Dare nuova vita alle fotografie

a macchina fotografica digitale ha avvicinato molti all’uso creativo della fotografia.
Spesso però si resta delusi perché le immagini digitali sembrano meno vive rispetto a quelle ottenute con una macchina normale (anche se ormai è da considerarsi normale quella digitale, vista la diffusione 😉 ).
E’ un problema insito nella tecnica digitale, troppo lungo da spiegare in un breve intervento. Diciamo solo che esiste un limite in quella che si definisce la dinamica dell’immagine, vale a dire il rapporto tra la parte più scura e quella più chiara di una fotografia.
Con i miglioramenti tecnologici costanti questo problema si ridurrà sempre più, ma adesso si accetta questo prezzo in cambio di una estrema facilità di uso, e molti neppure ci fanno caso.
Però, con gli strumenti adatti, si possono recuperare senza fatica fotografie deludenti e ridare loro nuova vivacità.
In genere ci si affida alle opzioni di auto-correzione presenti in tutti i programmi di grafica, ma con risultati non sempre esaltanti e poco controllabili.
Esiste uno strumento, nei programmi di grafica, che viene spesso ignorato o sottostimato e che invece ci permette il massimo controllo: lo strumento Curve.
Siccome le interfacce dei vari programmi, pur assomigliandosi, non sono mai uguali parlerò dell’uso delle Curve nel diffusissimo Photoshop. Chi utilizza altri programmi potrà comunque adattare la procedura senza troppa fatica, se sarò chiaro nella descrizione (lasciate ogni speranza… 😳 ).
La prima regola da osservare è, come sempre, lavorare su una copia! A rovinare i nostri preziosi scatti c’è sempre tempo.
Prendiamo questa immagine come esempio di scarsa dinamica:

E’ una immagine senz’altro deludente nonostante gli abiti colorati che perde tutto della sua vivacità. Il problema è nella scarsissima dinamica: il nero è troppo chiaro e il bianco è troppo scuro. La loro differenza è minima.

Con lo strumento Curve riusciamo ad ampliare questa differenza e a recuperare l’immagine in maniera molto soddisfacente in tre soli passi.

Il primo passo è dire al programma qual’è il nero e lo facciamo utilizzando la prima (quella nera, ma guarda un po’…) delle tre pipette colore che appaiono nella finestra delle Curve. Questa pipetta va posizionata in un punto dell’immagine dove, a nostro giudizio, il colore è sicuramente nero (anche se sembra grigio scuro) e poi si clicca. Per stabilirlo nel modo più oggettivo possibile possiamo dare un’occhiata alla finestra delle Info (se non ce l’avete andate nel menu Finestra->Info), che terremo in evidenza, mentre scorriamo le varie aree scure; i numeri più bassi che riusciremo a leggere ci diranno qual’è il nero (i numeri sono tre, uno per ogni componente colore; facciamo una media).

Io ho scelto la parte in ombra dei capelli della violoncellista. In realtà non era questa la parte più scura (era la collana), ma la differenza era difficile da notare nella successiva pubblicazione nel blog, dove l’immagine è ridotta, così ho esagerato un po’. Se i numeri letti fossero stati ad esempio 23, 30, 36, con questa operazione ho detto al programma di considerarli tutti e tre uguali a zero (0, 0, 0) che è il vero valore per il nero. Automaticamente la dinamica aumenta perché vengono ricalcolati tutti i valori intermedi tra nero e presunto bianco.

Con questo risultato:

Adesso ripetiamo la stessa operazione per il bianco il cui valore dovrebbe essere 255,255,255. Usiamo ora la pipetta bianca e posizioniamoci nell’area più chiara. Qualunque valore letto verrà ora portato al massimo, aumentando così al massimo anche la dinamica. Questo passo dà risultati meno evidenti perché la correzione avviene su una immagine già parzialmente corretta.

Io ho scelto la parte più chiara della cuffietta della violinista al centro.

In genere questi due passi sono sufficienti, come si può vedere, ma resta ancora la possibilità di una dominante cromatica; il che vuol dire che uno dei tre colori base è preponderante rispetto agli altri due oppure è meno presente rendendo i colori poco reali.

