Come rimuovere un pattern da una fotografia

Nella storia della fotografia c’è stato un periodo durante il quale si usava stampare su una carta particolare che mostrava inciso un fitto reticolo ricordante le cellette degli alveari.
Non so quale fosse il senso di questa cosa. Probabilmente era un modo per dare l’illusione di una maggior nitidezza di quanto non permettesse l’emulsione di quei tempi. Fatto sta che oggi quelle vecchie foto sono la bestia nera di quanti vorrebbero scannerizzarle per metterle in un album digitale. I vari filtri in dotazione a Photoshop comportano una fatica immensa e sostanzialmente non danno risultati soddisfacenti.
Problema analogo lo mostrano quelle immagini, prese da riviste o giornali, in cui è evidente il retino tipografico.

Personalmente non amo molto utilizzare i plugin, ma in questo caso la scelta è obbligata se vogliamo un risultato decente con pochissima fatica.
Alex V. Chirokov ha infatti creato un plugin per Photoshop che risolve il nostro problema. In internet esistono ormai diverse versioni ed è difficile districarsi nel trovare quella giusta o più recente, per questo ho pensato bene di mettere a disposizione quelle che utilizzo io. Parlo al plurale perché io uso sia la versione a 32bit che quella a 64bit, che ho messo in un unico file compresso, liberamente scaricabile, a questo indirizzo: http://www.brunoberti.it/utilities/FFT.rar

Per installare il plugin, dopo averlo scaricato e decompresso, se avete la versione a 32bit di Photoshop è sufficiente copiare i due file che si trovano nella cartella x86 nella cartella Plug-ins di Photoshop e avviare il programma. Se invece avete la versione a 64bit i file li trovate nella cartella x64; in questo caso dovete copiare nella cartella Plug-ins di Photoshop i due file che terminano con .8bf, mentre il file che termina con .dll dovete copiarlo nella cartella principale di Photoshop (la stessa dove è presente l’eseguibile photoshop.exe per capirci).
Per verificare la corretta installazione lanciate Photoshop e verificate che nel menu dei Filtri appaia anche la voce Fourier Transform (poi parleremo di questo nome astruso).

Per mostrare l’uso del plugin utilizzerò l’immagine seguente.

fotografia originale

fotografia originale

Qui si vede bene ciò che intendevo all’inizio. Non solo la fotografia mostra un pattern a cellette riconoscibilissimo, ma mostra anche segni di degrado la cui correzione sarebbe praticamente impossibile in presenza del pattern stesso.

Prima di procedere dobbiamo considerare tre cose.

  1. La prima è che il plugin lavora esclusivamente su immagini RGB (verificare quindi alla voce di menu Immagine->Metodo e, se il caso, provvedere alla corretta impostazione).
  2. La seconda è che il plugin darà un risultato in bianco e nero (questo nella maggior parte dei casi non è un problema perché queste vecchie fotografie sono quasi sempre in bianco e nero, ma qualcuna no, come nel mio esempio). Risolveremo questo inconveniente alla fine, nel frattempo facciamo una copia della nostra fotografia (menu Immagine->Duplica…).
  3. La terza infine è che il plugin lavora sul solo livello di background o Sfondo, quindi se ci sono più livelli o anche se ce ne è uno solo ma flottante, va tutto riportato allo stato di Sfondo (menu Livello->Unico Livello).

Una volta che tutto è a posto con le impostazioni, passiamo senz’altro al menu Filtro->Fourier Transform->FFT RGB… (da non confondere con IFFT RGB… con la “i” iniziale)

Filtro FFT

Filtro FFT

Questa orrida immagine è il risultato dell’applicazione di una procedura matematica chiamata Trasformata di Fourier (Fourier Transform) nella sua variante “veloce” (Fast in inglese, da cui il nome del filtro FFT – Fast Fourier Transform). Il suo compito non è di mostrarci una bella immagine, ma, nel nostro caso, la distribuzione delle ricorrenze dei dati che formano la foto (chiedo scusa ai matematici per l’eccessiva semplificazione – per quanti volessero approfondire c’è sempre Wikipedia). Naturalmente messa così non ci aiuta molto, ma se passiamo alla scheda dei canali e scegliamo il solo canale del Rosso (nella versione a 32bit sarà invece il canale del Verde)  avremo qualcosa di più significativo.

FFT - Canale del Rosso (nella versione a 32bit è il canale del Verde)

FFT – Canale del Rosso (nella versione a 32bit è il canale del Verde)

Tutte quelle stelline che appaiono sono causate dal nostro pattern! Basta eliminarle ed il gioco è fatto… quasi 😉 . Utilizzando un pennello sfumato ed un colore grigio scuro dobbiamo coprirle una ad una. MA NON DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE TOCCARE L’AREA CENTRALE DELL’IMMAGINE! Anzi, più ne stiamo lontani e meglio è. Se c’è qualche stellina vicina al centro andiamoci con un pennello piccolo e con attenzione.
Dovremmo ottenere una cosa del genere.

