Come eliminare graffi e polvere dalle fotografie

Avendo appena acquistato uno scanner per negativi e diapositive, il primo problema in cui mi sono imbattuto è lo stato di degrado che il passare del tempo ha comportato. Mentre le diapositive si sono conservate in modo ottimale, le strisce di negativi invece hanno presentato segni evidenti di usura, causata per lo più proprio dalla carta velina che invece le doveva proteggere. Questa infatti, col tempo, si è appiccicata all’emulsione e, al momento di sfilare la pellicola, si sono danneggiate le immagini in maniera più o meno grave, sotto forma di numerose picchiettature bianche o graffi. Mi sono accorto quindi che la tanto temuta polvere era alla fine il male minore.

Naturalmente non tutte le fotografie passate allo scanner valevano la fatica, ma per qualcuna era un dispiacere. Avere la possibilità di ridare loro vita e non poterci riuscire appieno era dura da accettare.
Fortunatamente la tecnologia digitale mette a disposizione diversi strumenti per la correzione delle immagini, ma di fronte ad una fotografia simile c’è da mettersi le mani nei capelli.

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Lo zoom di una parte rende meglio l’idea.

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Vi assicuro che l’originale appare molto più danneggiato di quanto non appaia in queste immagini ridotte per il blog.

Tutti i programmi di grafica offrono filtri o procedure più o meno elaborate per fronteggiare queste situazioni, però, a fronte di una certa velocità di recupero, si paga spesso il prezzo di una qualità finale complessiva della foto piuttosto ridotta. Questo perché, per quanto intelligente sia un procedimento di recupero, non ce la fa a distinguere le macchie dai dettagli più minuti che invece vanno preservati.
Diciamolo, la soluzione migliore sarebbe quella di rimettere dentro ad ogni puntino bianco una minuscola porzione di immagine che possa verosimilmente sostituire quella minuscola porzione di immagine originale che è stata strappata via.
Naturalmente è una strada impercorribile. O no?

La prima idea che viene in mente è il ricorso allo strumento Timbro clone, che, come tutti sanno, prende un pezzetto di immagine da una parte e la mette sopra un’altra, per coprirla. Il difetto principale di questo strumento è che bisogna sempre fare attenzione al punto di prelievo, da dove prende il pezzetto da copiare. Finché stiamo lavorando su uno sfondo omogeneo non ci sono grossi problemi, ma quando ci avviciniamo ad aree molto diverse bisogna costantemente spostare il punto di prelievo.
Un altro difetto è che, per lavorare velocemente, dobbiamo per forza utilizzare un diametro del timbro più grande della macchia che vogliamo ricoprire e questo fa sì che venga coperta anche quella parte, oltre la macchia, che invece andava bene così. Questo, soprattutto quando si lavora sui bordi delle figure, è un problema.

In realtà quest’ultimo non è un difetto dello strumento, ma di chi lo usa, il quale spesso non sa che anche lo strumento Timbro offre modalità diverse di utilizzo, al pari del Pennello.
Solo se lo usiamo in modalità Normale viene fatta una copia, ma se per esempio lo usiamo in modalità Scurisci, la copia sarà fatta in proporzione a quanto chiara sarà l’area di destinazione. Questo significa che dove l’area è completamente bianca viene effettuata una copia normale, e dove invece l’area è più scura la copia sarà in proporzione meno visibile (nel caso di un’area nera non ci sarà copia per nulla).

Questa è una bella cosa, possiamo tranquillamente girovagare per l’immagine a coprire velocemente tutte le macchioline senza preoccuparci troppo della precisione perché di fatto verrà coperta solo l’area bianca. Per le macchioline nere vale il concetto inverso e quindi bisogna utilizzare la modalità Schiarisci.

Rimane comunque il problema del punto di origine del timbro. Dovremmo prelevarlo il più possibile vicino ad ogni macchiolina, cosa laboriosissima. L’ideale teorico sarebbe il centro di ogni macchiolina, ma lì c’è proprio l’area che vogliamo invece ricoprire.
Però questa non è una idea peregrina perché il timbro clone permette di prelevare un campione anche da un livello diverso da quello su cui lavoriamo. Quindi possiamo utilizzare il punto di origine su un livello e lo stesso identico punto come destinazione, ma su un altro livello.
Se, paradossalmente, avessimo a disposizione una immagine simile a quella che vogliamo recuperare, posta su un diverso livello, potremmo utilizzarla come origine e poi effettuare velocemente la correzione su quella danneggiata. In modalità Scurisci riempiremmo velocemente tutte le macchioline bianche con l’immagine simile, con un risultato praticamente ottimale.