Il massimo sarebbe avere a disposizione nella foto un’area grigia neutra, come casualmente appare essere lo sfondo di questa immagine 😮 .

Per verificare questa possibilità utilizziamo la pipetta grigia (senza cliccare però): percorriamo lo sfondo grigio e leggiamo i numeri dell’Info. Se è realmente grigio dovrebbero essere sempre tutti e tre uguali altrimenti, guardando i numeri, possiamo renderci conto facilmente di qual’è il colore che predomina.

A questo punto utilizziamo la correzione manuale scegliendo prima il colore che ci interessa correggere nella visualizzazione dei canali, che per default è impostata su tutti e tre i colori (RGB). Scegliamo il canale del colore che vogliamo correggere, poi interveniamo cliccando al centro della curva e trascinandola giù di una quantità approssimativamente uguale alla differenza che abbiamo rilevato con la pipetta grigia (la quantità la leggiamo nell’output).

Se abbiamo riscontrato che un colore è presente per difetto, invece che per eccesso, la curva la sposteremo verso l’alto.

Dopo aver dato l’OK, possiamo verificare se abbiamo fatto tutto per bene ripassando sull’area grigia con la pipetta o la manina e verificando nell’Info che i tre valori siano simili.

OK, al lavoro!

P.S. Gli utenti di Photoshop hanno un altro strumento molto versatile per non appesantire il blog. Quando salvate una immagine non utilizzate Salva oppure Salva con nome! Utilizzate invece Salva per il Web e fate in modo che le immagini non superino mai i 60 Kb.


Mauro mi fa una domanda che richiede una piccola integrazione a questo intervento.
La domanda è: Questo procedimento può avere utilità anche per le foto un po’ “buie”?
La risposta è: entro certi limiti sì.
Vediamo di chiarire meglio il concetto.
La foto usata come esempio mostra una dinamica compressa verso i toni intermedi. Il che vuol dire che se scattiamo una fotografia simile il nero, invece di essere rappresentato dal valore corretto di 0,0,0, sarà rappresentato da numeri come 20,20,20 che è un grigio scuro.
Una foto un po’ buia (sottoesposta) invece presenta una dinamica compressa verso l’estremo tonale più basso (il nero). Questo significa che tutti i grigi scuri (al di sotto di un certo livello, fino al nero) saranno rappresentati tutti indistintamente dallo stesso valore del nero (0,0,0).  Così come una foto sovraesposta ha una dinamica compressa verso l’estremo tonale più alto (il bianco) e tutti i grigi chiari (sopra un certo livello fino al bianco) saranno rappresentati come bianco (255,255,255).
In entrambi questi casi abbiamo una perdita di informazione già all’origine che non si può recuperare, in quanto non possiamo sapere i valori corretti dei grigi scuri (o chiari) oltre il livello di sotto o sovra esposizione, essendo tutti rappresentati dallo stesso valore numerico.
In una foto sottoesposta, mentre il nero sarà correttamente rappresentato dal valore 0,0,0, anche un grigio scuro potrebbe essere rappresentato dallo stesso valore e quindi, in fase di espansione della dinamica, nessun programma sarà in grado di distinguerlo dal nero vero e visualizzarlo in maniera diversa. Ecco perché si parla di perdita di informazione.
Stesso discorso varrebbe per le fotografie sovraesposte dove invece si perderebbero i dettagli verso il bianco.
L’applicazione della procedura descritta, in una immagine sottoesposta o sovraesposta, quindi recupererebbe un po’ di dinamica solo verso l’estremo opposto, con un sicuro miglioramento, ma non così evidente.

Cambiare il colore degli occhi

Non esiste un modo sicuro per cambiare il colore degli occhi in una fotografia digitale. Dipende da molte circostanze, non ultima quella del colore originale che influenza forzatamente le scelte.
Il metodo che utilizzo lo preferisco per la versatilità, che mi permette facili sperimentazioni e modifiche al volo.
Carichiamo innanzitutto l’immagine da modificare sul nostro programma di grafica.

In un soggetto simile è facile (oltre che piacevole) lavorare.  Probabilmente gli occhi sono già stati ritoccati in precedenza, ma sono ideali come esempio.