FFT - canale del Rosso corretto

FFT – canale del Rosso corretto

A questo punto torniamo sul canale RGB e ritroveremo più o meno la stessa brutta immagine di prima. 😦
Andiamo sul menu Filtro->Fourier Transform->IFFT RGB… (con la “i” iniziale questa volta) e voilà. 🙂

Filtro IFFT

Filtro IFFT

Come si vede la fotografia ha bisogno di un pesante restauro, non per colpa del plugin, ma per degrado originale della foto. Ora però è possibile intervenire con buone possibilità di successo. Farlo prima sarebbe stato velleitario.

Un uso troppo disinvolto del plugin può introdurre artefatti fastidiosi; il mio consiglio è di procedere per gradi cominciando a correggere i punti più evidenti, applicare il filtro IFFT per vedere il risultato ed eventualmente tornare indietro e modificare o aggiungere le correzioni, fino ad un compromesso accettabile. Come si nota, nel mio esempio qualche artefatto è presente ai bordi; niente che non si possa correggere con il timbro clone senza martoriare ulteriormente l’immagine col filtro FFT.

A questo punto il lavoro del plugin è terminato e, come avevo preannunciato, l’immagine risultante ha perso il colore.
Prima di procedere chiariamo ancora alcune cose.
Il termine IFFT, che dà il nome al secondo filtro che abbiamo usato, è l’acronimo di Inverse Fast Fourier Transform; in pratica, per riottenere la nostra immagine abbiamo applicato la procedura inversa a quella iniziale dopo aver effettuata la correzione.
Il colore si è perso perché la procedura lavora esclusivamente sulla tonalità  che è uno dei parametri del colore (l’altro è la saturazione, che viene scartata nella procedura). Questo dettaglio ci è utile per capire il senso del successivo passo.

Per ridare il colore originale alla nostra fotografia consideriamo il fatto che, come detto, il plugin, lavorando solo sulla tonalità, perde le informazioni complessive del colore. Di fatto ciò che resta è solo la rappresentazione della luminosità. La luminosità infatti è utilizzata in relazione al cosiddetto spazio dei colori dove rappresenta una delle coordinate, essendo le altre la tonalità e la saturazione che sono espressione del colore. Venendo a mancare il colore ciò che resta è la luminosità. (*)

Su Photoshop è prevista una modalità che tratta separatamente la luminosità dai colori. Si tratta della modalità Lab (menu Immagine->Metodo->Colore Lab).
Applichiamo quindi la modalità Lab ad entrambi i documenti aperti in Photoshop; sia questo, che abbiamo appena corretto, che l’originale duplicato all’inizio.
Nel documento su cui stiamo lavorando passiamo alla scheda dei canali, selezioniamo il canale Luminosità e lo copiamo in memoria (Ctrl-A e Ctrl-C).
Nella copia del documento originale (quella a colori con ancora il pattern) andiamo nella scheda dei canali, selezioniamo anche qui il canale Luminosità e stavolta incolliamo (Ctrl-V).
In pratica non abbiamo fatto altro che sostituire il canale della luminosità del documento originale con quello del documento corretto, senza coinvolgere i colori che sono regolati dai canali a e b. Riselezionando il canale Lab su quest’ultimo documento otterremo la nostra immagine a colori depurata del pattern.

Risultato finale

Risultato finale

C’è da dire che questa tecnica funziona perfettamente in presenza di un pattern tonale come quello della carta delle vecchie fotografie. In presenza di retino tipografico, dove il pattern è invece di tipo cromatico, le cose non sono così semplici e bisogna intervenire anche con filtri di riduzione del rumore lavorando sui canali a e b.

Per quanti fossero interessati al recupero di vecchie fotografie danneggiate rimando al mio precedente post Come eliminare graffi e polvere dalle fotografie

Buon divertimento 🙂

(*) Ringrazio Gabriele-TheClue per avermi segnalato un errore marchiano in questa sezione 🙂

Come fotografare correttamente i dipinti

Chi si è cimentato nel tentativo di fotografare un dipinto sa che è un’impresa tutt’altro che banale. Soprattutto nel caso di dipinti vecchi o antichi, la vernice o il vetro impediscono una fotografia frontale a causa dei riflessi naturali o, peggio ancora, quelli causati dal flash che spesso rendono l’immagine inutilizzabile. D’altra parte spostarsi leggermente di lato non risolve praticamente mai il problema. Bisogna spostarsi “molto” di lato, ma così facendo si introduce una grande distorsione prospettica (che comunque è sempre preferibile ad un riflesso) senza contare il fatto che così facendo entra nell’inquadratura anche una parte dell’ambiente circostante, spesso non gradita.