Il problema a questo punto è avere a disposizione questa fantomatica immagine simile.

Come ho già detto esistono diverse procedure che eliminano i graffi a spese della qualità dell’immagine. Photoshop offre il filtro Polvere e grana i cui effetti li possiamo vedere qui di seguito.

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Le macchie sono praticamente sparite (se ne intravede ancora qualcuna, ma è solo una questione di regolazione dei parametri del filtro), ma l’immagine è piuttosto stravolta.

Però questa è proprio l’immagine simile che auspicavamo!

Il procedimento quindi è piuttosto semplice:

  1. Duplichiamo l’immagine da correggere su un nuovo livello
  2. Applichiamo Filtro->Disturbo->Polvere e grana… sul livello copiato
  3. Regoliamo i parametri del filtro il minimo necessario per veder sparire i puntini bianchi
  4. Impostiamo il Timbro clone nella modalità Scurisci
  5. Impostiamo il punto di origine clone nel livello filtrato
  6. Impostiamo lo stesso identico punto (aiutatevi magari con le guide o le coordinate, è importante che sia lo stesso punto) come punto di destinazione nel livello da correggere
  7. Clicchiamo su ogni punto da correggere (per le vaste aree, come lo sfondo in questo esempio, possiamo anche trascinare il mouse per velocizzare, ma per i dettagli è bene fare un punto alla volta) senza preoccuparci di dove sia l’origine del clone (se ne sta tranquilla sempre sotto la punta del nostro mouse)

Nota: per lavorare in scioltezza fate in modo che il livello da correggere stia sopra a quello filtrato.

Ecco il risultato finale, dopo pochi minuti di lavoro.

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Ed ecco l’immagine completa, dopo che l’avevamo data per persa.

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Se ora applichiamo anche la procedura per ravvivare i colori (senza esagerare), come descritto nel mio post Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, ecco il risultato finale.

Risultato finale

 

 

Nota: Alcune vecchie fotografie o cartoline presentano un reticolo inciso per la cui rimozione è necessario l’utilizzo di un plugin. La procedura è descritta in quest’altro mio post: Come rimuovere un pattern da una fotografia

 

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, e, aggiungerei, in poche semplici mosse. Con Photoshop. Inutile nascondercelo, spesso le foto che scattiamo per catturare particolari colori (fiori o quant’altro) si rivelano piuttosto deludenti e piatte. I colori vibranti che il nostro occhio percepisce quasi mai vengono percepiti in modo analogo dalla nostra fotocamera. Allora ci ingegnamo coi contrasti, le curve ed i livelli di Photoshop per cercare di recuperarli in maniera empirica e poco produttiva. Non sempre con risultati all’altezza. Photoshop però, nei suoi innumerevoli meandri, nasconde soluzioni semplici ed efficaci che basta trovare. Vediamo come, con poco impegno, si possano ottenere colori veramente brillanti. Per dimostrare le potenzialità di questo metodo partirò da una foto che già potrebbe essere soddisfacente così come è. 073 Non sindachiamo qui sul valore artistico della foto, però la nuvola incombente sulla casa ha un certo fascino drammatico che potrebbe accontentarci già così. Ma noi non siamo mica qui per accontentarci. La prima cosa da fare è cambiare la modalità da RGB a Colore Lab (menu: Immagine->Metodo->Colore Lab). Colore Lab non significa, come si potrebbe pensare, qualcosa tipo laboratorio del colore, ma solo che il sistema di rappresentazione non è basato sui canali Rosso, Verde e Blu (RGB) come è di solito. E’ basato invece sui canali Luminosità, a e b, Lab per l’appunto, dove a e b indicano genericamente e rispettivamente le informazioni riguardanti le componenti Verde+Magenta e Blu+Giallo. Lascio ai più volonterosi immaginare cosa contenga il canale Luminosità. La seconda mossa è ricorrere alla regolazione delle Curve. Come i più sapranno è possibile intervenire con le regolazioni direttamente sull’immagine, però, siccome è facile esagerare con gli effetti, è meglio inserire un livello di regolazione sopra l’immagine di background, in modo da poterlo inserire o disinserire a piacere, per tenere sempre sott’occhio l’originale. Evitando così correzioni troppo artificiose. Per fare questo andiamo sul menu: Livello->Nuovo livello di regolazione->Curve… Da qualche parte apparirà qualcosa del genere: curvedef Se la griglia che avete voi è più larga di quella qui mostrata, è sufficiente cliccare sul grafico tenendo contemporaneamente premuto il tasto Alt. A noi interessa una certa precisione. Dove di default appare la voce Luminosità (vicino al pulsante Auto – da non toccare, per carità), noi sceglieremo invece prima a e successivamente b. Chi non sa utilizzare questo controllo faccia caso che agli estremi della retta che attraversa il grafico ci sono due piccoli quadratini. Cliccandoci sopra (e tenendo premuto il tasto sinistro del mouse) possiamo trascinarli dove vogliamo, all’interno del grafico. La retta (che poi è in realtà una curva) si adeguerà di conseguenza. Quello che vogliamo fare ora è spostare di due unità della griglia entrambi gli estremi della retta sia per la curva a che per la b. Come si vede nella immagine successiva.curvea Potete ottenere lo stesso risultato anche digitando direttamente i numeri che qui appaiono nelle caselle Output. Meglio ancora, per ciò che vogliamo fare, trascinando direttamente i due triangolini che appaiono in basso nel grafico; quello bianco di due unità a sinistra e quello nero di due unità a destra. Questo, ripeto, va fatto per entrambi i canali a e b. La simmetria tra lo spostamento a sinistra in alto e quello a destra in basso è essenziale, pena l’alterazione dei colori. Il risultato apparirà immediatamente ai nostri occhi. Inserendo e disinserendo il livello di correzione potremo farci un’idea precisa della correzione cromatica:

073.jpg

Immagine originale

 

Immagine finale

Immagine finale

In genere è bene fermarsi a questo punto per non rendere troppo artificiosa la nostra fotografia, però in questo caso (e ogni volta che il contrasto è ritenuto insufficiente) possiamo tentare un aumento della drammaticità correggendo anche la curva di Luminosità. L’immagine seguente è il risultato dello spostamento di tre unità solo sul triangolino nero nella curva di Luminosità. Si è perso il dettaglio della parete della casa a favore di una più semplice silouette che però risulta molto più efficace in questo contesto. 073Lab Una fotografia che si limitava a documentare un curioso fenomeno atmosferico, con pochissima fatica è stata trasformata in una fotografia di grande impatto emotivo.

Come ottenere una perfetta foto in bianco e nero con Photoshop

Credo che tutti siano più o meno al corrente di come si ottenga una versione in bianco e nero di una immagine a colori con Photoshop. Oltre al classico cambio di modalità (Immagine->Metodo->Scala di grigio) e alla desaturazione (Immagine->Regolazioni->Togli saturazione) c’è anche una voce apposita di menu per la miglior conversione (Immagine->Regolazioni->Bianco e nero…) che offre diverse interessanti opzioni per un risultato ottimale.

Molti di noi si sono ritrovati più volte a recriminare su una foto a colori che non ha dato il risultato artistico sperato, nonostante diversi tentativi di aggiustarla.

Quanti non hanno anche cercato di convertirla in bianco e nero come ultimo disperato tentativo?
Oppure, semplicemente, appassionati di foto in bianco e nero, hanno convertito buone fotografie a colori cercando le atmosfere di vecchi capolavori.
Alla fine, nonostante tutte le opzioni di Photoshop, però il risultato non è mai all’altezza delle aspettative.

Per quanti cercano l’atmosfera del bianco e nero c’è un’altra strada percorribile ed è quella dei canali, che, siore e siori, vado testè ad enunciare.
(In realtà ce ne sono molte altre, ma questa è certamente la più semplice)

Prendiamo la nostra foto campione:

foto originale

Originale a colori

Questa è un’immagine che a colori risulta piuttosto confusa, ma il cui soggetto sembra fatto apposta per una versione in bianco e nero.

Una veloce conversione tramite la modalità scala di grigio non cambia molto la situazione:

Scala di grigio

Scala di grigio

C’è più contrasto, la fontana appare più in primo piano, ma è tutto piuttosto confuso e siamo lontani dalla fascinosità che cerchiamo. Anzi c’è un che di tenebroso…

Gli altri metodi già menzionati non si discostano molto da questo risultato.

