Le fortezze “ritrovate” dei Garamanti

Non si è ancora spenta l’eco della scoperta dei manufatti di una antica civiltà sconosciuta nel deserto giordano (Chi scrive nel deserto? e Cerchi misteriosi in Giordania. Una nuova Nazca in medioriente?) che Google Earth torna alla ribalta come valido ausilio nella ricerca archeologica.

Questa volta sotto la lente degli obbiettivi dei satelliti è finito il misterioso popolo dei Garamanti.

Non si dispone di molte informazioni relative ai Garamanti. Lo stesso nome con cui essi si designavano ci è giunto attraverso la forma grecizzata Garamantes, adottata in seguito anche dai Romani. Si tratta probabilmente di un nome derivato da quello di Garama, la loro capitale, citata da Plinio il vecchio (V, 36) e da Tolomeo (IV, 6, 12), e corrispondente all’attuale Germa (circa 150 km ad ovest della città di Sebha). La maggior parte delle nostre conoscenze proviene da fonti greche e latine, nonché da recenti scavi archeologici nella regione, anche se vaste zone ricche di ruderi rimangono ancora da scavare. Un’altra importante fonte di informazione sono le numerose iscrizioni rupestri, molte delle quali dipinte prima dell’ascesa del loro regno.” (fonte: Wikipedia)

Le vaste zone a cui si accenna nell’articolo sono state evidenziate dalle immagini satellitari assieme ai ruderi delle fortezze e alle cittadine di quel popolo, come descritto nel mio precedente post Le fortezze “perdute” dei Garamanti svelate coi satelliti.

Graffiti nel wadi Dabdab

Siccome io ho frequentato quelle parti, ho potuto dare un’occhiata a suo tempo ad alcune delle iscrizioni rupestri. Allora non sapevo nulla della loro origine e del loro significato. Alcune figure rappresentano una fauna che ora non esiste più in quella zona, come giraffe e struzzi, altre sono figure umane stilizzate in forme più o meno bizzarre, tanto da far ipotizzare a qualcuno la presenza degli immancabili UFO. Personalmente ricordo di aver riconosciuto in alcune figure il tipico elmo romano. La cosa mi colpì perché sapevo bene che il confine meridionale dell’impero romano in Africa era praticamente limitato ad una striscia di terra sul Mediterraneo e non ci potevano essere romani tanto a sud.
I Romani però in realtà hanno sempre avuto rapporti coi Garamanti, sia commerciali che conflittuali a causa delle frequenti scorrerie di questi ultimi ai confini dell’impero, e si sono spinti col loro esercito più di una volta nel cuore del loro territorio fino a conquistarne la capitale Garama (oggi Gerba).
In pratica, nel cuore del Fezzan ( in particolare nel wadi Dabdab, dove ho visto quei graffiti) e sotto un sole terribile, inconsapevolmente leggevo una specie di gazzettino dell’epoca.

A differenza delle strutture scoperte nel deserto giordano, nel caso dei Garamanti nessuno degli studiosi ha divulgato le coordinate delle varie fortezze ritrovate, in modo da poterle rintracciare su Google Earth. Peccato, perché mi sarebbe proprio piaciuto vedere coi miei occhi quanto vicino c’ero passato senza magari rendermene conto.

Traccia di una fortezza

Però qualche indizio ce l’avevo nelle immagini pubblicate, così mi sono messo a cercare un eventuale riferimento su Google Earth. Posso assicurare che il classico ago nel pagliaio fa ridere al confronto del cercare un labile segno di poche decine di metri in mezzo al Sahara… epperò… 😉

Mi ci sono voluti tre giorni di frustrazioni, ma la soddisfazione di vedere la mia prima fortezza, a 200 km da dove avevo cominciato a cercare, è stata impagabile. 😀
Da lì è stato tutto in discesa ed in poco tempo sono arrivato a catalogare più di sessanta siti.

Per chi fosse interessato a dare un’occhiata, a questo link ho messo a disposizione il file da utilizzare con Google Earth: garamanti.kmz

Sono elencati oltre 60 ubicazioni (qualcuna dubbia ovviamente), l’area è molto vasta e non ho ancora trovato niente nella zona di Brak dove abitavo. Però non ho ancora perso le speranze. 🙂

Alta risoluzione in Google Earth

Una delle delusioni più grandi che coglie un neo utente di Google Earth è l’impossibilità di vedere in alta risoluzione la propria casa, mentre altri lo possono fare.
Molti, quando cercano di zoomare sulla propria area oltre un certo limite, vedono solo macchie di colore verde e bruno tutte sfuocate. Al posto di tetti, strade e auto.
Il fatto è facilmente spiegabile. Non tutta la superficie terrestre di Google Earth è digitalizzata in alta risoluzione, così può capitare (come nel mio caso nel 2006) che Urbino non sia in alta risoluzione, mentre Gallo, un piccolo comune limitrofo, invece sì.
Col tempo Google assicura che tutta la superficie del pianeta sarà ad alta risoluzione (forse anche altissima), nel frattempo possiamo ingegnarci in qualche modo.

Geoportale Nazionale

In realtà il nostro paese è già tutto digitalizzato in alta risoluzione.
Esiste una copertura completa di foto aeree di tutta l’Italia. Non sono foto da satellite e magari sono anche un po’ vecchie, ma sono senz’altro più precise.

