Beatrice

Appena terminato (si fa per dire) il mio ultimo dipinto.

Dopo aver completato il dipinto di Giusi mi accingevo a lasciare l’enclave albanese in Sicilia per cercare nuovi stimoli altrove, ma il bello dei tanto disprezzati (spesso a ragione) social è che ti fanno incontrare nuove realtà e nuove persone. Alcune interessanti, altre meno. E qualcuna talmente interessante da farti rinunciare all’idea di allontanarti e fermarti lì ancora un po’.
Sapete come funziona facebook: entri in contatto e amicizia con qualcuno e quindi diventi visibile a quelli del suo giro e viceversa. Finisce così che ricevi notifiche anche da perfetti sconosciuti che qualche volta ti riservano delle sorprese.

È così che ho conosciuto Beatrice. Una foto catturata per caso alla mia attenzione da facebook ed è stato amore a prima vista.
Piana degli Albanesi aveva ancora qualcosa da dirmi.

La procedura dei miei dipinti ormai, per chi mi segue, è risaputa, quindi non mi dilungherò molto con le spiegazioni. Dico solo che anche questa volta, come con Giusi, ho fatto ricorso al verdaccio che mi sta ormai addosso come una seconda pelle.

Questa è la sequenza dei vari passaggi.

Disegno su tela con griglia

Verdaccio (non molto soddisfacente, ma non vedevo l’ora di iniziare coi colori – non succederà più)

Abbozzo colore, lascio il viso per dopo.

Prima stesura colore

Da qui in poi le modifiche e le correzioni sono così sottili che non ha senso pubblicarle perché sembrerebbe sempre la stessa fotografia.
Nel passaggio diretto alla versione finale si coglie meglio la differenza.

Beatrice, dipinto finito.

Una considerazione la devo fare: non ho reso completamente giustizia alla bellezza della modella e, per certi aspetti, il dipinto non è soddisfacente, ma conosco i miei limiti (non è falsa modestia) e so che se fossi andato avanti avrei solo peggiorato il risultato finale. La parte più impegnativa è stata la bocca, quella meno riuscita è il ricamo dell’abito su cui, a mente più fresca, non escludo di tornarci sopra in futuro.

Giusi

Dopo i miei ultimi dipinti dedicati alla Sardegna (Ragazza di Desulo e Sa bellesa sarda) ero deciso a fare una intera serie dedicata ai costumi sardi. Quindi, non essendo il caso di andare direttamente sul posto, ho ripreso la ricerca su internet (che è più facile, spendo meno e la sera posso tornare a dormire a casa).

Il problema nell’utilizzo delle fotografie non è solo tecnico (molti puristi della pittura lo sconsigliano), ma anche pratico: non basta trovare la foto giusta, ma è doveroso cercare di contattare il fotografo e/o la modella per rendere loro i giusti crediti. Solo che non tutti i fotografi sono disponibili a questo tipo di scambio alla dispari, dove loro fanno tutto il lavoro ed uno sconosciuto arriva e chiede di poterlo sfruttare a gratis.
Per uno che ti risponde, ce ne sono almeno tre o quattro che semplicemente ignorano la tua richiesta. Non ti dicono no, non ti si filano proprio per niente.
E questo alla lunga è frustrante. 😦

Così, girovagando per la Sardegna, mi sono accorto che avevo sconfinato (più di quanto non sembri) ed ero finito in Sicilia. E da lì, in Albania. E fuori dal tempo.
Per l’esattezza ho trovato una bellissima fotografia di un giovane e talentuoso fotografo di Piana degli Albanesi, Francesco Marino, pubblicata su 500px.com, una delle tante comunità presenti su internet dedicate alla fotografia.
Per contattare questo fotografo ho dovuto iscrivermi per forza anch’io alla comunità, ma sono stato ripagato dalla immediata disponibilità e gentilezza di Francesco che non ci ha pensato due volte a darmi il beneplacito.

E così ho abbandonato la Sardegna per inoltrarmi in una antica enclave albanese in Sicilia. Ed è nata Giusi (pittoricamente parlando, si intende).

Questa volta il dipinto è un po’ più grande dei due precedenti, è 40×50 cm, e come al solito ho iniziato col riportare accuratamente il disegno sulla tela.

Disegno preparatorio

Io però non navigo su internet solo alla ricerca di soggetti nuovi, ma cerco anche di farmi una cultura pittorica a tutto tondo ficcando il naso in tutte le tecniche che incontro. E, siccome avevo appena letto della tecnica del “verdaccio” (che è una specie di grisaglia, fatta però con una tinta verdastra, che dovrebbe aiutare ad intonare meglio il colore della pelle) ho voluto approfittare per cercare di utilizzarla in questa occasione.

