Sa bellesa sarda

Nei beati anni della mia giovinezza (non tanti eoni fa) una delle prime regioni che ho visitato per lavoro è stata la Sardegna. E ne sono rimasto, come tutti, affascinato.
Beh, magari non proprio tutti. Mi ricordo quella volta che fui fermato dai carabinieri ed io, ragazzino innocente, per ruffianarmeli un po’ me ne uscii con “La Sardegna è bellissima” ed uno di loro, di rimando mentre mi restituiva i documenti: “La Sardegna fa schifo!”.
Bisogna capirli; a quei tempi si diceva che mandassero in Sardegna quelli in punizione.

Fatto sta che non solo rimasi comunque e sinceramente entusiasta della Sardegna, ma ho scoperto poi (ahimè troppo tardi) che erano bellissime anche le donne sarde. Così, quando ho trovato su internet, il profilo di Carlo Marras Photography, bravissimo fotografo sardo che col suo lavoro sottolinea impeccabilmente la bellezza delle donne di questa terra, ho pensato che, in ricordo dei vecchi tempi, anch’io avrei voluto omaggiare nel mio piccolo quella regione con un mio dipinto, prendendo come riferimento proprio una delle fotografie di Carlo Marras. Così l’ho contattato per avere l’autorizzazione all’utilizzo del suo lavoro e lui, molto gentilmente, non ha avuto problemi a concedermela.
Spero di essere stato all’altezza del fotografo e della sua bellissima terra (e non lo dico per ruffianarmelo; mica fa il carabiniere lui 😀 ).
In realtà mi ero già cimentato in un soggetto sardo, Fefè (ovvero Ritratto di fanciulla), ma in quel caso non c’era un concreto riferimento alla Sardegna, era solo la modella di origine sarda.

La foto originale utilizzata la trovate a questo link sul profilo Facebook di Carlo Marras.

Questo dipinto è l’ultimo della serie dei cinque che mi ero impegnato ad eseguire sui cartoncini 30×40 cm. regalatimi a suo tempo dalla mia sorellona preferita (è ininfluente che io abbia una sola sorella). Gli altri quattro sono: Pillar, Maria, Due gatte e Bambina coi capelli rossi.

 

Al solito ho cominciato col riportare il disegno con la tecnica della griglia. Naturalmente, non essendo il disegno l’oggetto dell’opera, non è importante la tecnica usata. Si può utilizzare la carta copiativa o proiettare l’immagine o usare qualunque altra tecnica che permetta la necessaria precisione (il lavoro artistico verrà dopo). Io preferisco la griglia perché in ogni caso mi costringe a valutare i rapporti e le dimensioni corrette delle varie parti e quindi a prendere più confidenza col soggetto.

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Disegno con griglia di riferimento

 

Conscio dei problemi riscontrati nell’utilizzo di questi cartoncini, descritti nel post Bambina coi capelli rossi, ho optato per un abbozzo monocromatico con colore acrilico utilizzando una terra d’ombra naturale.

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Abbozzo monocromatico con colore acrilico

 

Per essere sicuro di coprire l’intera superficie col colore acrilico e per cercare di dare più luminosità al quadro ho proseguito con una lavatura di ocra gialla acrilica su tutto il pannello.
Sono poi passato ai colori ad olio utilizzando una limitata palette di colori per abbozzare tutto l’insieme. Io non sono come coloro i quali partono da un’area limitata, la finiscono e poi passano a quella adiacente. A me verrebbe fuori una specie di patchwork. 😀

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Abbozzo coi colori ad olio

 

Devo dire che l’espressività del volto, che in genere perdo a questo punto, sento di averla ancora sotto controllo. La bocca non è ancora diventata un ghigno e gli occhi sono abbastanza vivi.
Allargo la palette a un numero maggiore di colori e comincio ad intonare meglio la pelle e l’abito.

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Intonazione dei colori

 

Questo è il momento cruciale: l’espressività del viso. Non mi interessa molto il resto in questo momento. La bellezza di questa ragazza è tutta nell’espressione: gli occhi dolci e birichini nello stesso tempo e un sorriso appena accennato, che mi ricorda molto una certa Monna Lisa di un mio vecchio collega 😛
Carlo Marras sei un genio ad aver colto quest’attimo così fuggevole.
Un minimo errore in questa fase può voler dire ricominciare da capo. Si consideri che il quadretto è piuttosto piccolo e la pupilla è un paio di millimetri di diametro, il che vuol dire, per esempio, che una piccolissima sbavatura di colore all’angolo della bocca può trasformare il sorriso in una smorfia. Lavoro di cesello con pennelli N° 1.

