Monna Francesca – colore

È ora di passare al colore e, come ho detto, vorrei procedere con velature.
In questa prima fase, contrariamente alla logica, ho usato molti colori. Avrei voluto usarne di meno per passare più gradatamente dal monocromo al colore, ma non avevo ancora una idea precisa di dove andare a parare e così ho lasciato che fossero i colori stessi ad indirizzarmi.
Da quello che mi ricordo ho usato rosso di cadmio chiaro, ocra d’oro e giallo di Napoli chiaro per l’incarnato; asfalto trasparente per i capelli; rosso e giallo di cadmio chiari assieme al turchese trasparente per lo sfondo. Più qualche altro, oltre naturalmente al bianco.

Prima stesura dei colori

Prima stesura dei colori

Questa prima stesura mi ha già dato un’indirizzo di massima: lo sfondo mi va quasi bene (mi sembra abbastanza rinascimentale per sposarsi col soggetto) e credo che mirerò ad un incarnato perlaceo che, tra l’altro legherebbe otticamente con le numerose perle presenti. Questo nonostante la modella in realtà abbia un incarnato tendente allo scuro (dovrò valutare però il colore degli occhi perché in genere ad una pelle chiara si accompagnano occhi chiari).

Ormai pronto ad una seconda sessione di colore e qui si è messo a diluviare per un paio di giorni togliendomi la luce che mi serviva. Quindi stop.
Oggi pomeriggio il tempo è migliorato così ho potuto sfruttare un paio d’ore per riprendere il lavoro.

Seconda stesura di colore

Seconda stesura di colore

Non si vede una gran differenza rispetto all’immagine precedente (colpa anche della macchina digitale, si sa), ma l’insieme è più armonioso e mi pare che anche il soggetto mostri una espressione più altera, più adeguata al tema rinascimentale.

Spero, nel prossimo post, di mostrare il dipinto finito. E magari con la cornice. 🙂


Rif:
Monna Francesca
Monna Francesca – secondo giorno
Monna Francesca – grisaille

 

Ritratto in rosa – il traguardo si avvicina

Sono un po’ deluso 😦
Non del dipinto, che ormai si avvicina alla fine, quanto della resa della macchina fotografica. 👿

Ero intenzionato a mostrare altre due fasi di pittura, dove ho cominciato a rifinire un po’ tutto, ma al momento di comparare le due immagini ho scoperto con disappunto che differivano fra loro più per la resa fotografica che per le reali differenze pittoriche. 😯 Insomma le dominanti cromatiche introdotte dalla macchina digitale erano tali da vanificare ogni tentativo di mostrare le differenze sottili di colore che c’erano tra una versione e quella successiva. 😥

Mi limiterò quindi, a titolo di documentazione, a mostrare solo l’ultimo scatto. Metto però anche le mani avanti dicendo che i colori che si vedono hanno poco da spartire con gli originali. :mrgreen:
Ciò che io vedo in questo momento dal vero è un dipinto piacevole da guardare nei suoi colori, anche se ancora non terminato.
Ciò che mostro sul blog è un facsimile abbastanza fastidioso soprattutto nel colore della veste, ma tant’è. 🙄

Prime rifiniture

A questo punto procederò con variazioni così sottili che sarà inutile pubblicarle (tanto non si vedrebbero comunque).

Mi limiterò quindi in futuro a postare il dipinto finito con la consapevolezza che la macchina fotografica lo mostrerà probabilmente uguale a questo qui. 😐

Aggiornamento:
Siccome che sono tignoso, non mi sono rassegnato all’idea di mostrare la brutta foto di cui sopra. Ho deciso di riprovare a fare una nuova serie di scatti modificando l’illuminazione. Non è che il risultato sia molto meglio in termini di fedeltà, ma come foto mi sembra migliore questa

Rifotografato

La verità sta nel mezzo; capelli, nastro incrociato e marmo della prima foto, incarnato e veste della seconda (anche se il colore della veste è più saturo nella realtà, ma la tinta è quella… per il momento)