Verdaccio, utilizzando una terra d’ombra verdastra e il bianco di titanio.

Come la grisaglia, il verdaccio prevede una esecuzione accurata di luci ed ombre, cosa che io in genere non faccio mai fino in fondo perché troppo ansioso di cominciare a colorare. Questa volta però mi sono imposto un po’ di disciplina e ho insistito fino ad ottenere un “quasi finito” monocromatico.

Stesura finale del verdaccio

Secondo i canoni classici non si può proprio considerare finita questa stesura, ma io sono un tipo tollerante. E passo finalmente al colore.

Abbozzo colore del velo

Comincio dal velo con una stesura in semitrasparenza di un blu oltremare. Nei i ricami dorati invece passo prima una base di bianco opaco, per togliere ogni traccia del verdaccio, che temo mi possa togliere luminosità, e poi in trasparenza un’ocra gialla. In questo modo sono convinto di poter ottenere più facilmente l’effetto scintillante dell’oro.

Dico la verità: ho accarezzato a lungo l’idea di realizzare la decorazione direttamente in foglia d’oro. Credo che l’effetto sarebbe stato interessante. Però alla fine non ho avuto il necessario coraggio, anche per una questione tecnica. La foglia d’oro ha bisogno di una base liscia e rigida, che una tela non offre.

Per ottenere lo sfondo nero passo sopra la base in verdaccio un colore complementare trasparente mescolato al blu. Usando colori trasparenti non si ottiene immediatamente un nero profondo, bisogna continuare a sovrapporre strati fino al risultato voluto. Cosa che farò d’ora in avanti. L’utilizzo di questa tecnica, rispetto all’uso puro e semplice del nero, ha il vantaggio di dare uno sfondo nero e luminoso allo stesso tempo, mentre con l’uso del nero si avrebbe uno sfondo opaco e pesante.

A questo punto passo a colorare l’incarnato.

Abbozzo colore

In questa fase ho apprezzato la tecnica del verdaccio. Infatti mi ha aiutato ad intonare subito i colori, dove invece con una base bianca avrei avuto molte maggiori difficoltà. Inoltre aver già rifinito il viso mi ha evitato, come invece mi accade di solito, di perdere l’espressione durante la coloritura e faticare poi per recuperarla. Per il velo sono ricorso all’utilizzo di un blu ceruleo per le parti in luce, mentre per l’oro ho utilizzato velature di bruno trasparente e ossido rosso trasparente per le parti in ombra.

A questo punto è solo un lavoro di finitura da farsi con santa pazienza, senza accontentarsi mai… però ad un certo punto bisogna anche sapersi fermare. E io mi sono fermato qui:

Versione finita

Un particolare ringraziamento a Francesco Marino, il fotografo, e a Giusi Di Chiara, la modella, e a tutta la comunità di Piana degli Albanesi che ha apprezzato questo mio lavoro seguendolo su facebook.

E adesso c’è la parte antipatica: trovarmi un nuovo soggetto! 😦

Ragazza di Desulo

Dopo il mio ultimo dipinto Sa bellesa sarda, è cominciata inevitabilmente la ricerca di un nuovo soggetto.
Quando scelgo di fare un dipinto non mi limito a riferirmi alla fotografia che ho scelto, ma cerco di approfondire prima anche l’ambito in cui quella particolare foto o modella ha visto la luce. Questo perché mi può portare a trovare qualcosa di meglio o a chiarire certi dettagli che nella foto magari non sono così chiari.
Capita quindi che, quando ricomincio la caccia, parta dall’ambito appena studiato e trovi quindi un altro soggetto analogo.

Questo è quello che è successo, infatti. Appena iniziata la ricerca mi sono imbattuto subito nel mio nuovo soggetto. Naturalmente, come nel dipinto precedente, ho cercato di risalire all’autore e alla modella, non solo per avere le necessarie autorizzazioni, ma nella speranza di avere una foto di riferimento di qualità migliore, perché quella che ho trovato era veramente pessima. Purtroppo non ho avuto fortuna. Ho trovato sì la modella, una ragazza di Desulo, ma i miei tentativi di mettermi in contatto con lei sono falliti. Nessuna informazione invece riguardo al fotografo e quindi nessuna possibilità di avere autorizzazione e qualità migliore dell’immagine. 😦

Mi ero ormai rassegnato a lasciar perdere questo soggetto, soprattutto per la qualità scarsa dell’immagine di riferimento. La foto era piccola e molto compromessa nei dettagli da un jpg troppo spinto. Inoltre la modella era in controluce e i dettagli del viso erano praticamente appiattiti dalla scarsa illuminazione.