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In cerca della espressività del viso

 

Dopo il viso, rimane da affrontare l’abito tutto pizzi e merletti. Neanche a pensarci di provare a farlo come usava nel ‘600, non solo perché inutilmente lezioso, ma anche per non rischiare di distogliere l’attenzione dal viso con un virtuosismo che comunque non è alla mia portata; meglio un approccio più moderno che si limiti a suggerire invece di mostrare.
Finito!

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“Sa bellesa sarda”

Si noterà che nella versione finale l’incarnato appare diverso da quella precedente. Questo è causato in parte dalla diversa illuminazione utilizzata per fotografare il dipinto, ma soprattutto dal fatto che lo sfondo così scuro influenza la resa cromatica. In realtà l’incarnato e tutti i toni medi sono più simili a quelli che si vedono nell’immagine precedente.

Grazie a Carlo Marras per la sua disponibilità 🙂

Maria, la storia

Dove non parlo della storia di una più famosa Maria di qualche millennio fa, ma più modestamente del dipinto che ho inavvertitamente postato su questo blog qualche giorno fa. Il fatto è che mi trovo a dover gestire più social (wordpress, facebook, tumblr, ecc…) e non mi posso permettere di seguirli uno per uno, così ho cercato di automatizzare un po’ di procedure, per cui se posto da una parte, il post viene replicato anche sulle altre secondo criteri che non sempre riesco a controllare 😦 Ecco quindi che un post per tumblr è finito anche su questo blog, dove in realtà contavo di mostrarne passo passo l’evoluzione, come ho sempre fatto e come è nello spirito originario di questo blog. L’inconveniente non mi esime però dal mostrare comunque ciò che mi ero ripromesso. Ecco quindi la genesi di Maria. Tempo fa la mia dolce sorellona mi ha regalato alcuni cartoncini per disegno con pastelli ad olio che, se opportunamente trattati, potevano costituire una buona base per dipingere anche ad olio. Ho deciso perciò di utilizzarli per una serie di dipinti, tutti uguali come dimensioni (30,5 x 40,5 cm) da appendere in una unica parete. I primi due sono stati Bambina coi capelli rossi e Due gatte. I cartoncini sono cinque ed il terzo ospita Maria. C’è un legame sottile tra Due gatte e Maria, infatti il titolo di quest’ultimo è stato dato dall’autore della foto di riferimento che ho utilizzato per Due gatte. Questo perché non avevo nessuna idea sul titolo e ho lanciato una specie di sondaggio su facebook da cui è emerso alla fine Maria, suggerito appunto dal suddetto amico (che per inciso è il padre di una delle gatte 😀 ). In genere i miei soggetti li cerco su internet; molto anche tra gli album dei profili di facebook dove spesso ci sono ritratti interessanti, magari fatti inconsapevolmente, anche se, purtroppo, spesso la qualità è talmente scarsa da renderli inutilizzabili. Questo valga per i miei contatti su facebook: se ambite ad un ritratto (anche se non ne verrete mai in possesso 😛 ) mettete le foto in alta risoluzione; non si sa mai 😉 Questa volta il soggetto è stata una modella in un servizio fotografico. Ha  un viso che mi ispira molto e che non escludo di riutilizzare. So che con le foto ci sono problemi di copyright, ma difficilmente utilizzo la foto così come è in origine, ma l’adatto alle mie esigenze compositive, e questo già rende più complessa l’attribuzione. E in ogni caso io dipingo solo per hobby e non ricavo guadagni visto che non vendo. Mi piace considerarlo come un omaggio al fotografo e alla modella 🙂 La foto originale era a figura intera, ma io ho ritagliato solo il busto per concentrare l’attenzione sull’espressività del viso. Ho riportato in primo luogo direttamente sulla tela il disegno tramite la classica quadrettatura.

Schizzo a matita

Schizzo a matita

Fatto il disegno sono passato direttamente ai colori cercando soprattutto i volumi, perché il rischio, nella figura intera, è quello di fare una cosa piatta in quanto il corpo non ha un così alto numero di dettagli come il viso.

