un gatto senza vibrisse che gatto è? Metto le mani avanti: per far le vibrisse (e anche i capelli) bisogna aver la mano ferma. E io non ce l’ho, quindi il gatto non si offenderà se gliele faccio un po’ sgualcite.

... adesso è finito! (salvo ripensamenti)

… adesso è finito! (salvo ripensamenti)