Inseriamo un livello (Layer) vuoto sopra all’immagine di fondo; selezioniamo il colore che vogliamo (diciamo una tonalità di verde) e con il pennello sfumato copriamo completamente (e con attenzione – usiamo lo zoom per ingrandire gli occhi) l’area dell’iride.

Cambiamo la modalità di fusione del livello da Normale a Luce Soffusa (Soft Light). Il risultato è immediato.

Non fermiamoci però qui; magari un’altra scelta può dare un effetto migliore.

Proviamo col viola.
Spegnamo il livello del verde e creiamo un nuovo livello. Stessa procedura, fare solo attenzione a non usare il pennello sul livello precedente, dove c’è già il verde.

A questo punto si può vedere la flessibilità di questo metodo. Se accendiamo anche il livello del verde, assieme al viola, otteniamo senza fatica una tonalità di blù.

Se vogliamo ottenere un colore scuro mediterraneo, abbiamo qualche problemino in più. Il metodo di fusione del livello adottato fino ad ora non è adeguato; meglio utilizzare Sovrapposizione (Overlay).
Anche così però il colore rischia di essere troppo chiaro. L’accensione contemporanea anche di uno o più dei livelli precedenti può dare risultati più validi, magari lavorando anche sulla trasparenza dei livelli stessi. Nell’immagine che segue il colore è stato ottenuto con un marrone in Overlay e un viola in Soft Light.

Mescolare non solo i livelli, ma anche le modalità di fusione dei livelli stessi e le loro trasparenze può dare una serie infinita di varianti e questa è la forza di questo metodo.

I risultati possono essere più limitati nel caso di un colore di partenza già scuro. In questo caso conviene prima schiarire un po’ l’iride utilizzando il colore bianco e il pennello direttamente in modalità Soft Light (con parametri di bassa opacità), cercando di non toccare le parti che devono restare scure, pena il rischio di un occhio troppo spento.

Naturalmente il sistema può essere utilizzato anche per cambiare il colore di altre parti di una immagine; per esempio per cambiare o ravvivare un rossetto oppure un cielo.

Alla prossima.

Effetto Vetro rotto

Alcuni giorni fa, l’amico Kriptex mi ha chiesto come fare a creare un effetto di vetro rotto in una immagine.
Non è un effetto semplice da ottenere, e i modi possono variare molto tra un programma e l’altro di grafica, così che diventa difficile fare una descrizione generalista del processo come è mio costume fare.
Mi limiterò quindi a descrivere una procedura di massima, sperando che possa essere di stimolo anche a cercare strade alternative più semplici.
Inizialmente ho puntato tutte le mie attenzioni sul modo migliore di disegnare le fratture del vetro, con risultati piuttosto deludenti. Solo in corso di studio mi sono reso conto che l’effetto è basato più sull’impatto psicologico che fisico.
Bisogna tenere presente bene tutti gli aspetti di contorno, non solo la rottura in sé.
Intendo dire che è importante anche la distanza del vetro dal soggetto; lo spessore del vetro; il colore del vetro e, infine, anche il riflesso del vetro.
Avendo presente tutto ciò è stato quindi relativamente facile ottenere l’effetto.
Dirò subito che non è un lavoro per principianti; bisogna conoscere abbastanza bene il proprio programma di grafica per procedere, in particolare bisogna avere una certa dimestichezza coi path e le mask.

Per path intendo il disegno vettoriale fatto con la penna e non col pennello o la matita, mentre per mask intendo l’effetto di mascheratura per cui un disegno (che fa da maschera) lascia intravedere solo una parte determinata dell’immagine.

Chi non conosce queste opzioni del proprio programma dovrà forzatamente studiarsi prima il manuale.

Procediamo quindi con la scelta del soggetto. Io ho utilizzato questo mio dipinto:

Tra gli aspetti secondari che contribuiscono all’effetto non bisogna sottovalutare il cosiddetto contesto: essendo questo un dipinto è ragionevole aspettarsi una cornice che sostenga il vetro.

Una rottura in questo contesto è più ragionevole che non nell’immagine pura e semplice.

Inseriamo quindi una cornice in un layer sopra al dipinto.