Prima stesura colori

Prima stesura colori

Ho approfittato per distendere il dito medio della mano che in originale (come si vede dal disegno) era più uncinato e poco elegante. So che non dovrò sottovalutare la mano e la posa originale non mi aiuta. Passo a concentrarmi sul viso e sulla sua espressività: è lui il tema del dipinto.

Lavoro sull'espressività del viso

Lavoro sull’espressività del viso

Non si badi troppo alla differenza di colore con l’immagine precedente, i colori sono sostanzialmente gli stessi, ma la foto è stata scattata in condizioni diverse di luminosità.Si comincia ad intravedere la dolcezza della modella, quindi posso tornare ad occuparmi del resto del corpo.

Rifinitura progressiva

Rifinitura progressiva

Sto lasciando per ultima la mano, mi preoccupa un po’ di non essere in grado di farla decentemente 😦 Invece il viso sta acquistando “personalità” 🙂

Quasi finito

Quasi finito

Complessivamente a questo punto sono soddisfatto, tanto da pensarlo quasi finito. Beata ingenuità… stavo dimenticando gli orecchini e in realtà anche il letto non va bene: ombre troppo scure per un tessuto bianco… e poi l’ombra del braccio sul lenzuolo è praticamente scomparsa. Non ci si può distrarre un attimo 😦

Finito... forse

Finito… forse

Mi sbilancio: adesso è finito! L’ho anche firmato 🙂 Sì, però… lo sfondo… Non è interessante. È anonimo, non crea ambiente; sospende la modella in un ambito leggermente claustrofobico, nonostante la macchia chiara che nelle mie intenzioni dovrebbe far respirare il dipinto. Ci ho riflettuto molto (anche stimolato da un’amica su fb), così non va. Nessuno mi fucilerebbe se lo lasciassi così, però alla fin fine non mi piace. Cancello la firma (che poco furbescamente ho messo proprio lì) e intervengo di nuovo!

Finito, finito.

Finito, finito.

Eh, sì. Mi piace di più così 🙂

Due gatte

In vita mia non ho mai dipinto animali, se si esclude il periodo dell’infanzia (come narrato nel post della Vita di un gentiluomo che ambiva a divenir pittore). Li ho sempre ritenuti un soggetto poco interessante e difficile per le mie capacità (o forse poco interessante perché difficile? Mah…). In ogni caso il ritrovamento su facebook di un vecchio amico, ed il successivo curiosare nel suo album di famiglia, mi ha indotto a tentare anche questo soggetto. In una fotografia erano rappresentate (a detta di un suo contatto) due splendide gatte. Dopo aver avuto l’autorizzazione all’uso dell’immagine mi sono deciso a procedere.

In realtà di gatte ce n’è una sola e non è nemmeno una gatta, e l’altra gatta invece è un gatto, però la posa l’ho trovata veramente intrigante ed il titolo ci sta tutto.

Come nel dipinto Bambina coi capelli rossi ho utilizzato un cartoncino per pastelli ad olio (questa volta però trattato con un fondo acrilico per evitare gli inconvenienti descritti in quel post) delle dimensioni di 30.5×40.5 cm.
Al solito ho cominciato col disegnare il soggetto con la massima accuratezza perché non c’è bel dipinto che tenga se sotto non c’è un buon disegno.

Disegno preparatorio

Disegno preparatorio

A questo punto spesso proseguo in monocromatico per rifinire successivamente con le velature, però questo tipo di supporto è troppo ruvido per questo modo di dipingere e avrei dovuto prima lisciarlo col gesso. Però quando un soggetto mi ispira comincio anche ad avere poca pazienza e molta voglia di iniziare subito, perciò sono passato immediatamente ai colori.

Inizio stesura colori

Inizio stesura colori

La cosa che mi ha sorpreso è stata la facilità con cui ho dipinto il gatto. Praticamente l’ho terminato subito, tant’è che da qui alla fine farò solo ritocchi minimi.
Diverso il discorso per la gatta. So già quale dovrà essere l’impianto del dipinto: dare la massima espressività al viso e tenerlo sottotono rispetto al mio solito modo di fare l’incarnato.
Per quanto riguarda l’espressione dovrò limitarmi alla massima precisione rispetto all’originale perché, vedendosi solo gli occhi, non posso giocare su altri parametri come, per esempio, ha fatto Leonardo con la Gioconda (con anche il sorriso a disposizione sono capaci tutti 😀 ).
Invece per l’incarnato prevedo problemi perché io tendo a farli piuttosto pallidi, ma in questo caso il gatto deve “uscire” dal quadro; deve essere una sorta di guardiano che si frappone tra l’osservatore e la ragazza e non può quindi confondersi con lei. Quindi serve un incarnato “deciso”.
Con questo in testa termino lo schizzo preliminare.

