Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 39.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 14 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

William Dyce: analisi di un dipinto.

Beh, forse analisi di un dipinto, come scritto nel titolo, è un po’ pretenzioso perché non intendo fare un’analisi nel senso classico del termine quando si parla di pittura.
Vorrei solo provare a sottolineare alcune cose interessanti che ho notato nel quadro in oggetto.

Sto parlando del dipinto Paolo e Francesca di William Dyce già postato alcuni giorni fa.

William Dyce – Paolo e Francesca (1837)

Ho avuto modo di osservare dal vero questo dipinto in una mostra e ho notato alcune particolarità.
La prima era che, sulla sinistra di chi guarda, il maestro ha avuto un ripensamento. Grazie (purtroppo) al degrado della materia pittorica si può intravedere (molto più dal vero che in questa immagine) una terza figura che riaffiora. Questa figura è solo parziale in quanto è tagliata in parte dal bordo del dipinto. Probabilmente si trattava del servo maligno di Gianciotto Malatesta intento a spiare i due amanti e la cornice che lo copriva in parte doveva rimandare al senso di figura seminascosta.
Da un punto di vista della composizione Dyce deve aver pensato che tale figura, sia pur solo parziale, sbilanciasse troppo il disegno per cui, dopo averla ricoperta con lo sfondo e la balaustra, l’ha sostituita in maniera molto più efficace ed intrigante con una mano di cui si intravedono appena le dita.
Il dipinto così è più armonioso e quelle dita adunche e misteriose suggeriscono molto meglio l’atmosfera drammatica che sta dietro l’apparente armonia degli amanti.
Tutto ciò comunque non è il risultato di una scelta pittorica, ma è la conseguenza di un taglio della tela, che si era danneggiata, nel 1882 e quindi non si sa esattamente come Dyce abbia completato quella parte del dipinto.

L’altra cosa invece che mi ha colpito riguarda il cielo stellato al tramonto. Le poche stelle inserite assieme alla Luna calante danno molto bene l’idea della luce che si affievolisce.
La Luna calante ci dice che è un tramonto e non un’alba, coerentemente con lo spirito del soggetto.
Però sono stato colpito dalla precisione con cui è stata dipinta la Luna e da quella stella che gli è vicina e mi sono chiesto quanto fosse alta in realtà questa precisione.

D’istinto sono stato indotto a pensare che la stella vicino alla Luna fosse il pianeta Venere, e in una storia d’amore Venere è sempre tra le scatole, ma questa è una storia finita male e Venere così mi è sembrata stonare un po’.

La disposizione complessiva delle stelle in cielo mi ha fatto pensare che Dyce abbia dipinto quel tramonto con scientifica precisione.
Dyce non è molto conosciuto, ma è stato un importante maestro che ebbe un notevole influsso sui preraffaelliti, e fu anche un premiato ricercatore scientifico. Ed è stato anche in Italia dove avrebbe potuto in effetti vedere dal vero quel tramonto.

Armato di santa pazienza e di qualche strumento software opportuno ho provato a verificare questa ipotesi: Dyce ha visto davvero quel tramonto oppure è solo un parto della sua fantasia?

Innanzi tutto ho dovuto decidere da quale località Dyce avrebbe potuto osservare il cielo.
Naturalmente il primo posto che viene in mente è Gradara, però, per chi è dei luoghi, nel quadro si vede chiaramente il monte di san Marino, anche se non c’è la Rocca. Non è da escludere che la presenza della Rocca avrebbe distratto l’osservatore con un dettaglio dello sfondo troppo particolare per passare inosservato, quindi potrebbe essere stata sacrificata semplicemente per necessità pittoriche.
Se si vede San Marino verso il tramonto è ragionevole pensare che la località di osservazione sia piuttosto Rimini che Gradara, guardando verso Sud-Ovest. Ho quindi inserito le coordinate di Rimini e puntato a Sud-Ovest.
Il dipinto è del 1837 e sono partito da lì, ma non ho trovato quella particolare disposizione della Luna  e delle stelle in nessun tramonto di quell’anno.
Ho cominciato perciò ad andare a ritroso negli anni fino a che sono arrivato ad una particolare data che mi ha fatto gridare “Eureka!” (Vabbè, lo ammetto, non ho il copyright di questa esclamazione 😳 ).

Ci sono due motivi per pensare che effettivamente Dyce abbia visto quel tramonto dal vivo.
Uno è che la stella vicino alla Luna non è Venere, bensì Marte. E questo si confà molto meglio con la storia.
L’altro è che la data che ho trovato è il 1/1/1827 alle ore 19:00, e nel 1827 Dyce era effettivamente in Italia, dove ha soggiornato per due anni! 😮
Un cielo serale di un capodanno a  Rimini, dove sicuramente era sulle tracce dei luoghi danteschi, potrebbe aver ispirato Dyce per il dipinto di dieci anni più tardi.

Sovrapposizione in negativo del cielo stellato del 1/1/1827 ore 19:00 visto da Rimini

Come si vede, pur considerando le ovvie deformazioni visuali del dipinto a cui ho cercato di rimediare con opportune deformazioni dell’output del programma, c’è un’innegabile corrispondenza di quattro elementi su cinque. Manca nel vero solo una stella (quella più a sinistra sopra la Rocca) e la sua presenza nel dipinto può voler dire tre cose:

  • Tutto ciò che ho detto è sbagliato 😳
  • È stata inserita per esigenze di composizione (potrebbe essere in realtà quella che c’è più in alto, spostata più giù)
  • La sera del primo gennaio 1827 su Rimini c’era un UFO 😉

Un’ultima curiosità è che, stando così le cose, nascosta dietro a Francesca viene a trovarsi la stella Fomalhaut e alle 19:00 questa è perfettamente allineata con l’intersezione dei seni.
Forse è solo un caso, ma perché non pensare che in quella stella Dyce abbia visto proprio Francesca e quindi abbia già avuto pressoché completa l’idea compositiva del dipinto?
Non è da escludere, anzi, che la precisione del cielo e quella dello sfondo stiano ad indicare che quella sera Dyce non era solo, ma in compagnia di tavolozza e pennelli, e che abbia già allora abbozzato il dipinto che vedrà la luce dieci anni dopo.