Rif:
Ritratto in rosa
Il ritratto in rosa prosegue

Ritratto in rosa

Siccome sono un tipo deciso, ho deciso di soprassedere nel portare a termine il dipinto di Psiche che consola Venere di cui ho parlato nel post Psiche e Venere: quanto manca alla fine?  😳
Questo non significa che non lo terminerò mai più, ma solo che non mi sento pronto a riprendere a freddo un lavoro così impegnativo dopo una lunghissima pausa.
Ho bisogno prima di rifarmi la mano pastrocchiando un po’ con pennelli e colori :mrgreen: ; così, senza ambizioni particolari.
Siccome sono anche un poco tirchio non mi andava proprio di sprecare una tela nuova per una prevedibile crosta e ho deciso di sacrificare un vecchio abbozzo mai terminato che giaceva nella polvere dal lontano 2007. 💡
Questo:

Ritratto in rosa

C’è da dire che anche questo abbozzo sfruttava una piccola tela riciclata (35×40 cm) e non l’ho mai terminato perché, dopo averlo iniziato, mi sono accorto che la composizione non mi piaceva. In realtà ero solo rimasto affascinato dal viso della modella (trovata su internet), ma non avevo valutato appieno il soggetto nella sua interezza. Così l’ho abbandonato, (ma il viso della modella l’ho usato poi come Venere, nel dipinto con Psiche, sia pure in una posa diversa).
La particolarità di questa tela è che sul retro ospita un’altro ritratto abbandonato. Alla fine se qualcuno se la compra fa un affare, tre ritratti al posto di uno. 😀

Naturalmente, per rifarmi la mano, avrei potuto cercare di completare questo dipinto; però avrei incontrato gli stessi problemi. La mia idea invece era quella di cimentarmi su una copia di un maestro.
Siccome per il dipinto di Psiche e Venere mi sono ispirato a John William Godward ho deciso di fare una copia del suo dipinto A Grecian Lovely.

John William Godward - A Grecian Lovely

Chi ha seguito l’evoluzione di Psiche e Venere si sarà già accorto che non l’ho scelto a caso, essendo questo il profilo (rovesciato) utilizzato per Psiche; quale dipinto migliore per rifarmi la mano in previsione dell’altro? 😉

Il problema principale a questo punto è fare in modo di coprire il vecchio abbozzo e, per il mio modo di dipingere, non è molto semplice. Io lavoro essenzialmente per trasparenze e questa tecnica mi torna utile per mantenere la vecchia intonazione cromatica, che si adatta al nuovo soggetto, ma la difficoltà sta nel nascondere il vecchio disegno senza appesantire il dipinto con colore a corpo. 😕

Inizio dedicandovi un paio d’ore usando sostanzialmente solo bianco e terra d’ombra:

Prima stesura

Poi devo abbandonare perché il colore non “aggrappa” più e il pennello me lo asporta invece di stenderlo. Devo aspettare che asciughi. Come si nota è ancora in evidenza il disegno sottostante.

Il giorno dopo, a colore asciutto, vi dedico una mezza giornata allargando un po’ la tavolozza (nel senso che aggiungo più colori, non che la stiro da tutte le parti 🙄 ):

Seconda stesura

Il vecchio viso è ormai scomparso sotto il nuovo colore; si intravedono ancora una parte della fronte (all’interno dei capelli) e soprattutto le mani, mentre la spalla è ormai una indistinta macchia di colore nello sfondo. Ho riportato anche a matita le principali linee di piega dell’abito.
Siccome l’abito stesso è impostato sulle trasparenze prevedo delle difficoltà nell’esecuzione. Credo che la soluzione migliore sia dipingere prima l’incarnato, come fosse un nudo,  fino a coprire i segni delle mani, e poi eseguire l’abito in trasparenza. Tra parentesi, non era raro tra i preraffaelliti (ai quali Godward era vicino) fare prima le figure nude con estrema precisione e solo successivamente drappeggiarle.

Farò così anch’io, domani ci provo. Per intanto pubblico.

