Gli UFO non esistono

Poi Dio disse: Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza, chè domini i pesci del mare, i volatili del cielo, le bestie, e tutta la terra, e tutti i rettili che strisciano sopra la terra. Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio, li creò maschio e femmina.

(Genesi I, 26)

Benché la definizione di UFO (oggetto volante non identificato) non postuli la natura dell’oggetto, ma ne evidenzi solo la mancata identificazione, con il termine UFO ci si riferisce in genere agli oggetti volanti che l’osservatore non è riuscito a ricondurre a qualcosa di conosciuto e di cui si ipotizza l’origine extraterrestre.

fonte: wikipedia

Quando diedi il mio primo bacio ad una ragazzina, dissi che l’unica cosa che a quel punto mi mancava per essere completamente felice era di vedere un UFO.
Lei lo prese per un complimento, ma la realtà era che io credevo davvero che avrei potuto vederne uno, prima o poi.
Ero un divoratore di libri di fantascienza e, tra i grandi autori, avevo una vera e propria venerazione per Isaac Asimov, che tra l’altro era anche un grandissimo divulgatore scientifico. E fu proprio un suo scritto di divulgazione che mi aprì gli occhi: gli UFO non esistono.

Per valutare le reali possibilità di un incontro con una civiltà aliena dobbiamo prendere in considerazione alcuni punti che gli indefessi assertori dell’esistenza di omini più o meno verdi spesso ignorano o fanno finta di ignorare.

Le distanze.
Come già esposto nel mio precedente intervento Distanze, alla luce delle nostre attuali conoscenze (che sono le uniche a cui appellarci per fare un discorso serio) le distanze intergalattiche sono incolmabili.

La galassia di Andromeda dista da noi 2,5 milioni di anni luce (distanza impossibile da definire in Km). Tra andata e ritorno, viaggiando appunto alla velocità della luce, ci occorrerebbero 5’000’000 di anni, un numero di generazioni ben superiore a quante sono già passate da quando è nato l’homo sapiens (circa 150’000 anni).
Andromeda intanto ci sta venendo incontro ad una velocità 100 volte maggiore della massima velocità che possiamo raggiungere noi oggigiorno.
E ci sarà addosso solo fra tre miliardi di anni!

E’ quindi da escludere che qualcuno sia arrivato fino a noi da quella galassia, che è una delle più vicine, men che meno dagli altri miliardi di galassie più distanti. Questo indipendentemente dal fatto che ci possano essere forme di vita extragalattiche.

Dovremo perciò focalizzare la nostra attenzione sulla sola Via Lattea.
Se ci sono degli UFO possono venire solo da una stella della nostra galassia.

Anche se consideriamo la sola Via Lattea le distanze non ci aiutano comunque.
Noi ci troviamo all’incirca a metà di uno dei bracci a spirale e questo vuol dire che, volando alla velocità della luce (cosa comunque impossibile) impiegheremmo circa 25’000 anni per raggiungerne il centro o la periferia.

Per raggiungere invece la stella a noi più vicina avremmo bisogno di 5 anni circa. Senza contare il tempo che dovremmo impiegare per metterci alla ricerca di un pianeta abitato. E senza contare che la stella a noi più vicina, Proxima Centauri, è una piccola debole stella inadatta a favorire la nascita di forme di vita (sia pur elementari) su un qualsiasi pianeta.
E’ quindi probabile che dovremo spostarci un po’ più in là verso Alpha Centauri, simile al nostro Sole, aggiungendo altri due anni al viaggio.

Stiamo parlando di velocità massime ideali (quelle della luce) che non potremo mai raggiungere, in realtà dobbiamo pensare realisticamente che un viaggio simile come minimo porti via centinaia di anni, sia per noi che vogliamo andare là, sia per gli UFO che vogliono arrivare qua.

Se ci sono degli UFO in giro devono avere per forza una base all’interno del nostro sistema solare. Non possono andare e venire in continuazione da casa loro a qui e viceversa.

La vita.
Attualmente l’unico pianeta del nostro sistema solare sul quale è nata la vita è la Terra.
Le ricerche condotte con le sonde non sono riuscite ad evidenziare nessuna altra forma di vita, neppure primordiale, in altri pianeti. E le prospettive future non sono affatto incoraggianti.
Non solo, ma anche sulla Terra la vita si è sviluppata grazie a tutta una serie di coincidenze favorevoli quali la temperatura giusta, l’atmosfera giusta, la gravità giusta, l’acqua. Anche la Luna, che si trova alla distanza giusta e con la giusta massa, è essenziale. Una luna diversa non sarebbe stata in grado di contribuire a stabilizzare la temperatura del nostro pianeta e a favorire quindi l’insorgere della vita. Basti pensare al fatto che una variazione di appena un paio di gradi, come quella che si sta verificando, ci sta mettendo in crisi.
Mettiamo poi nel conto anche che lo strato di ozono e pure il campo magnetico, cose che non tutti i pianeti hanno, proteggono la vita dalle micidiali radiazioni solari e cosmiche.