A questo punto comincia la fase più laboriosa: bisogna disegnare le fratture del vetro lasciando anche un buco nel punto che riteniamo più opportuno.
Qui si possono scegliere diverse strade, in ogni caso lo spessore delle linee rispecchierà lo spessore del vetro e perciò dipenderà dalle dimensioni dell’immagine originale. Disegnamo quindi con lo strumento penna il reticolo delle fratture.

Riportiamo poi questo reticolo su un layer vuoto frapposto tra l’immagine e la cornice (che a loro volta saranno su layer separati), usando il colore bianco e una dimensione del pennello adeguata (fate riferimento al manuale per ottenere ciò). Io ho usato un pennello di un solo pixel perché l’immagine originale era piuttosto piccola.

In genere tutti i programmi di grafica hanno una opzione di bloccaggio della trasparenza di un layer. E’ quello che ci serve perché dovremo ritoccare a mano queste linee bianche senza però toccare la parte trasparente del layer. Blocchiamo quindi la trasparenza di questo layer e, scegliendo colori in tono con l’immagine originale, con un pennello sfumato dovremo sporcare queste linee con diversi colori (lasciando anche del bianco).
Questo dovrà simulare i riflessi del vetro nelle linee di rottura. Se alla fine le linee appariranno troppo arlecchinate, possiamo applicare una sfumatura gaussiana (il bloccaggio della trasparenza ci assicura che la sfumatura avverrà solo all’interno delle linee). Quando il risultato ci soddisferà possiamo applicare a questo layer anche un effetto di ombra in modo da simulare la distanza del vetro dall’immagine (come si vede nel dettaglio).

Consiglio di perderci molto tempo in questa fase, perché la maggior parte dell’effetto dipende da come rendiamo realistiche le rotture.


E’ il momento di preparare la nostra maschera.
Dobbiamo riempire di bianco il buco al centro della rottura. Usando il disegno fatto a penna in precedenza selezioniamo l’area di interesse in un layer vuoto e poi la convertiamo in disegno.

Mi rendo conto che questa fase può apparire un po’ criptica, ma dipende dai vari programmi usati e non posso essere più dettagliato. In pratica si tratta di creare un disegno, esattamente uguale all’area del buco, da poter utilizzare come maschera nei livelli che faremo d’ora in avanti, in modo che i livelli sottostanti si possano vedere solo attraverso il buco.

Creiamo quindi un layer sotto a quello della rottura; riempiamolo con una sfumatura di azzurro e bianco e applichiamoci la nostra maschera appena creata. L’immagine di base si dovrà vedere solo attraverso il buco della maschera. Cambiamo la trasparenza del layer in modo che la parte azzurra si intraveda appena sopra l’immagine.

Abbiamo così il colore del vetro appena percettibile, ma sufficiente a dirci che c’è.

Un vetro non è tale se non presenta riflessi, quindi per completare il nostro lavoro dovremo mostrare qualcosa che si rifletta nel vetro.

Utilizziamo per fare questo un’altra immagine (a vostro gusto) che metteremo in un layer nuovo sopra quello del colore. Anche a questo livello applichiamo la maschera, in modo che l’immagine originale si veda attraverso il buco, e poi modifichiamo la trasparenza (come abbiamo fatto con il layer del colore) in modo che sembri di trovarci davanti ad un ambiente dietro di noi che si riflette nel vetro rotto.

Il punto successivo non è obbligatorio, ma serve a dare un maggior effetto di profondità in maniera subdola.

Duplichiamo il layer con la nostra immagine originale e spostiamolo di pochi pixel sulla sinistra e poi applichiamo anche qui la nostra maschera. Il risultato sarà una piccola differenza tra l’immagine che si vede attraverso il vetro e quella che si vede attraverso il buco, con un effetto quasi di lente ai margini del vetro rotto. L’immagine in questo intervento è troppo piccola per dare il reale effetto visivo, ma se ci cliccate sopra potrete vederla in dimensioni più accettabili (fate caso alle labbra).

Naturalmente anche l’immagine ingrandita ha dei limiti perché non ho voluto appesantire il caricamento, ma l’originale è senza dubbio di maggior impatto.