Schizzo preliminare

Schizzo preliminare

Mi sembra che adesso il concetto sia più chiaro. L’unica cosa a cui dovrò fare particolare attenzione è l’orecchio destro del gatto per evitare l’effetto trasparenza (il colore dell’orecchio che assomiglia troppo a quello del viso). Penso di risolverlo riempiendolo di pelo bianco 😀 .

Da questo momento in poi si comincia a fare sul serio. Fortunatamente, come detto, il gatto non ha bisogno di troppi interventi, così posso concentrarmi sul viso e naturalmente sugli occhi.

Quasi finito?  Nah...

Quasi finito? Nah…

Lo so che sembra praticamente finito, ma ci sono ancora parecchie cose su cui intervenire, tipo i capelli che come minimo hanno bisogno di un po’ di balsamo (l’ho già detto che i capelli sono la cosa più difficile in un ritratto?).
E un gatto senza vibrisse che gatto è? Metto le mani avanti: per far le vibrisse (e anche i capelli) bisogna aver la mano ferma. E io non ce l’ho, quindi il gatto non si offenderà se gliele faccio un po’ sgualcite.

... adesso è finito! (salvo ripensamenti)

… adesso è finito! (salvo ripensamenti)

Bambina coi capelli rossi

Il mio ultimo dipinto è il viso di una bambina coi capelli rossi. In origine la foto di riferimento, che ho trovato su internet, mostrava la bambina a mezza figura, ma io ho preferito impostare un taglio più ravvicinato per concentrarmi sull’espressione.

Ho approfittato di questa occasione per testare anche un nuovo tipo di supporto che mi è stato regalato. Si tratta di alcuni cartoncini di 40.5×30.5 cm per pastelli ad olio.
A differenza dei cartoncini telati, che hanno una vera tela incollata da un lato, questi invece hanno un lato trattato solo a superficie ruvida con l’apparenza di una imprimitura a gesso.
Considerando che la mia tecnica pittorica si basa su strati molto sottili di colore, ho pensato che potessero essere adatti anche per i colori ad olio normali.
Errore, ma ne parlerò più avanti.

Ho iniziato riportando il disegno col classico reticolo a matita.

Riporto disegno con griglia

Riporto disegno con griglia

Il passo successivo, contrariamente al mio solito, non è stato quello di impostare i volumi in bianco e nero, ma sono passato direttamente al colore. Il fatto è che miravo ad ottenere un dipinto molto luminoso e ho temuto che una base monocromatica potesse spegnerlo.

Stesura diretta dei colori base

Stesura diretta dei colori base

I colori che ho utilizzato in questa fase sono praticamente già gli stessi colori della fase finale.

Prima stesura dei colori

Prima stesura dei colori

A questo punto sono cominciati i guai. Per due motivi.
Il primo motivo è che già così il dipinto mi piaceva per la luce e l’espressione della bambina che mostrava. Era ciò che volevo fin dall’inizio e avere raggiunto un risultato soddisfacente già in bozza, con tutto che le spalline non erano nemmeno colorate, mi ha un po’ intimidito. Così ho perso un po’ di tempo (giorni) a ragionarci su fino a decidere che potevo migliorarlo a forza di velature senza rovinarne l’effetto, come mi capita spesso (rovinarlo, intendo).

Le velature hanno sempre bisogno di un sottostrato umido, perché non prendano un aspetto sordo, così sono partito in quarta a spennellare tutta la superficie con il medium.