E’ ora di ricorrere ai canali. Selezioniamo quindi la linguetta dei Canali (in basso a destra, vicina a quella dei Livelli).

Non è nelle mie intenzioni trattare dei canali in questa sede, limitiamoci a prendere atto che ci sono.

Come si vede i canali sono quattro: RGB, Rosso, Verde e Blu.
Quello che salta all’occhio vispo di noi che cerchiamo una conversione in bianco e nero è che l’icona del canale RGB è a colori, mentre le altre sono (ops!) in bianco e nero!

E’ solo una convenzione rappresentativa, perché, volendo, è possibile configurare Photoshop per fare in modo che le icone appaiano nel colore che indica il nome del canale (tutto rosso, tutto verde e tutto blu). Questa però è un’altra storia. A noi il bianco e nero capita proprio a fagiolo. Infatti se selezioniamo uno solo di questi canali vediamo la nostra foto immediatamente convertita in un bianco e nero decisamente più interessante. Forse troppo.
Sono tre versioni molto diverse l’una dall’altra e ognuna ha un qualche cosa che vorremmo salvare. In ogni modo, in questa fase non dobbiamo fare una scelta definitiva, ma limitarci a quella che più si avvicina al nostro obbiettivo.

Io, per esempio, ho scelto la versione del canale Rosso:

rosso

Canale del rosso

Purtroppo questa non è ancora un’immagine, ma, come detto, solo la rappresentazione visuale della quantità di rosso presente nell’originale a colori.

Ottenere un’immagine vera però è piuttosto facile cliccando col pulsante destro sul canale prescelto (in questo caso il rosso) e, dal menu che appare, segliendo la voce Duplica canale…
Nella finestra che si apre ci interessa solo la voce Destinazione|Documento dove dobbiamo optare per Nuovo (non importa il nome).

A questo punto non abbiamo più bisogno dell’immagine originale. Nel nuovo documento appena creato, abbiamo la nostra immagine in bianco e nero che ha bisogno solo ancora di un piccolo intervento per poterla correttamente utilizzare.
Cambiamo il modello in scala di grigio tramite il menu (Immagine->Metodo->Scala di grigio).

Ci siamo quasi.
Abbiamo la versione dei canali che più ci piace, ma non è ancora la foto giusta. Per ottenerla passiamo alla linguetta dei Livelli (non servono più i canali) e duplichiamo lo sfondo e poi, nel livello duplicato, cambiamo la modalità di fusione a Luce soffusa.

finale

Immagine finale

Confrontando questa immagine con la prima versione possiamo notare, pur nei limiti che la riduzione per il blog comporta, che è nettamente migliore. 

Naturalmente nulla impedisce, se si cerca una espressività artistica più spinta, di provare altre modalità di fusione, ma se si cerca la miglior conversione Luce soffusa è la scelta ideale.

Lo stesso giochetto potete provarlo anche con gli altri canali (verde o blu) e vedere alla fine quel che più vi soddisfa.

Per qualunque chiarimento sono qua.

