Mona Lisa, la copia del Prado – Repubblica.it

La più antica copia, probabilmente dipinta in contemporanea all’originale.

Mona Lisa, la copia del Prado

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Mano ai colori

Dopo aver accuratamente riportato il disegno della Madonna Aldobrandini sulla tela (complimenti a Biba per aver indovinato il soggetto) comincio a pormi il problema del colore di base.In genere eseguo una base monocroma sulla quale poi passo con velature o sfregazzi di colore. Questo metodo era praticamente la norma ai tempi di Raffaello e sicuramente è stato adottato anche in questo dipinto. Non so se lo seguirò fino in fondo.
Devo dire che il mio approccio alla pittura è sempre sperimentale, anche quando faccio una copia, e questo mi porta a provare strade sempre diverse per valutarne gli effetti, anche a rischio di fallire. La copia, o anche un soggetto originale, per me è solo un pretesto per poter pastrocchiare coi colori, come da piccolo mi piaceva pastrocchiare col fango. 😳 Dopo un’attenta analisi dell’immagine decido di dipingere sopra una base brillante e calda che, nel mio giudizio, dovrebbe alla fine dare maggiore luminosità al lavoro finito.
Lavorando su una tela nuova non avrei bisogno di utilizzare colori acrilici come base e potrei passare direttamente a quelli ad olio, però gli acrilici hanno il vantaggio di essere diluibili in acqua e quindi, utilizzandoli in una prima fase, mi risparmio per un po’ di respirare i vapori fastidiosi della trementina che è invece il diluente per l’olio.
Scelgo come colore la terra di Siena naturale e la passo diluita sopra tutta la tela. In questo modo ottengo anche di fissare il disegno a matita che altrimenti sporcherebbe i colori.

Decido poi di ripassare comunque il disegno con un pennello sottile utilizzando una terra di Siena bruciata che è un colore rossastro.

Non so perché, ma questa accoppiata di colori mi sembra l’ideale per la base di questo dipinto.

Proseguo quindi l’abbozzo monocromo con quest’ultimo colore che utilizzo in trasparenza sulle parti che saranno in ombra e sul vestito delle Vergine che sarà poi rosso.

Infine utilizzo il bianco, non diluito ma con sfregature in semitrasparenza, per raffreddare le parti del dipinto che avranno un colore azzurro nella stesura finale, e per accennare alle pieghe della veste rossa.


Una cosa che salta subito in evidenza dopo questo intervento è la struttura a croce dell’architettura alle spalle delle figure.
Certamente non è una cosa casuale, ma attentamente ponderata nella composizione del disegno.

Un’altra cosa che mi colpisce è l’assenza della prospettiva negli edifici del paesaggio, tutte le linee dei tetti sono perfettamente orizzontali. Non c’è un punto di fuga.
Non è credibile un errore di Raffaello in questo senso, perciò si deve pensare ad una scelta precisa, ma le motivazioni mi sfuggono.
In ogni modo colpisce anche il fatto che, nonostante questo, il paesaggio appaia solido e credibile.

Come si può vedere la coloritura non è molto accurata perché in questa fase serve solo per dare l’impronta del dipinto; l’accuratezza arriverà poi per successive approssimazioni.

Facciamo adesso il punto della situazione.
Cominciano i primi ripensamenti: il giallo è troppo sfacciato, forse era preferibile una ocra gialla alla terra di Siena naturale; l’idea di ripassare il disegno col colore non è stata geniale, avrò il mio bel daffare a ricoprire le linee (diciamo allora che mi è servito per memorizzare meglio il disegno, vah… ).