Insomma, fuori dal guscio della nostra atmosfera, l’universo non è un ambiente adatto alla vita, anzi è un ambiente implacabilmente sfavorevole a ogni forma di vita superiore (la possibilità che i batteri possano invece essere sparsi in ogni dove, è la base di  una teoria – la panspermia – che comunque non è ancora dimostrata).

Dobbiamo allora mettere in conto che non solo la vita complessa oltre il nostro pianeta sia rara, ma anche che non ci sia affatto. Quindi non ci si deve illudere di trovarla subito su Alpha Centauri. E’ probabilissimo che non ci sia niente nemmeno lì.

Il metabolismo.
Se diamo uno sguardo alle forme di vita diverse presenti sul nostro pianeta, ne possiamo contare milioni. Se aggiungiamo anche quelle estinte arriviamo a svariati miliardi.
Se tanta  diversità si è sviluppata in un unico ambiente comune, è ragionevole pensare che su un altro pianeta ce ne siano altrettante, ma tutte diverse dalle nostre, con metabolismi assolutamente differenti.

E’ quasi scontato perciò che un alieno non abbia una forma umanoide e anzi difficilmente si presenterà a noi anche solo con l’apparenza di un vertebrato. C’è da ipotizzare addirittura una nostra oggettiva difficoltà a riconoscerne uno.

Questo dettaglio sembra secondario, in realtà scardina la concezione religiosa monoteistica che vuole l’uomo a immagine e somiglianza di Dio.
O Dio ha creato l’uomo soltanto sul nostro pianeta (quindi non c’è nient’altro di intelligente nella restante infinità) oppure ha seminato l’universo di esseri intelligenti più o meno uguali a noi, in quanto immagine e somiglianza del creatore.
Ma questo, stando al meccanismo evolutivo stabilito dal creatore stesso, è un evento piuttosto improbabile.

Insomma se qualcuno ci spaccia una figura umanoide come aliena, possiamo tranquillamente tacciarlo di ciarlataneria con ottime possibilità di non sbagliarci. Diciamo dieci miliardi a uno?

Le dimensioni.
Anche su questo punto dobbiamo rifarci alla nostra esperienza. Le dimensioni degli organismi viventi variano e sono variate nel tempo in quantità incredibili.
Si passa dalle forme più minuscole e praticamente invisibili ai massicci dinosauri alti come grattacieli.

La possibilità che eventuali alieni siano pressapoco delle nostre dimensioni è sicuramente una delle più alte, tra quelle considerate negli altri punti. Rimane comunque una possibilità piuttosto scarsa.

E’ più facile che un alieno sia fisicamente più grande di noi, magari come una villa, se non proprio un grattacielo. Oppure è ancora più facile che sia decisamente più piccolo, come una formica o un pidocchio.

Le astronavi aliene potrebbero perciò essere gigantesche o piccolissime. Sembra però che la maggior parte di quelle che ci vengono mostrate come UFO siano decisamente “a misura d’uomo“.

Ciò vale ancora di più, incredibile coincidenza, per il loro equipaggio composto sempre di esseri appena un po’ più piccoli o un po’ più grandi di noi.

La comunicazione.
Basti pensare alle troppe forme di vita sulla terra con le quali non c’è possibilità di interazione.
Tutto il mondo vegetale per esempio. Noi sappiamo che ci sono le piante, ma loro ignorano completamente la nostra esistenza.
Questo è un fatto da considerare quando ipotizziamo di incontrare un alieno.

Non è solo una questione biologica. Abbiamo grosse difficoltà a relazionarci anche tra esseri umani, semplicemente a causa delle differenze culturali.
Queste differenze vanno messe nel conto e possiamo credere che nel caso di un incontro con una razza aliena siano decisamente più grandi. Addirittura insormontabili.

C’è quindi la possibilità che, pur incontrando una forma di vita aliena, non si sia in grado di instaurare una comunicazione con essa per troppa diversità.