Zoomify

Come ho anticipato nel mio precedente post Maplib e spam c’è un sistema alternativo all’uso di Maplib per visualizzare immagini ad altissima risoluzione sul proprio blog, senza far aspettare tempi geologici di caricamento ai propri visitatori di una immagine gigantesca.
Molti possessori di Photoshop magari ce l’hanno tra le mani senza neppure saperlo oppure senza sapere a cosa serve. Chi invece non possiede Photoshop può in ogni caso avere gratuitamente il programma che serve a questo scopo, impegnandosi però un po’ di più.
Sto parlando di Zoomify, un plugin che è implementato in Photoshop o che può essere scaricato come programma a sé dal sito del produttore, che in pratica fa la stessa cosa di Maplib o dei sistemi tipo Google Map, mostrando l’immagine in maniera progressiva mano a mano che la si ingrandisce.
In pratica questo programma spezzetta l’immagine in tante piccole parti (senza toccare l’immagine originale si intende) che poi mette in una cartella apposita, crea poi una pagina html per la visualizzazione delle stesse che avverrà infine tramite Flash.
Per ottenere tutto ciò in Photoshop è sufficiente caricare l’immagine ad altissima definizione che ci interessa e poi dal menu File scegliere Esporta->Zoomify…
Nella finestra che appare dovremo indicare in quale cartella vogliamo mettere il materiale elaborato. Altri parametri sono facoltativi.
Pochi istanti di elaborazione, poi verrà lanciato il nostro browser con all’interno l’applicativo in Flash che ci mostrerà la nostra immagine mappata.
Chi invece opta di utilizzare direttamente il programma scaricato dal sito di Zoomify dovrà fare qualche operazione in più. Il file scaricato è un file compresso che al suo interno contiene il programma di conversione vero e proprio (Zoomifyer EZ), un piccolo tutorial in inglese (Quick Start.htm) il visualizzatore (zoomifyViewer.swf) e un file (template.htm) su cui dovremo mettere le mani.
Prima di proseguire è bene sapere che tutto ciò può essere di interesse per chi possiede un proprio spazio web per la pubblicazione di siti; chi invece affida le proprie immagini a provider di hosting probabilmente non potrà sfruttare questa possibilità. E’ però vero che molti provider forniscono gratuitamente uno spazio web ai propri iscritti e quindi chiunque può provarci, a patto che il provider non metta banner pubblicitari.
Occorre organizzare bene il lavoro in questo caso perché si rischia di fare un po’ di caos. Suggerisco di seguire la seguente procedura:
  1. Creiamo una cartella con un nome qualsiasi (diciamo zoom_tramonto)
  2. All’interno della cartella mettiamo una copia della nostra immagine da elaborare, una copia del visualizzatore (zoomifyViewer.swf) e una copia del file template.htm
  3. Lanciamo il convertitore e apriamo la nostra immagine (la copia che è nella cartella). Dopo una breve elaborazione verrà creata una sottocartella all’interno della nostra cartella
  4. Eliminiamo la nostra immagine perché non serve più
  5. Cambiamo il nome del file template.htm e diamogli lo stesso nome della sottocartella creata dal programma. Se la sottocartella si chiama per esempio tramonto, chiameremo il file tramonto.htm
  6. Apriamo il file tramonto.htm col blocco note e modifichiamo il codice: dove c’è scritto zoomifyImagePath=http://www.zoomify.com/content/test/ , al posto di http://www.zoomify.com/content/test/ mettiamo il nome della sottocartella (in questo caso tramonto, così diventerà zoomifyImagePath=tramonto). Fare attenzione che zoomifyImagePath appare due volte e va quindi modificato in entrambe.

Se ora clicchiamo su tramonto.htm vedremo apparire la nostra mappa.

Consiglio di creare una cartella apposita per ogni immagine elaborata; questo tornerà utile al momento della pubblicazione su internet.
A questo punto abbiamo tutto pronto per la visualizzazione, manca solo di portare il tutto sul nostro provider. Per fare questo è sufficiente copiare tutta la cartella che abbiamo creato (zoom_tramonto) nello spazio del nostro sito.
Per verificare che tutto funzioni sarà sufficiente digitare l’indirizzo del provider, seguito dal nome della nostra cartella e dal file htm che abbiamo creato noi o che ha creato Photoshop. Nel nostro esempio sarà qualcosa del tipo http://www.brunoberti.it/zoom_tramonto/tramonto.htm (non cliccate qui, non c’è niente).
Se tutto funziona, questo è esattamente l’indirizzo che andrà utilizzato nel browser per la visualizzazione finale.
Buon divertimento.

Migliorare le GIF trasparenti

Nel visitare i vari blog ci sono alcune cose che mi disturbano in maniera decisa.
Alcune sono di carattere prettamente tecnico, nel senso che, potendo navigare solo con un modesto modem, sono io tecnologicamente impedito ad apprezzarle. In questo ambito si collocano i vari player multimediali, ormai una gara a chi ne inserisce di più, per la soddisfazione generalmente del solo proprietario del blog (i visitatori difficilmente li guardano/ascoltano tutti; molti come me si limitano ad ignorarli).

Anche le diffusissime gif animate sono un vero e proprio incubo per navigatori modem-dipendenti; a fronte di un peso mastodontico, con tempi geologici di caricamento, si hanno in genere risultati piuttosto modesti da un punto di vista artistico.

Altre cose mi disturbano per la loro approssimazione. Non solo di contenuti ma anche di scelte grafiche.
Tra le scelte grafiche a cui si presta poco attenzione ci sono le gif. Ed è di queste che voglio parlare.