Però…
Però mi piaceva troppo e non potevo non provarci. E ci ho provato.
Se la modella dovesse riconoscersi mi può contattare su facebook. Così come il fotografo in modo da potergli dare i necessari riconoscimenti (anche se per l’autorizzazione sarebbe comunque tardi 😦 ).

È nata così la Ragazza di Desulo, che potrebbe diventare il secondo dipinto di una serie dedicata alle ragazze di Sardegna ed ai loro splendidi costumi.

Si comincia, come sempre, dal disegno riportato a matita su tela tramite griglia di riferimento.

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A seguire, dopo una lavatura di azzurro su tutta la tela, passo direttamente ai colori per un primo abbozzo.

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Siamo in una primissima fase di abbozzo, ma si nota subito una certa imprecisione negli occhi, che in un ritratto sono fondamentali. Il fatto è che nella foto originale proprio non si vedono, sono solo macchie di colore scuro e questo mi preoccupa. Altra preoccupazione è l’area qui colorata in rosso. È da spiegare: nella foto è una figura sfocata dietro la modella, ma, se la tolgo, l’espressione e tutta la composizione ne risente; la testa sembra ciondolare e il profilo del viso non è più così “dolce”. Onestamente in questo momento non so come trattare la cosa. Vedremo più avanti.

Comincio a lavorare sull’abito.

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Il lavoro prosegue un po’ in tutti i settori del dipinto. Provo a smorzare la macchia rossa per vedere cosa succede.

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Come si nota il nastro ha cambiato colore, non perché io abbia cambiato idea (è sempre stato rosso), ma perché il rosso dato in trasparenza su fondo giallo acquisisce una grande luminosità. È un trucchetto insomma, già conosciuto ed utilizzato dai grandi Maestri del passato 😉 . Come già detto la mancanza della macchia rossa si sente e crea un antipatico vuoto in un punto cruciale 😦 .
Il colore dell’incarnato appare un po’ troppo terracotta in questa foto; lo è, ma è anche colpa del fatto che la macchina digitale risente della presenza degli altri colori che si sono aggiunti.
Un altro problema da risolvere: la modella ha i capelli castani nella realtà e ha gli occhi chiari, ma non azzurri; gli occhi azzurri però mi aiutano a definirli meglio e quindi probabilmente finirò per farle i capelli neri perché azzurro e castano mamma natura non li accoppia volentieri, nero e azzurro sì.

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Ho deciso che la macchia rossa mi serve e l’ho rimessa, mascherata in uno sfondo un po’ caotico che fa da interessante tramite tra la figura e l’azzurro iniziale. In pratica così lo sfondo richiama i colori del costume.
In questa fase ho lavorato molto nell’espressione del viso.

E questo è il risultato praticamente finito.

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Sì lo so, mancherebbe la firma, ma mi riservo di fare ancora qualche intervento minore dopo aver lasciato decantare il tutto.
Devo dire che è stato impegnativo.

Dettagli tecnici: olio su tela 40×30 cm.

Sa bellesa sarda

Nei beati anni della mia giovinezza (non tanti eoni fa) una delle prime regioni che ho visitato per lavoro è stata la Sardegna. E ne sono rimasto, come tutti, affascinato.
Beh, magari non proprio tutti. Mi ricordo quella volta che fui fermato dai carabinieri ed io, ragazzino innocente, per ruffianarmeli un po’ me ne uscii con “La Sardegna è bellissima” ed uno di loro, di rimando mentre mi restituiva i documenti: “La Sardegna fa schifo!”.
Bisogna capirli; a quei tempi si diceva che mandassero in Sardegna quelli in punizione.

