François-Édouard Picot – L’Amour et Psyché (1817)


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Lord Frederick Leighton – The Bath of Psyche (1890)

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Johann Heinrich Füssli – Amor and Psyche (1810)

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William-Adolphe Bouguereau – L’Amour et Psyche enfants (1890)

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Psiche e Venere: quanto manca alla fine?

L’ultimo post riguardante questo dipinto è di giugno 2011 (La prova specchio) e magari qualcuno avrà pensato che fosse ormai terminato. Invece no. 😦

Non so se l’ho già detto, ma questo lavoro è stato ripreso durante i lavori di ristrutturazione della casa e non ho mai avuto veramente quella tranquillità che mi è necessaria per dipingere. Soprattutto quando devo affrontare un dipinto così impegnativo. Troppe interruzioni, troppe distrazioni, troppe altre cose a cui pensare. 🙄

Per farla breve, il lavoro è stato nuovamente abbandonato.
Non subito all’improvviso, ma piano piano. Mentre facevo delle modifiche e delle rifiniture, quasi senza accorgermene ho smesso di occuparmene.
Ora vorrei riprenderlo, visto che la situazione casa è quasi stabilizzata, però mi trovo di fronte ad un muro mentale: cosa diavolo è questa tela sporca di colore? Cosa pretende da me? 👿

Non riesco più a capire cosa è buono e cosa no! Non dico che mi sembri tutto brutto, piuttosto che non è perfetto.
Semplicemente è solo peggiorabile. 😦

Dove intervenire non lo so. Cosa cambiare non lo so. Come ricominciare non lo so. Come si usano i colori non lo so. Come si dipinge non lo so!!! 😥

Aiutatemi!!!!!!!!!!!!!!!!!

Situazione del dipinto a fine agosto 2011


Rif.
Psiche che consola Venere
Psiche e Venere: il disegno
Psiche e Venere: l’abbozzo su tela
Psiche e Venere: l’abbozzo monocromo
Definire l’ambiente
Lo stop del dipinto
Dopo oltre un anno si ricomincia
Un punto di riferimento
La prova specchio

La prova specchio

Chiunque si diletti con la pittura, senza pretese da professionista, ad un certo punto dello sviluppo di un proprio dipinto è bene si sottoponga alla prova specchio.

Questo non vuol certo dire prepararsi ad una dieta ferrea (anche se i maligni insinuano che mi potrebbe servire), ma di porre la tela di fronte ad uno specchio ed osservarla riflessa.
Quanti si aspettano di vedere il dipinto semplicemente ribaltato dovrà ricredersi.
La visione riflessa mette istantaneamente in luce tutti i difetti. Ed anche i pregi, se ci sono.

Avere sotto gli occhi per giorni e giorni il proprio lavoro alla fine ci rende ciechi (altro che certe pratiche sconsigliate dai preti 😳 ). Noi sappiamo perfettamente che ci sono dei difetti, ma non riusciamo (o fatichiamo molto) a metterli a fuoco e, se invece li vediamo, ci troviamo titubanti sul come intervenire. Insomma il nostro cervello alla lunga tende a confondere ciò che è, con ciò che invece dovrebbe essere.
Questo spiega come mai, noi, che passiamo le giornate a spennellare su quel dipinto, ad un certo punto non vediamo più problemi e il solito amico che “per carità, io non mi intendo di pittura“, dando uno sguardo distratto, ci dice: ehi, ma la testa è troppo grossa!
Ok, lo vorremmo uccidere, però in realtà non è colpa sua, è colpa del meccanismo di visione che ci ha dato mamma natura.
Non potendo certe rompere le scatole agli amici per farci dire da “loro” come “noi” vorremmo dipingere, ci viene in aiuto lo specchio.

La visione ribaltata ci mette di fronte ad un dipinto assolutamente sconosciuto al nostro cervello e ci permette, al pari dell’amico, di vedere immediatamente ciò che non va. Ed anche ciò che invece va e che potremmo potenziare.

Ebbene a questo punto del mio dipinto di Psiche e Venere, la prova specchio è stata superata 😀 . È stata superata nel senso che l’impatto è stato decisamente piacevole per quanto riguarda l’atmosfera complessiva, mi aspettavo molto peggio, ma naturalmente ha evidenziato anche i problemi. Quello che in fondo mi ha piacevolmente sorpreso è che non sono saltati fuori problemi diversi da quelli che avevo già in testa e, quando questo accade, vuol dire che il traguardo si intravede.

Un altro modo di vedere le cose è quello di capovolgere la tela. La visione sottosopra aiuta meno dello specchio, ma dà anch’essa importanti indicazioni, soprattutto per quanto riguarda la composizione.
Se il quadro rovesciato è comunque bello, siete a cavallo. E state sicuri che a farvelo vedere bello non sarà il vostro amor proprio, perché ciò che avete di fronte non è il vostro dipinto, ma una cosa che non avete mai visto prima.