Le GIF sono immagini codificate in un formato detto appunto gif che hanno la caratteristica di supportare la trasparenza (al contrario del più diffuso formato jpg) assieme ad altre caratteristiche che però qui non ci interessano. Questo vuol dire che certe aree di una immagine gif possono lasciar vedere ciò che c’è dietro, sia esso uno sfondo colorato o un’altra immagine.
Spesso quindi vengono usate per mostrare testi o figure come fluttuanti sullo sfondo del blog (o di un sito).

Il problema nasce dal fatto che queste immagini mostrano un buon risultato solo su un determinato sfondo; quando la stessa immagine viene utilizzata su uno sfondo diverso, il testo (o la figura) appare circondato da un bordo sfrangiato generalmente bianco, maggiormente intollerabile quando abbiamo anche un’ombra sfumata.

come appare come dovrebbe apparire

Questo è dovuto al fatto che la trasparenza del formato gif è di tipo binario, vale a dire che o c’è o non c’è. Un’area di una immagine gif può essere solo o completamente trasparente o completamente opaca. Non esiste una trasparenza parziale o progressiva, quindi ci sarà un bordo netto tra la parte opaca e quella trasparente.

Se il colore dello sfondo fosse stato bianco avremmo avuto un risultato ottimo.

Se non vogliamo adattare lo sfondo alla immagine (cosa comunque problematica quando le immagini sullo stesso sfondo sono più di una) dovremo capire come funziona il meccanismo di trasparenza del gif per cercare poi di correggere i problemi col nostro programma di grafica.

Intanto cerchiamo di spiegare il perché del bordo bianco, e lo faremo riferendoci al più diffuso programma di grafica che è Photoshop.

Quando una immagine viene salvata in modalità trasparente, Photoshop cerca di smussare il passaggio tra la parte opaca  e quella trasparente con una sfumatura di colore tra il bordo dell’immagine e lo sfondo. Se non facesse questo il risultato sarebbe un bordo troppo netto e poco piacevole,

se non addirittura disastroso, come nel caso di ombre sfumate (l’ombra scompare addirittura su uno sfondo nero):

Per default Photoshop effettua quindi una sfumatura del bordo verso il bianco, partendo dal presupposto che il bianco sia lo sfondo più diffuso. Questo comporta che il risultato sia tollerabile anche con sfondi molto chiari, ma intollerabile per sfondi scuri o neri.

Naturalmente è possibile scegliere verso quale colore vogliamo che sfumi la nostra gif, non solo il bianco.
Il risultato seguente mostra come apparirebbe una scelta di sfumatura verso il nero.

Possiamo anche scegliere di sfumare verso il colore dello sfondo (per esempio una tonalità di verde):

oppure scegliere un valore di grigio che, per la sua neutralità, minimizza comunque ogni problema anche se in realtà non ne risolve nessuno (a meno di uno sfondo grigio).

Chiarito, spero, questo aspetto, sta a noi decidere quale soluzione adottare.

Se l’immagine la stiamo elaborando con Photoshop è sufficiente scegliere il colore di sfumatura nella voce Alone->Altri… quando salviamo la nostra immagine per il Web (File->Salva per Web…) e dopo aver scelto il formato GIF, naturalmente .

Se prevediamo di utilizzare la stessa immagine su sfondi diversi è opportuno salvarla in diverse versioni, ognuna per il suo sfondo, oppure scegliere il grigio (codice #666666 o inferiore).
Se lo sfondo è costituito a sua volta da un’immagine dovremo scegliere un colore di sfumatura che si sposi con il colore medio dell’immagine di sfondo.

Se invece l’immagine GIF che utilizziamo l’abbiamo scaricata da internet sarà allora giocoforza adeguare il nostro sfondo al colore della sfumatura già presente, visto che non è possibile la correzione .

Chi non possiede Photoshop dovrà adattare questi suggerimenti al proprio programma di elaborazione grafica.

Nota a margine: il GIF è un vecchio formato grafico, anche piuttosto versatile, ma con molte limitazioni. Oggi è superato, almeno per quanto riguarda le trasparenze, dal formato PNG-24 che non soffre di queste problematiche perché supporta le semi trasparenze.