E veniamo al secondo guaio. È difficile da descrivere, ma si può riassumere così: non c’era nessuna imprimitura sul cartoncino, ma probabilmente era solo dipinto di bianco, forse a tempera. La rugosità della tela ha tenuto in superficie le mie sottilissime stesure di colore, mentre negli anfratti si intravedeva il bianco originale. Quando ho passato il medium su tutta la superficie, questo è penetrato attraverso il colore andando ad inzuppare le parti ancora scoperte.
Provate ad immaginare un cartone bagnato e capirete ciò che è successo: le parti non interessate dal colore si sono scurite e tutto il viso si è macchiato come la pelle di un leopardo.
Un cartone bagnato, direte voi, si asciuga e poi torna come prima. Non se è inzuppato di olio, però.

Insomma, in pratica è come se avessi dovuto ricominciare da zero. E stavolta con colore più a corpo per tamponare le macchie.

Bozza finita, dopo il disastro

Bozza finita, dopo il disastro

A questo punto bisogna fare alcune considerazioni. Se non siete sicuri dell’imprimitura del vostro supporto, non fate il mio errore, ma passateci sopra una bella mano di bianco acrilico, cosa che farò certamente col prossimo dipinto su questo tipo di cartoncino.
Il cartoncino, questo tipo in particolare, tende ad “imbarcarsi” quando bagnato. In caso, come il mio, di stesura sottile di colore, non è un grosso problema, ma temo lo possa diventare usando il colore a corpo. Suggerisco, in ogni caso, di dipingere con bianco acrilico anche il retro, così da compensare la curvatura.

Anche se rimediata, la situazione mi ha lasciato tante perplessità, compresa la possibilità di abbandonare tutto. Dopo altri svariati giorni ho deciso comunque di andare fino in fondo.

Dipinto terminato

Dipinto terminato

Mi rimane una apprensione: quando sarà completamente asciutto andrà verniciato… e se le macchie ritornano?

Autoritratto

In cerca del soggetto per l’ultima piccola tela ovale ancora disponibile, ho riflettuto sul fatto che non ho ancora un autoritratto. Ritengo quindi che sia giunto il momento di affrontare virilmente la situazione, guardarmi francamente allo specchio e decidere che sì, si può fare!

Ad essere onesti a suo tempo ci ho provato. Agli albori del mio secondo periodo (v. della Vita di un gentiluomo che ambiva a divenir pittore) mi sono cimentato in un autoritratto che ora fa da retro di una vecchia natura morta abbandonata (abbandonata, non nel senso del soggetto di una natura morta e abbandonata, ma proprio nel senso della tela buttata in un angolo e sommersa da altre tele simili, oltre ai quintali di polvere relativi).
Guardando da vicino questa tela devo dire che ha avuto diverse peripezie. L’autoritratto è stato fatto sicuramente sopra un altro dipinto, di cui non ho proprio memoria, poi la tela è stata rovesciata per dipingervi infine la natura morta. Insomma è un affare per chi la volesse comprare: tre dipinti al prezzo di uno.
Si intravede anche la data di esecuzione dell’autoritratto: 1978.

Autoritratto del 1978

Autoritratto del 1978

Va be’, lasciamo perdere. 😳

Ritorniamo alla mia tela ovale che, giusto per non smentirmi, conteneva già un piccolo dipinto che ho provveduto a ricoprire con un colore grigiastro.
Si tratta anche in questo caso di una tela veramente piccola (13×18 cm.) come le precedenti MadonnaRitratto di donna e Ritratto di ragazza.

A questo punto mi sono armato di specchio e matita e sono partito col disegno direttamente sulla tela.

Autoritratto - disegno a matita

Autoritratto – disegno a matita

Il disegno è un po’ grossolano e la somiglianza lascia un po’ a desiderare, ma, non essendo io un bravo ritrattista, nessuno se ne meraviglia.

Come sempre, in questa serie di ovali, sono passato poi alla grisaglia con bianco e nero. Questa volta ho sostituito il nero vite con il più classico nero avorio e devo dire che mi sono trovato altrettanto bene.

Autoritratto - grisaille

Autoritratto – grisaille

Purtroppo il mio specchio è di tipo particolare: è uno specchio che rimanda immagini solo in bianco e nero. Questo va benissimo per la grisaglia, ma mi preoccupa un po’ per la successiva stesura di colore. Dovrò andare a memoria: colore dei capelli – biondi; colore degli occhi – questa è dura, qualcuno suggerisce azzurri, poi mi guarda in faccia e scuote la testa; infine la maglietta – questa me la ricordo (credo), azzurro scuro con strisce bianche.
Probabilmente la maglietta la farò direttamente nel suo colore.