Esiste però un modo per risolvere tutti questi problemi in maniera ottimale.

La prima cosa da fare è portare il dipinto in un ambiente molto luminoso e con luce naturale diffusa. L’ideale sarebbe all’esterno all’ombra.

Bisogna poi misurare accuratamente il dipinto. Se si vuole mostrare anche la cornice dobbiamo prendere larghezza e altezza della cornice, altrimenti solo larghezza e altezza del dipinto dentro la cornice.

Armati preferibilmente di cavalletto posizioniamoci rispetto al quadro in modo tale da evitare i riflessi e disattiviamo il flash. Un filtro polarizzatore (magari recuperato dalla vecchia reflex e tenuto a mano libera davanti alla digitale) può essere di aiuto, ma senza aspettarsi miracoli, soprattutto in presenza di un vetro protettivo.
Con lo zoom inquadriamo il dipinto al massimo così da escludere dall’inquadratura la maggior parte possibile dell’ambiente. Nell’esempio qui sotto ho preso un mio vecchio lavoro un po’ rovinato e l’ho appoggiato su una traversa di uno scurone di finestra.

Fotografia originale

Fotografia originale

Le dimensioni di questa tavoletta sono 19,8cm x 30cm. A queste grandezze è sufficiente una macchina fotografica da 4 megapixels, ma per quadri più grandi bisogna utilizzare macchine più performanti. Ricordiamoci che il numero di megapixels non è necessariamente legato alla qualità della foto. La differenza la fa l’obbiettivo, quindi il telefonino sarebbe da scartare, ma in mancanza di meglio si può sempre fare una prova.
La macchina da me utilizzata in questo caso è una vecchia Powershot G1 da 3.3 megapixels.

Una volta scattata la foto dobbiamo passare a Photoshop.

Se andiamo a vedere le dimensioni dell’immagine noteremo che le stesse, alla voce Dimensioni documento, vengono indicate in cm.

Dimensioni in cm

Dimensioni in cm

Si nota subito che qui siamo al limite, infatti l’altezza è inferiore all’originale. Questo vuol dire che alla fine avremo un leggero degrado dell’immagine, ma non sarà così rilevante.

Il passo successivo è ritagliare l’immagine in modo da escludere tutto ciò che non si deve vedere.

Per fare questo ci aiuteremo con le guide posizionandole a definire ogni spigolo:

Allineamento guide

Allineamento guide – Le guide si incrociano in corrispondenza degli spigoli

Utilizzando lo zoom facciamo coincidere con la maggior precisione possibile l’incrocio di ogni coppia di guide con il relativo spigolo del dipinto:

spigoli

Allineamento guide negli spigoli

Sinceriamoci di avere attivato l’Effetto calamita sulle guide e poi con lo strumento Taglierina definiamo l’area attorno al dipinto, attiviamo il flag Prospettiva e spostiamo i quattro angoli della Taglierina in corrispondenza dei quattro spigoli.

Correzione prospettica del taglierino

Correzione prospettica del taglierino

Una volta effettuato il ritaglio avremo il nostro dipinto perfettamente inquadrato. Lo strumento Taglierina però si limita a rendere ortogonali i vertici senza preoccuparsi delle reali proporzioni, quindi dovremo procedere manualmente ad eventuali correzioni. Col menu Immagine->Dimensione immagine… –>Dimensioni documento introdurremo le reali dimensioni in cm del dipinto in larghezza ed in altezza. In questo modo saremo sicuri che le proporzioni finali saranno perfette. Ricordiamoci però di togliere la spunta all’opzione Mantieni proporzioni prima di procedere.

Ridimensionamento immagine

Ridimensionamento immagine

Questa operazione naturalmente introduce una qualche forma di degrado dell’immagine originale (stiramento o compressione). Se proprio si vuole ridurre al minimo questo effetto si può ricorrere alla proporzionalità invece che alla misura assoluta. In Dimensioni documento si può intervenire su uno solo dei parametri (altezza o larghezza) in modo tale che abbia lo stesso rapporto con l’altro come nel dipinto originale pur senza averne la stessa misura (il classico a:b=a’:b’ oppure a:a’=b:b’).

Per chi volesse approfondire l’utilizzo dello strumento Taglierina per le correzioni prospettiche, rimando al mio post Raddrizzare la prospettiva.

Rimane a questo punto solo da intervenire sui colori. Purtroppo in questo caso dobbiamo accettare più di un compromesso perché le macchine digitali sono ben lontane dalla resa fedele dei colori. In più noi vediamo i colori attraverso un monitor che funziona esattamente al contrario di come un vero dipinto si mostra a noi (luce diretta contro luce riflessa). Dobbiamo quindi fidarci del nostro monitor, dei nostri occhi e del metodo utilizzato. Come metodo suggerisco quello esposto in Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, mentre per eventuali ritocchi tesi ad eliminare piccole macchie, abrasioni o graffi rimando al mio altro post Come eliminare graffi e polvere dalle fotografie.