Sfondo dorato

Con l’arrivo delle feste inizia il traffico di cartoline e bigliettini di auguri. Gli appassionati di grafica si preparano ad affilare le proprie armi per esprimere al meglio la loro creatività. I colori obbligati sono sempre quelli: bianco, verde, rosso e oro.  Tanto oro.
Mentre non ci sono molti problemi a gestire i colori classici, per l’oro qualche difficoltà in più c’è.  Anche il più smaliziato dei grafici ha delle difficoltà ad usare questo colore nei bigliettini.
In genere si risolve inserendo fotografie di oggetti dorati, oppure quelli più attrezzati ricorrono a programmi di modellazione tridimensionale con cui creano oggetti virtuali dalle sembianze dorate.Ma è possibile disegnare uno sfondo interamente dorato? Fare un intero biglietto dorato?Con Photoshop è possibile. Probabilmente è possibile con qualunque programma di grafica se si conosce a fondo lo strumento. Spero che con questo intervento chiunque si senta stimolato a cercare una soluzione equivalente anche al di fuori di Photoshop.Cominciamo col definire la dimensione del nostro biglietto. In questo esempio utilizzerò una immagine di 800×600 pixel a 72 dpi (pixel/pollice). In realtà in questo post mostro le immagini ridotte e quindi l’effetto non è così evidente, soprattutto nel colore finale; dovrete credermi sulla parola.

Quella che sto per descrivere è una procedura per creare bigliettini virtuali da inviare via e-mail e quindi una risoluzione di 72 dpi è sufficiente, chi volesse invece stampare questi biglietti dovrà utilizzare una risoluzione più alta (diciamo 300 dpi) e fare un po’ di prove per verificare l’effetto sulla stampa.

Creiamo quindi un nuovo documento e scegliamo i due colori base nero su bianco, cliccando sui due piccoli quadratini sovrapposti nella barra degli strumenti.

Sostituiamo il nero con un colore opportuno a simulare l’oro, tenendo presente che l’oro non è un vero e proprio colore. In linea di principio sceglieremo un colore con molto rosso, un po’ di verde e poco blu. Io ho scelto per iniziare questi valori R:133 G:112 B:48.
Lo so non sembra proprio oro, ma più avanti lo correggeremo. In ogni caso affidatevi al vostro gusto. Questo colore rappresenta la parte in ombra dell’oro perciò va scelto un colore piuttosto scuro.

  • Riempiamo con questo colore la nostra pagina.
  • Dal menu Filtro scegliamo Rendering->Nuvole (Filter->Render->Clouds)
  • Sempre dal menu Filtro scegliamo ora Effetto pixel->Mezza tinta e poi il tipo Punti piccoli (Filter->Pixelate->Mezzotint->Fine dots).
  • Infine sempre tra i filtri scegliamo Schizzo->Bassorilievo (Filter->Sketch->Bass relief). Tra i parametri useremo il massimo dei Dettagli (Detail)e il minimo di Sfumatura (Smoothness). Per la direzione della luce scegliete a piacere quella che vi sembra più adatta; io ho scelto In alto a destra .
  • Per l’intonazione del colore, aggiungiamo un livello sopra al precedente e riempiamolo di un caldo arancio o giallo. Cambiamo la modalità di fusione di questo nuovo livello su Luce soffusa (Soft Light) e poi abbassiamo l’opacità fino ad ottenere il colore che più ci soddisfa.
    Chi volesse un effetto più marcato può utilizzare la modalità di fusione Luce puntiforme.
    Chi invece fosse interessato ad ottenere un effetto argento invece di oro può ottenerlo facilmente utilizzando la modalità di fusione Dividi e l’opacità al 50% .
    Ricordiamo comunque che il colore finale dipende dal monitor che utilizziamo e quindi non è garantito che chi riceverà il nostro bigliettino lo veda esattamente uguale.

A questo punto il nostro sfondo dorato è pronto, ma c’è ancora una cosa che possiamo fare e che può tornarci utile.

  • Uniamo insieme i due livelli per ottenerne uno solo, poi selezioniamo tutta l’immagine (Ctrl+A).
  • Andiamo nel menu Modifica->Definisci pattern (Edit->Define Pattern). Diamo un nome adeguato al nuovo pattern che stiamo per creare.
  • Scriviamo un testo di auguri come ci piace, scegliendo un carattere elegante. Il colore del testo non è importante perché lo sostituiremo con il nostro pattern.
  • Attiviamo lo stile del livello (cliccando due volte sullo stesso, a fianco del nome) e selezioniamo e marchiamo Sovrapposizione pattern (Pattern Overlay). Nel selettore scegliamo il nostro pattern dorato.
  • Siccome ora il testo si confonde con lo sfondo, attiviamo anche Ombra esterna e Traccia (Drop Shadow e Stroke). Se vogliamo possiamo attivare anche Smusso ed Effetto rilievo (Bevel and Emboss). Giocate coi parametri di queste opzioni per ottenere l’effetto migliore.
  • Per completare infine la cartolina aggiungeremo in un ulteriore livello una immagine adeguata: la vostra famiglia, i vostri bambini o anche solo una foto di atmosfera.