Fatto sta che non solo rimasi comunque e sinceramente entusiasta della Sardegna, ma ho scoperto poi (ahimè troppo tardi) che erano bellissime anche le donne sarde. Così, quando ho trovato su internet, il profilo di Carlo Marras Photography, bravissimo fotografo sardo che col suo lavoro sottolinea impeccabilmente la bellezza delle donne di questa terra, ho pensato che, in ricordo dei vecchi tempi, anch’io avrei voluto omaggiare nel mio piccolo quella regione con un mio dipinto, prendendo come riferimento proprio una delle fotografie di Carlo Marras. Così l’ho contattato per avere l’autorizzazione all’utilizzo del suo lavoro e lui, molto gentilmente, non ha avuto problemi a concedermela.
Spero di essere stato all’altezza del fotografo e della sua bellissima terra (e non lo dico per ruffianarmelo; mica fa il carabiniere lui 😀 ).
In realtà mi ero già cimentato in un soggetto sardo, Fefè (ovvero Ritratto di fanciulla), ma in quel caso non c’era un concreto riferimento alla Sardegna, era solo la modella di origine sarda.

La foto originale utilizzata la trovate a questo link sul profilo Facebook di Carlo Marras.

Questo dipinto è l’ultimo della serie dei cinque che mi ero impegnato ad eseguire sui cartoncini 30×40 cm. regalatimi a suo tempo dalla mia sorellona preferita (è ininfluente che io abbia una sola sorella). Gli altri quattro sono: Pillar, Maria, Due gatte e Bambina coi capelli rossi.

 

Al solito ho cominciato col riportare il disegno con la tecnica della griglia. Naturalmente, non essendo il disegno l’oggetto dell’opera, non è importante la tecnica usata. Si può utilizzare la carta copiativa o proiettare l’immagine o usare qualunque altra tecnica che permetta la necessaria precisione (il lavoro artistico verrà dopo). Io preferisco la griglia perché in ogni caso mi costringe a valutare i rapporti e le dimensioni corrette delle varie parti e quindi a prendere più confidenza col soggetto.

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Disegno con griglia di riferimento

 

Conscio dei problemi riscontrati nell’utilizzo di questi cartoncini, descritti nel post Bambina coi capelli rossi, ho optato per un abbozzo monocromatico con colore acrilico utilizzando una terra d’ombra naturale.

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Abbozzo monocromatico con colore acrilico

 

Per essere sicuro di coprire l’intera superficie col colore acrilico e per cercare di dare più luminosità al quadro ho proseguito con una lavatura di ocra gialla acrilica su tutto il pannello.
Sono poi passato ai colori ad olio utilizzando una limitata palette di colori per abbozzare tutto l’insieme. Io non sono come coloro i quali partono da un’area limitata, la finiscono e poi passano a quella adiacente. A me verrebbe fuori una specie di patchwork. 😀

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Abbozzo coi colori ad olio

 

Devo dire che l’espressività del volto, che in genere perdo a questo punto, sento di averla ancora sotto controllo. La bocca non è ancora diventata un ghigno e gli occhi sono abbastanza vivi.
Allargo la palette a un numero maggiore di colori e comincio ad intonare meglio la pelle e l’abito.

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Intonazione dei colori

 

Questo è il momento cruciale: l’espressività del viso. Non mi interessa molto il resto in questo momento. La bellezza di questa ragazza è tutta nell’espressione: gli occhi dolci e birichini nello stesso tempo e un sorriso appena accennato, che mi ricorda molto una certa Monna Lisa di un mio vecchio collega 😛
Carlo Marras sei un genio ad aver colto quest’attimo così fuggevole.
Un minimo errore in questa fase può voler dire ricominciare da capo. Si consideri che il quadretto è piuttosto piccolo e la pupilla è un paio di millimetri di diametro, il che vuol dire, per esempio, che una piccolissima sbavatura di colore all’angolo della bocca può trasformare il sorriso in una smorfia. Lavoro di cesello con pennelli N° 1.

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In cerca della espressività del viso

 

Dopo il viso, rimane da affrontare l’abito tutto pizzi e merletti. Neanche a pensarci di provare a farlo come usava nel ‘600, non solo perché inutilmente lezioso, ma anche per non rischiare di distogliere l’attenzione dal viso con un virtuosismo che comunque non è alla mia portata; meglio un approccio più moderno che si limiti a suggerire invece di mostrare.
Finito!

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“Sa bellesa sarda”

Si noterà che nella versione finale l’incarnato appare diverso da quella precedente. Questo è causato in parte dalla diversa illuminazione utilizzata per fotografare il dipinto, ma soprattutto dal fatto che lo sfondo così scuro influenza la resa cromatica. In realtà l’incarnato e tutti i toni medi sono più simili a quelli che si vedono nell’immagine precedente.