Riassumendo, l’ordine dei layer, a partire dall’alto, sarà:

  • Cornice
  • Rotture
  • Riflesso (con maschera)
  • Colore del vetro (con maschera)
  • Immagine spostata (con maschera)
  • Immagine base

Spero con questo di aver soddisfatto la richiesta di Kriptex. Eventualmente sono disponibile, per lui e per gli altri, a integrare questo intervento nei punti che dovessero essere troppo confusi.

 

Effetto Scotch

La nuova versione dello Space sembra aver creato un po’ di problemi nell’inserimento delle immagini negli album. A tale proposito consiglio una attenta lettura della Guida in linea, che alla voce Foto affronta i relativi problemi. In un ambito più grafico voglio invece suggerirvi una soluzione spartana, ma sicura, per attaccare le vostre foto in un album.

L’uso di un nastro adesivo di carta!

Col nostro programma di grafica preferito, cominciamo col preparare uno sfondo adeguato per la nostra cartolina, di dimensioni tali da accoglierla comodamente, nastro compreso.

Convertiamo lo sfondo in Layer.

Inseriamo la nostra cartolina al centro e, se ci piace, dotiamola di un bordo bianco.

Creiamo un nuovo layer vuoto e, usando un pennello un po’ sfrangiato (ma non sfumato) e di dimensioni tali da aver un corretto rapporto nastro/cartolina, tracciamo una linea verticale (in genere utilizzando il tasto shift si ottengono linee perfettamente verticali o orizzontali con qualunque programma).

Useremo un colore beige chiaro per simulare il nastro di carta; io ho utilizzato il codice esadecimale #E2DDA5, o, in valori decimali, 226 per il rosso, 221 per il verde e 165 per il blu.

Posizioniamo la linea su uno dei bordi della cartolina e portiamo l’opacità del layer all’85% o poco più.

Duplichiamo questo layer e posizioniamolo sul lato opposto della cartolina.

Ripetiamo queste operazioni utilizzando altri due layer per simulare il nastro orizzontale sopra e sotto.

Il risultato sarà il seguente:


Come si vede l’effetto è già notevole. L’utilizzo di quattro layer ha permesso la sovrapposizione dei quattro nastri in trasparenza dando al tutto un aspetto piuttosto realistico.

Ci si potrebbe accontentare, ma suggerisco ancora un paio di sottili interventi per dare un maggior tocco di professionalità.

Fondiamo insieme i quattro layer del nastro in uno unico, in modo da avere tutta la cornice in un layer solo, e poi duplichiamo questo layer, che useremo come effetto di ombra.

Gli effetti di trasparenza a questo punto spariscono, ma niente paura.

Selezioniamo, delle due cornici, quella che rimane più sotto e modifichiamo il parametro di fusione da Normale a Moltiplica (Multiply). Usare questo parametro ci garantisce che avremo un colore dell’ombra sempre adeguato anche nel caso che volessimo cambiare lo sfondo con un altro colore o addirittura inserendo come sfondo un’altra immagine.

Utilizzando i tasti freccia (preferibili in questo caso al mouse), spostiamo questo layer di un pixel a destra e uno in basso. Otteniamo così un impercettibile effetto di ombra che dà spessore al nastro rendendo il tutto ancora più realistico.

Confrontando attentamente questa immagine con la precedente dovreste notare la sottile differenza.

Capito il procedimento possiamo sbizzarrirci anche ad usare il nastro in maniera più spartana.

Per esempio così:

In questo caso è opportuno conferire anche alla cartolina un sottile ombra per non farla apparire senza spessore.

Per fare questo creiamo un nuovo layer sotto la cartolina.

Creiamo una selezione delle dimensioni esatte della cartolina stessa e, nel layer vuoto, riempiamo la selezione con lo stesso colore del nastro.

Cambiamo la modalità di fusione da Normale a Moltiplica e spostiamo il layer di due o tre pixel a destra e in basso (la cartolina è un po’ più spessa del nastro e perciò fa un po’ più ombra).

A questo punto abbiamo un problema per la pubblicazione della nostra immagine.