Auguri a tutti.


Effetto gocce

Girovagando fra i blog, le immagini che si incontrano più spesso a corredo dei post sono caratterizzate dalla presenza dell’acqua.

Acqua sotto forma di fiumi, laghi, mari, pioggia, lacrime. L’artrite incombe sulla blogosfera.

Non volendo farmi mancare niente ho deciso di aggiungermi anch’io a questa tipologia di utenti, ma, come al solito, suggerendo invece che facendo (che è sempre più facile dire come si fanno le cose invece di farle).

A differenza dei miei precedenti interventi di grafica, purtroppo questa volta devo fare riferimento ad un preciso programma: Photoshop.
La motivazione è che permette il raggiungimento dell’effetto in pochissimi e velocissimi passi. Chi non possiede questo programma dovrà cercare di interpretare al meglio il procedimento per applicarlo al proprio programma di grafica.
Ma anche i possessori di Photoshop faticheranno un po’ perché io opero su una versione inglese e non conosco tutte le controparti italiane. Cercherò comunque di essere il più chiaro possibile.

Iniziamo.

E’ superfluo (ma inevitabile) dire che la scelta del soggetto va ponderata (insomma una giornata di sole sarebbe da evitare).

  1. Carichiamo la nostra immagine e duplichiamo subito il layer (livello) di background (questo ci servirà alla fine).
  2. Impostiamo i colori base su nero e bianco (tasto d sulla tastiera) e poi aggiungiamo un layer ulteriore (vuoto).
  3. Sul nuovo layer applichiamo il filtro Render->Clouds (Rendering->Nuvole) per ottenere questo risultato
  4. Usiamo il filtro Stylize->Find Edges (Stilizzazione->Trova bordi) e otterremo un reticolo di linee grigie.
    A noi però le linee servono nere perciò usiamo il controllo livelli Image->Adjust->Levels(Immagine->Regola->Livelli o Ctrl+L) e spostiamo il triangolino nero verso destra fin quasi a sovrapporsi agli altri due triangolini.
    Ora le linee sono nere.
  5. Il problema, a questo punto, è far assomigliare queste linee a delle gocce. Semplicissimo con Photoshop: utilizziamo il filtro Sketch->Plaster (Schizzo->Effetto intonaco).
    Dovremo lavorare sui due parametri presenti (il primo verso valori alti e il secondo verso valori bassi) per ottenere forme a gocce più o meno numerose e rotondeggianti su un fondo nero.
  6. Con la Bacchetta magica impostata su Contiguous (per la Tolerance un valore tra 10 e 20 è sufficiente) selezioniamo l’area nera che circonda le gocce, poi espandiamo la selezione di 1 pixel (dal menu Select->Modify->Expand (Selezione->Modifica->Espandi) – serve per non avere un bordo nero attorno alle gocce) e cancelliamo la selezione ottenuta premendo semplicemente il tasto Canc sulla tastiera.
  7. Le gocce sono ancora troppo artificiose per essere credibili, ma basta modificare la modalità di fusione del layer da Normale a Overlay (Sovrapposizione) per compiere il miracolo.
    Ora le gocce sembrano effettivamente fatte di acqua.
  8. In genere sul web ci si ferma a questo stadio, ma, se vogliamo, possiamo aumentare l’atmosfera con un ulteriore piccolo artifizio.
    Selezioniamo il layer copia della nostra immagine (quello duplicato all’inizio) e applichiamoci un filtro Blur->Gaussian Blur (Sfocatura->Effetto movimento). Questo dà l’impressione di vedere attraverso un vetro appannato.
    Schiariamo leggermente questa immagine usando il controllo dei livelli o quello delle curve, poi con la gomma da cancellare puliamo una parte dell’immagine sfocata per far apparire parzialmente quella sottostante originale. Dovrà sembrare come se avessimo passato la mano sul vetro per pulirlo.
    Il gioco è fatto!