Grazie a Carlo Marras per la sua disponibilità 🙂

Pillar

Era agosto dell’anno scorso quando terminai Maria, il terzo di una serie di cinque dipinti da realizzare su cartoncini di 30×40 cm. Gli altri due erano, nell’ordine, Bambina coi capelli rossi e Due gatte.

Il mio proposito originale era quello di terminare rapidamente la serie con dei veloci studi, senza eccessive pretese, come avevo già fatto con le serie degli ovali. Purtroppo le cose sono andate piuttosto per le lunghe per diversi motivi che nulla avevano a che fare con la pittura (il primo infatti è del novembre 2014, seguito poi dal secondo a febbraio 2015 ed il terzo, come detto, ad agosto. E ad agosto sono partito in quarta con Pillar.

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Abbozzo su disegno con griglia di riferimento

L’idea era quella di impegnarmi a studiare i capelli, che non sono proprio il mio forte, e questo soggetto, trovato come sempre su internet, mi sembrava facesse al caso mio. I capelli originali sono biondi e questo contrasto rosso/verdastro è solo casuale.

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Definizione grossolana delle masse e dei volumi

Inutile dire che l’approccio di cui sopra è sempre sbagliato. Nella ricerca di un soggetto non si può concentrare la propria attenzione su un solo particolare, ma va valutato in tutti i dettagli; tutti insieme. Averlo scelto solo per i capelli mi ha fatto presto capire che mi ero impelagato in una brutta rogna.

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Prima coloritura

Nel cominciare a definire l’impianto cromatico ho cominciato a sentire l’ansia di non saper risolvere i vari problemi che stavo incontrando, in particolare la mancanza di una precisa fonte di luce che mi permettesse di definire facilmente i volumi. Soprattutto nel viso che stava prendendo una piega piuttosto grottesca.
È stato comunque in questa fase che mi è venuta l’idea del titolo: Pillar. L’accostamento tra l’azzurro dello sfondo e il biondo dei capelli mi ha ricordato una famosa immagine astronomica. Questa:

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Pillars of creation

Se a questo aggiungiamo il portamento altero e diritto della modella un titolo come Pilastro ci può stare. E poi il soggetto è femminile; se non è la donna il pilastro della creazione, chi altri?

Ero ancora nella fase beata dell’innocenza e mi potevo permettere questi voli pindarici, ma appena ho cominciato a fare sul serio sono andato in crisi.

Seconda coloritura e ricerca dell’espressività del viso

Il problema era il viso! Ciò che riuscivo ad ottenere era molto lontano da ciò che desideravo e da come era realmente il soggetto. Non saprei descrivere esattamente cosa trovassi di sbagliato, ma certo lo ritenevo insopportabile. A quel punto dei capelli non mi importava più nulla. E nemmeno del colore. Volevo quella espressione, e solo quella!

Alla ricerca disperata della giusta espressione.

Alla ricerca disperata della giusta espressione.

Ho abbandonato e ripreso più volte questo dipinto. Come si vede nell’immagine sopra ho fatto un gran lavoro sui volumi del volto che è decisamente migliorato rispetto alla versione precedente, ma ho completamente perso il controllo del colore (praticamente è un viso monocromatico completamente disgiunto dal resto dell’incarnato) e, neanche a dirlo, ancora lontano da ciò che cercavo. A questo punto ho deciso di rinunciare e lasciarlo perdere del tutto.
Purtroppo però l’ho avuto sotto il naso ogni giorno, con quell’aria antipatica della modella e quell’aria di sfida della posa.
Alla fine ho deciso di riprovarci, ma con molta maggiore umiltà e consapevole che la sfida si poteva perdere.
Il risultato finale mi appaga abbastanza: l’espressione e i volumi del viso sono accettabili e i capelli… beh, li studierò un’altra volta, quando avrò maggior padronanza dei visi.

Versione finale

Versione finale

Pannello terminato (praticamente)

Praticamente finito il pannello di copertura della bocca del camino di cui avevo accennato in Si può fare!
Devo lavorare ancora su dettagli di poco conto, ma niente che lo possa stravolgere.

Realizzato con colori acrilici su pannello telato di circa 100×60 cm, da un’illustrazione di John Bauer intitolata La chiave d’oro. Non avendo mai avuto modo di vedere l’originale, la scelta dei colori è basata sulla immagine trovata sul web (ne esistono di varie tonalità) che più ho sentito come adeguata e adatta all’ambiente in cui si inseriva il pannello.

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Si può fare!

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Un camino in disuso. Un pannello per coprirlo. Un’idea per abbellire il pannello… SI–PUÒ–FA-RE !! 🙂