Alla fine il risultato è questo:

Fotografia finale

Fotografia finale

… con relativo dettaglio:

dettaglio

Dettaglio del dipinto dopo le correzioni

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, e, aggiungerei, in poche semplici mosse. Con Photoshop. Inutile nascondercelo, spesso le foto che scattiamo per catturare particolari colori (fiori o quant’altro) si rivelano piuttosto deludenti e piatte. I colori vibranti che il nostro occhio percepisce quasi mai vengono percepiti in modo analogo dalla nostra fotocamera. Allora ci ingegnamo coi contrasti, le curve ed i livelli di Photoshop per cercare di recuperarli in maniera empirica e poco produttiva. Non sempre con risultati all’altezza. Photoshop però, nei suoi innumerevoli meandri, nasconde soluzioni semplici ed efficaci che basta trovare. Vediamo come, con poco impegno, si possano ottenere colori veramente brillanti. Per dimostrare le potenzialità di questo metodo partirò da una foto che già potrebbe essere soddisfacente così come è. 073 Non sindachiamo qui sul valore artistico della foto, però la nuvola incombente sulla casa ha un certo fascino drammatico che potrebbe accontentarci già così. Ma noi non siamo mica qui per accontentarci. La prima cosa da fare è cambiare la modalità da RGB a Colore Lab (menu: Immagine->Metodo->Colore Lab). Colore Lab non significa, come si potrebbe pensare, qualcosa tipo laboratorio del colore, ma solo che il sistema di rappresentazione non è basato sui canali Rosso, Verde e Blu (RGB) come è di solito. E’ basato invece sui canali Luminosità, a e b, Lab per l’appunto, dove a e b indicano genericamente e rispettivamente le informazioni riguardanti le componenti Verde+Magenta e Blu+Giallo. Lascio ai più volonterosi immaginare cosa contenga il canale Luminosità. La seconda mossa è ricorrere alla regolazione delle Curve. Come i più sapranno è possibile intervenire con le regolazioni direttamente sull’immagine, però, siccome è facile esagerare con gli effetti, è meglio inserire un livello di regolazione sopra l’immagine di background, in modo da poterlo inserire o disinserire a piacere, per tenere sempre sott’occhio l’originale. Evitando così correzioni troppo artificiose. Per fare questo andiamo sul menu: Livello->Nuovo livello di regolazione->Curve… Da qualche parte apparirà qualcosa del genere: curvedef Se la griglia che avete voi è più larga di quella qui mostrata, è sufficiente cliccare sul grafico tenendo contemporaneamente premuto il tasto Alt. A noi interessa una certa precisione. Dove di default appare la voce Luminosità (vicino al pulsante Auto – da non toccare, per carità), noi sceglieremo invece prima a e successivamente b. Chi non sa utilizzare questo controllo faccia caso che agli estremi della retta che attraversa il grafico ci sono due piccoli quadratini. Cliccandoci sopra (e tenendo premuto il tasto sinistro del mouse) possiamo trascinarli dove vogliamo, all’interno del grafico. La retta (che poi è in realtà una curva) si adeguerà di conseguenza. Quello che vogliamo fare ora è spostare di due unità della griglia entrambi gli estremi della retta sia per la curva a che per la b. Come si vede nella immagine successiva.curvea Potete ottenere lo stesso risultato anche digitando direttamente i numeri che qui appaiono nelle caselle Output. Meglio ancora, per ciò che vogliamo fare, trascinando direttamente i due triangolini che appaiono in basso nel grafico; quello bianco di due unità a sinistra e quello nero di due unità a destra. Questo, ripeto, va fatto per entrambi i canali a e b. La simmetria tra lo spostamento a sinistra in alto e quello a destra in basso è essenziale, pena l’alterazione dei colori. Il risultato apparirà immediatamente ai nostri occhi. Inserendo e disinserendo il livello di correzione potremo farci un’idea precisa della correzione cromatica:

073.jpg

Immagine originale

 

Immagine finale

Immagine finale

In genere è bene fermarsi a questo punto per non rendere troppo artificiosa la nostra fotografia, però in questo caso (e ogni volta che il contrasto è ritenuto insufficiente) possiamo tentare un aumento della drammaticità correggendo anche la curva di Luminosità. L’immagine seguente è il risultato dello spostamento di tre unità solo sul triangolino nero nella curva di Luminosità. Si è perso il dettaglio della parete della casa a favore di una più semplice silouette che però risulta molto più efficace in questo contesto. 073Lab Una fotografia che si limitava a documentare un curioso fenomeno atmosferico, con pochissima fatica è stata trasformata in una fotografia di grande impatto emotivo.