Venendo invece all’evoluzione del mio dipinto, come si vede nell’immagine che segue in questi giorni ho lavorato sull’abito di Venere e ho corretto l’anatomia del braccio destro; ho ripreso anche l’incarnato di Psiche e ritoccato qua e la’, oltre che cominciare a mettere a fuoco il viso ed i capelli di Venere, ancora lungi però da una soddisfacente resa. Certo questa primavera uggiosa non aiuta molto coi colori e le sfumature. 😦
Soprattutto però ho fatto un gran lavoro di studio e ricerca sui costumi, le capigliature e i dipinti che hanno trattato temi similari, in primis i pre-raffaelliti.

È lunga la strada per Tipperary.

Psiche che consola Venere

L'abbigliamento di Venere


Rif.
Psiche che consola Venere
Psiche e Venere: il disegno
Psiche e Venere: l’abbozzo su tela
Psiche e Venere: l’abbozzo monocromo
Definire l’ambiente
Lo stop del dipinto
Dopo oltre un anno si ricomincia
Un punto di riferimento

Un punto di riferimento

Lo stadio raggiunto nel post precedente mi è servito soprattutto a vincere la titubanza nel riaffrontare questo dipinto. In sostanza mi ha permesso di riprendere il controllo dei colori e della tecnica che mi è propria, però mi ha lasciato comunque insoddisfatto.

In genere io procedo contemporaneamente su tutte le parti del dipinto e questo fa sì che ne possa controllare l’uniformità complessiva a spese di uno stato complessivo di non finitezza. Lo considero un vantaggio perché mi permette di non impelagarmi in inutili dettagli che magari poi in seguito potrei dover modificare.

Ormai rinfrancato nella ripresa del lavoro, con questo spirito sono intervenuto soprattutto nelle parti che rischiavano di restare troppo indietro e in quelle che rischiavano al contrario di andare troppo avanti nella direzione sbagliata.
In quest’ultima situazione si andava indirizzando la boscaglia dietro a Psiche, che tendeva a presentarsi più come una quinta teatrale che uno spazio profondo. Ho lavorato perciò sui tronchi in modo che regredissero in maniera più convincente.

Sono passato poi a ridefinire meglio i colori del terreno e gli alberi dietro a Venere (anche se questa parte ho deciso sostanzialmente di non curarla troppo perché in questa fase è inutile il dettaglio). Mi sono quindi impegnato sui visi delle dee per meglio definirli, visto che erano ancora ad uno stadio di abbozzo primitivo.

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Ridefinizione visi e bosco

È stato il lavoro sui visi che mi ha convinto che il mio solito approccio progressivo non bastava più. Tutto il quadro, per quanto cromaticamente interessante visto da lontano, da vicino appariva troppo indefinito e poco sostanzioso (non trovo un termine migliore per descrivere la mia sensazione).
Sentivo la necessità di un punto fermo, definitivo, attorno a cui poi far ruotare tutto il resto. Mi serviva una parte del dipinto “finita“, una parte che mi dicesse “devi arrivare fin lì!“. Un traguardo da raggiungere, insomma, che mi desse lo sprone a proseguire.

Dopo un’attenta analisi di tutte le componenti ho deciso di concentrarmi sul viso di Psiche; anzi sulla testa. Perché, se ci si fa caso nell’immagine superiore, la testa di Psiche appare sproporzionata rispetto al corpo. Questa cosa è piuttosto curiosa perché nella precedente versione la testa sembrava invece corretta. L’ingombro complessivo è rimasto quello, i capelli non sono stati toccati, però la testa ora appare più grande. 😯
Visto quindi che lì ci sarebbe stato da lavorare, lì sono intervenuto con lo spirito di terminare la testa di Psiche, o almeno portarla ad un livello “finito” (pur non impedendomi eventualmente di ritoccarla in futuro). Visto che c’ero ne ho approfittato per ritoccare anche il viso di Venere, perché così era proprio brutto, però non l’ho rifinito altrettanto.

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Il viso di Psiche finito

Il risultato lo si vede qui a lato.
Si può intravedere sul fondo come abbia abbassato anche il profilo dei capelli per ottenere una testa proporzionata.

Il lavoro sulla testa mi ha portato via due o tre giorni, ma il risultato lo trovo soddisfacente. Dovrò semmai intervenire sull’espressione, ma ora mi interessa solo la resa pittorica che mi sembra di buon livello.
Ringalluzzito dal risultato ho fatto la stessa operazione sui piedi di Psiche, senza dimenticare ogni tanto di lavorare anche sulla figura nel suo complesso. Le mani invece le ho lasciate indietro, ma saranno certamente oggetto delle mie prossime attenzioni.

Visto che alla fine mi rimaneva un po’ di bianco, ho mandato a quel paese ogni remora e ho completamente vestito Venere con delle semplici pennellate semitrasparenti.
Come in fondo mi aspettavo quella macchia bianca ci sta bene e Venere acquista in personalità e regalità. Aggiudicata la veste lunga. Ora dovrò fare un po’ di ricerca per trovare un modello che non sembri così tanto un “pigiama palazzo”.

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Situazione attuale


Rif.
Psiche che consola Venere
Psiche e Venere: il disegno
Psiche e Venere: l’abbozzo su tela
Psiche e Venere: l’abbozzo monocromo
Definire l’ambiente
Lo stop del dipinto
Dopo oltre un anno si ricomincia