Lo stop del dipinto

Dopo aver definito l’abbozzo sono passato a colorire il dipinto.
Questa fase è paradossalmente la più antipatica. Mentre l’abbozzo è un’opera piena di potenzialità, la successiva coloritura è un dramma perché il disegno ed i volumi vengono snaturati dall’ingresso di un nuovo protagonista che vuol essere la primadonna: il colore. 😎
I volumi vanno ridefiniti anche in termini cromatici e non solo più tonali, il disegno originale viene ricoperto e si comincia a temere di non controllare la situazione. Il dipinto perde vivacità e spontaneità, diventa piatto e banale e lo scoramento si fa sempre più forte. 😦
A poco vale pensare che non è la prima volta, che bisogna stringere i denti, che i risultati verranno in seguito. La tentazione di mollare tutto è dietro ogni pennellata. Il rischio che questo dipinto vada a far compagnia alla folta pattuglia degli aborti, accatastati in un angolo, c’è. 😮

Sarà per questo, sarà per i sopravvenuti lavori di muratura in casa, sarà che è venuta meno la spinta iniziale, ma soprattutto saranno i troppi dubbi che mi attanagliano. La posa, l’anatomia, i volti, le capigliature, il bosco, il vestito sono troppe variabili in gioco. Praticamente tutto il dipinto non va. 😥
Così, arrivato a questo punto, ho mollato. 😳

Coloritura di base

A questo stadio di avanzamento ho interrotto il lavoro per oltre un anno e mezzo. 🙄


Rif.
Psiche che consola Venere
Psiche e Venere: il disegno
Psiche e Venere: l’abbozzo su tela
Psiche e Venere: l’abbozzo monocromo
Definire l’ambiente

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, e, aggiungerei, in poche semplici mosse. Con Photoshop. Inutile nascondercelo, spesso le foto che scattiamo per catturare particolari colori (fiori o quant’altro) si rivelano piuttosto deludenti e piatte. I colori vibranti che il nostro occhio percepisce quasi mai vengono percepiti in modo analogo dalla nostra fotocamera. Allora ci ingegnamo coi contrasti, le curve ed i livelli di Photoshop per cercare di recuperarli in maniera empirica e poco produttiva. Non sempre con risultati all’altezza. Photoshop però, nei suoi innumerevoli meandri, nasconde soluzioni semplici ed efficaci che basta trovare. Vediamo come, con poco impegno, si possano ottenere colori veramente brillanti. Per dimostrare le potenzialità di questo metodo partirò da una foto che già potrebbe essere soddisfacente così come è. 073 Non sindachiamo qui sul valore artistico della foto, però la nuvola incombente sulla casa ha un certo fascino drammatico che potrebbe accontentarci già così. Ma noi non siamo mica qui per accontentarci. La prima cosa da fare è cambiare la modalità da RGB a Colore Lab (menu: Immagine->Metodo->Colore Lab). Colore Lab non significa, come si potrebbe pensare, qualcosa tipo laboratorio del colore, ma solo che il sistema di rappresentazione non è basato sui canali Rosso, Verde e Blu (RGB) come è di solito. E’ basato invece sui canali Luminosità, a e b, Lab per l’appunto, dove a e b indicano genericamente e rispettivamente le informazioni riguardanti le componenti Verde+Magenta e Blu+Giallo. Lascio ai più volonterosi immaginare cosa contenga il canale Luminosità. La seconda mossa è ricorrere alla regolazione delle Curve. Come i più sapranno è possibile intervenire con le regolazioni direttamente sull’immagine, però, siccome è facile esagerare con gli effetti, è meglio inserire un livello di regolazione sopra l’immagine di background, in modo da poterlo inserire o disinserire a piacere, per tenere sempre sott’occhio l’originale. Evitando così correzioni troppo artificiose. Per fare questo andiamo sul menu: Livello->Nuovo livello di regolazione->Curve… Da qualche parte apparirà qualcosa del genere: curvedef Se la griglia che avete voi è più larga di quella qui mostrata, è sufficiente cliccare sul grafico tenendo contemporaneamente premuto il tasto Alt. A noi interessa una certa precisione. Dove di default appare la voce Luminosità (vicino al pulsante Auto – da non toccare, per carità), noi sceglieremo invece prima a e successivamente b. Chi non sa utilizzare questo controllo faccia caso che agli estremi della retta che attraversa il grafico ci sono due piccoli quadratini. Cliccandoci sopra (e tenendo premuto il tasto sinistro del mouse) possiamo trascinarli dove vogliamo, all’interno del grafico. La retta (che poi è in realtà una curva) si adeguerà di conseguenza. Quello che vogliamo fare ora è spostare di due unità della griglia entrambi gli estremi della retta sia per la curva a che per la b. Come si vede nella immagine successiva.curvea Potete ottenere lo stesso risultato anche digitando direttamente i numeri che qui appaiono nelle caselle Output. Meglio ancora, per ciò che vogliamo fare, trascinando direttamente i due triangolini che appaiono in basso nel grafico; quello bianco di due unità a sinistra e quello nero di due unità a destra. Questo, ripeto, va fatto per entrambi i canali a e b. La simmetria tra lo spostamento a sinistra in alto e quello a destra in basso è essenziale, pena l’alterazione dei colori. Il risultato apparirà immediatamente ai nostri occhi. Inserendo e disinserendo il livello di correzione potremo farci un’idea precisa della correzione cromatica:

073.jpg

Immagine originale

 

Immagine finale

Immagine finale

In genere è bene fermarsi a questo punto per non rendere troppo artificiosa la nostra fotografia, però in questo caso (e ogni volta che il contrasto è ritenuto insufficiente) possiamo tentare un aumento della drammaticità correggendo anche la curva di Luminosità. L’immagine seguente è il risultato dello spostamento di tre unità solo sul triangolino nero nella curva di Luminosità. Si è perso il dettaglio della parete della casa a favore di una più semplice silouette che però risulta molto più efficace in questo contesto. 073Lab Una fotografia che si limitava a documentare un curioso fenomeno atmosferico, con pochissima fatica è stata trasformata in una fotografia di grande impatto emotivo.

Cambiare il colore degli occhi

Non esiste un modo sicuro per cambiare il colore degli occhi in una fotografia digitale. Dipende da molte circostanze, non ultima quella del colore originale che influenza forzatamente le scelte.
Il metodo che utilizzo lo preferisco per la versatilità, che mi permette facili sperimentazioni e modifiche al volo.
Carichiamo innanzitutto l’immagine da modificare sul nostro programma di grafica.

In un soggetto simile è facile (oltre che piacevole) lavorare.  Probabilmente gli occhi sono già stati ritoccati in precedenza, ma sono ideali come esempio.

Inseriamo un livello (Layer) vuoto sopra all’immagine di fondo; selezioniamo il colore che vogliamo (diciamo una tonalità di verde) e con il pennello sfumato copriamo completamente (e con attenzione – usiamo lo zoom per ingrandire gli occhi) l’area dell’iride.

Cambiamo la modalità di fusione del livello da Normale a Luce Soffusa (Soft Light). Il risultato è immediato.

Non fermiamoci però qui; magari un’altra scelta può dare un effetto migliore.

Proviamo col viola.
Spegnamo il livello del verde e creiamo un nuovo livello. Stessa procedura, fare solo attenzione a non usare il pennello sul livello precedente, dove c’è già il verde.

A questo punto si può vedere la flessibilità di questo metodo. Se accendiamo anche il livello del verde, assieme al viola, otteniamo senza fatica una tonalità di blù.

Se vogliamo ottenere un colore scuro mediterraneo, abbiamo qualche problemino in più. Il metodo di fusione del livello adottato fino ad ora non è adeguato; meglio utilizzare Sovrapposizione (Overlay).
Anche così però il colore rischia di essere troppo chiaro. L’accensione contemporanea anche di uno o più dei livelli precedenti può dare risultati più validi, magari lavorando anche sulla trasparenza dei livelli stessi. Nell’immagine che segue il colore è stato ottenuto con un marrone in Overlay e un viola in Soft Light.

Mescolare non solo i livelli, ma anche le modalità di fusione dei livelli stessi e le loro trasparenze può dare una serie infinita di varianti e questa è la forza di questo metodo.

I risultati possono essere più limitati nel caso di un colore di partenza già scuro. In questo caso conviene prima schiarire un po’ l’iride utilizzando il colore bianco e il pennello direttamente in modalità Soft Light (con parametri di bassa opacità), cercando di non toccare le parti che devono restare scure, pena il rischio di un occhio troppo spento.

Naturalmente il sistema può essere utilizzato anche per cambiare il colore di altre parti di una immagine; per esempio per cambiare o ravvivare un rossetto oppure un cielo.

Alla prossima.