Tutta la cartografia è disponibile gratuitamente nel Geoportale Nazionale, sito curato dal ministero dell’Ambiente. Un tempo si chiamava Atlanteitaliano.it ed ora, dopo aver cambiato nome, è in fase di ristrutturazione.
Il sito offre diversi servizi, ma se siamo interessati solo alle foto del nostro paese possiamo ignorare tutto e andare direttamente alla voce Cartografia 2D.
Per poter visualizzare correttamente le foto c’è bisogno di installare un plug-in per Internet Explorer, che ci viene richiesto la prima volta. Se così non fosse dovremo prima scaricarlo da noi (lo troviamo all voce Programmi).
Una volta installato il plug-in possiamo navigare nel sito alla ricerca del nostro Comune, poi, dopo aver scelto la voce Ortofoto a colori, usare gli strumenti messi a disposizione per la visualizzazione. Il tutto funziona un po’ come Google Map o Virtual Earth attraverso un visualizzatore (viewer) apposito. Chi ha un touch-screen è avvantaggiato nell’uso del viewer, mentre chi è dotato solo di mouse dovrà prendere confidenza con gli strumenti di mappa.
Siccome le immagini vengono visualizzate all’interno del viewer, abbiamo il problema di salvarle sul nostro PC se le vogliamo utilizzare con Google Earth.
E’ quindi necessario dotarsi anche di un programmino per catturare ciò che appare sullo schermo, programmino che molti hanno già. Per chi non lo avesse suggerisco HoverSnap !, gratuito e semplice da usare.
Una volta installato configura il tasto Stamp per catturare tutto lo schermo (Stamp), oppure la finestra attiva
 (Alt-Stamp) o un’area dello schermo (Ctrl-Stamp) permettendo di scegliere tra vari formati e la cartella dove salvare le nostre immagini.
 In Windows 7 c’è lo strumento di cattura schermo che è più che sufficiente. In alternativa si può utilizzare l’opzione Stampa Mappa del viewer stesso.
Una volta che abbiamo salvato l’immagine che ci interessa possiamo collocarla su Google Earth con la tecnica della sovrapposizione (menu: Aggiungi->Sovrapposizione immagine).
Caricata l’immagine apparirà circondata di segni verdi che sono i punti in cui possiamo agire per ridimensionarla, spostarla o ruotarla fino a farla coincidere perfettamente col profilo del terreno in bassa risoluzione (suggerisco in un primo momento di cambiare la trasparenza per poter intravedere i punti di riferimento sottostanti).
Se successivamente vogliamo rimodificare la nostra immagine sarà sufficiente selezionarla nella lista dei Luoghi e selezionare Proprietà col pulsante destro.
Ora anche noi abbiamo la nostra casa su Google Earth.

Rif:

Google Earth alla scoperta dell’America

Dopo aver dato un’occhiata alle funzionalità del nuovo Google Earth, ho voluto metterlo alla prova su un aspetto un po’ sottovalutato di questo strumento: l’aspetto didattico.
Le potenzialità di Google Earth su questo versante sono certamente notevoli e qualunque insegnante potrebbe (e dovrebbe) cimentarvisi per rendere la propria materia meno ostica.
Non parlo solo della Geografia, ma anche, per esempio, della Storia. La ricerca di luoghi storici, quali monumenti o campi di battaglia, può essere facilmente integrata con il confronto tra l’attuale e l’antico col metodo della sovrapposizione di immagini; sarebbe possibile vedere a confronto antiche carte con la situazione reale oppure ricostruire battaglie “sul campo“. Ancora si potrebbero ripercorrere le rotte degli antichi navigatori.
Quest’ultima cosa è ciò che ho deciso di provare: ricostruire la rotta integrale del primo viaggio di Cristoforo Colombo.

C’è da dire che la versione gratuita di Google Earth in questa ottica presentava, al momento dell’estensione di questo post, un grosso limite, non permettendo di disegnare un percorso come poligonale (cosa invece fattibile con Google Earth Pro e con la versione gratuita odierna). Ho dovuto perciò ricorrere ad un programma esterno (comunque gratuito): GEPath e provvedere con un po’ di operazioni di taglia e cuci per avere il risultato finale. In ogni caso non è questo che ha inciso sostanzialmente sui tempi quanto (come è giusto e sacrosanto) la ricerca dei dati e delle fonti (ecco la funzione didattica).
Voglio sottolineare ulteriormente la valenza di questo sistema; io stesso, alla fine del lavoro, non ho potuto evitare una certa emozione all’uscita dal porto di Palos e durante il tragitto fino alle Canarie, rendendomi realmente conto delle distanze in gioco e dell’immensità dell’Oceano Tenebroso, affrontato su tre minuscoli gusci di noce.

La partenza da Palos

Per chi volesse provare a ripetere questo viaggio e a rinfrescarsi un po’ la memoria (quanti si ricordano che la Santa Maria è naufragata? E dove è naufragata?) indico qui il link dove trovare il percorso completo:
Chi ha già installato Google Earth dovrà limitarsi a cliccarci sopra col mouse e immediatamente sarà operativo.
Qualunque suggerimento o segnalazione di errori sarà il benvenuto.