Perché l’effetto sia totale è opportuno che sembri che la cartolina sia veramente appiccicata sulla nostra pagina e non all’interno di un riquadro colorato.

Per fare questo è necessario che lo sfondo sia trasparente.

Su internet ci sono solo due formati che permettono la trasparenza: GIF e PNG. Il formato GIF penalizza però la qualità dell’immagine (potete comunque provarci), mentre il formato PNG non è accettato dal nostro blog (provare per credere)*.

Rimane quindi una sola strada: decidere prima il colore di sfondo del nostro intervento (v. il mio post al proposito Colore di sfondo) e utilizzare lo stesso identico colore per lo sfondo della nostra cartolina e salvare nel classico formato JPG.

Spero così di avervi dato una dritta per inserire finalmente le immagini nel vostro album senza problemi.

*) Il riferimento è al vecchio blog Windows Space

Effetto invadenza

A dire la verità non so che nome dare realmente a questo effetto grafico. L’argomento mi è stato suggerito indirettamente da coloro che per vari motivi non riescono a visualizzare le immagini in 3D, come illustrato nell’intervento Strabismo.
Anche questo è, in un certo senso, un effetto tridimensionale, ma di implicazioni squisitamente grafiche, di alto impatto e piuttosto facile da ottenere.
L’invadenza del titolo si riferisce al fatto che il soggetto non vuole restare confinato nell’ambiente bidimensionale di una foto, ma ne esce per occuparne lo spazio esterno, che fa così da terza dimensione.
Si può ottenere questo effetto con qualunque programma di grafica che permetta l’uso dei livelli (Layer) e abbia una opzione di ritaglio di una parte dell’immagine e abbia anche una opzione per la deformazione prospettica (quest’ultima non è così necessaria, ma permette un maggior realismo).

 

La prima cosa da fare, come sempre, è la scelta accurata del soggetto.
I soggetti migliori sono quelli in movimento o in posa prospettica, tipo il vostro gatto che vi viene incontro, e l’ambientazione migliore è quella di un paesaggio, che dia un senso alla deformazione che simula la prospettiva (la foto del vostro gatto che cammina sul pavimento di casa non è il massimo, se si vede solo il pavimento).
Una volta scelta la foto di partenza e inserita nel nostro programma di grafica, si inizia col ritagliare il soggetto con la massima accuratezza e poi lo si copia in un nuovo layer, sovrapposto a quello che contiene l’immagine di base.
L’immagine di base (la foto di partenza), se è il caso, va convertita anch’essa in un layer. Infatti quasi tutti i programmi di grafica considerano l’immagine caricata come un background fisso, di difficile manipolazione, mentre a noi invece serve poter mettere un altro layer sotto a questa immagine.
Inseriamo quindi un layer vuoto sotto agli altri due.
Avremo alla fine una sequenza di questo ordine nella distribuzione dei layer (dall’alto al basso):
  • Soggetto ritagliato
  • Immagine originale
  • layer vuoto

Il gioco è presto fatto. Riempiamo il layer vuoto con un colore di sfondo a piacere, oppure una sfumatura di colori o anche un’altra immagine (attenti però in questo caso a non rovinare l’effetto complessivo).

Lavoriamo poi sull’immagine originale per togliere il soggetto che abbiamo ritagliato (coi mezzi che il nostro programma di grafica ci mette a disposizione, tipo clonatura di altre parti o ingrandimento dell’immagine fino a far scomparire il soggetto dall’inquadratura). Se abbiamo problemi a cancellare il soggetto, niente ci vieta di sostituire l’immagine originale con un’altra magari più adatta (attenzione in questo caso al contrasto cromatico che si può creare col soggetto).
Finito questo lavoro applichiamo all’immagine ripulita una deformazione prospettica, come si vede negli esempi riportati, in modo che una parte venga ricoperta dal soggetto ritagliato, che così sembrerà fuoriuscire dalla foto.

Applichiamo infine un effetto ombra al layer deformato e, volendo, anche una cornice. Voilà!

Chi non fosse in grado di applicare una deformazione prospettica può limitarsi a ritagliare una parte dell’immagine originale in forma tale da simulare la prospettiva; con un po’ di attenzione l’effetto rimane comunque valido.

Siate creativi.