L’evoluzione.
Fino a non tanto tempo fa si pensava all’evoluzione come ad un percorso della vita verso forme sempre più complesse al cui vertice stava l’intelligenza. Oggi ne sappiamo un po’ di più. In realtà l’evoluzione è un processo di adattamento alle mutate condizioni ambientali e per questo non necessariamente la vita evolve verso forme complesse o intelligenti, ma solo più adatte.

Nel nostro futuro non è detto che saremo per forza sostituiti da una specie più intelligente di noi o solo intelligente come noi. Un semplice albero potrà piantare le sue radici sulle rovine del Louvre, se sarà più adattato di noi a un drastico cambiamento ambientale.

L’ovvia conclusione è che se incontriamo una forma di vita aliena non è detto che sia intelligente, almeno ad un livello tale da poter instaurare un dialogo.

La possibilità di trovare un’altra intelligenza è una su svariati miliardi.

La tecnologia.
Non abbiamo esperienza di forme di vita intelligenti, a parte la nostra, e quindi non sappiamo a quali livelli una intelligenza possa arrivare e quali direzioni possa prendere.
Certo è che non è scontato che una intelligenza debba per forza evolvere in senso tecnologico, come abbiamo fatto noi.

Ci potrebbero essere forme intelligenti rivolte esclusivamente alla contemplazione, oppure alla filosofia, o semplicemente impossibilitate a costruire strumenti tecnologici per mancanza, per esempio, di arti.
Anche qui, la statistica ci dice che la possibilità dell’esistenza di un’intelligenza aliena tecnologica (quindi in grado di confrontarsi con la nostra) è praticamente pari a zero.

Infatti se tutte le forme di vita sulla Terra, attuali e passate, fossero intelligenti soltanto una (noi) potrebbe essere tecnologica (almeno al livello di complessità raggiunta) perché morfologicamente adatta o adattata.
Pensiamo a un cane intelligente, oppure a una medusa intelligente o a un ragno intelligente e valutiamo quante possibilità avrebbe di riuscire a costruire oggetto tecnologico un minimo complesso.
Stiamo parlando quindi ancora di una sola possibilità su moltissimi miliardi.

Insomma se non è zero, è quasi zero la possibilità che una intelligenza extraterrestre sia anche tecnologica e quindi possegga gli strumenti per interagire con noi, quali radio oppure astronavi.
💡 L’ipotesi che intelligenza e capacità tecnologica siano due facce della stessa medaglia è certamente da prendere in considerazione, ma al momento mi sembra sia più che altro una speculazione non supportata da fatti.

Il tempo.
La nostra capacità di sondare il cosmo alla ricerca di vita ha poche decine di anni, su un tempo evolutivo della specie piuttosto breve, che è di poche centinaia di migliaia di anni.
Analizzando la storia delle forme estinte, possiamo valutare in pochi milioni di anni la durata della nostra presenza su questo pianeta.
Dopo di che ci estingueremo come tutti quelli che ci hanno preceduto. E così dobbiamo aspettarci che succeda anche alle forme di vita aliene.

Possiamo immaginare che l’intelligenza nell’universo appaia come un sequenza di luci intermittenti, ognuna delle quali si accende un attimo (qualche milione di anni è un attimo rispetto all’età dell’universo) e poi si spegne.
Come il brulicare di tanti flash che si vedono negli stadi o nelle manifestazioni notturne.

Il problema quindi è che le due luci devono essere sincronizzate per permettere un incontro. Vale a dire che l’evoluzione intellettiva e tecnologica deve essere sostanzialmente contemporanea per entrambe le razze che si incontrano.

In un universo che ha quasi 13 miliardi di anni, e nonostante centinaia di miliardi di galassie, questa possibilità è piuttosto scarsa.
Per tornare all’esempio dello stadio di prima, dovremmo trovare due flash che scattano nello stesso preciso istante e oltretutto devono essere uno accanto all’altro.

Possiamo anche dire, come ulteriore esempio, che la possibilità è la stessa che hanno due concorrenti di un quiz di premere contemporaneamente il pulsante senza essere avvertiti che la domanda è terminata. O addirittura senza che la domanda venga fatta.

Conclusioni.
Ognuno dei punti illustrati mostra chiaramente che la possibilità di incontrare una forma di vita intelligente fuori dal nostro pianeta è prossima a zero. Messi assieme la rendono di fatto nulla.

Se esistono alieni intelligenti o sono già estinti, o devono ancora nascere, o sono troppo lontani, o sono troppo strani.

Non farei molto affidamento quindi su chi dice che sono già qui e hanno addirittura anche un aspetto umanoide, con due braccia e due gambe e, mi si permetta la volgarità, un culo.
Che deve essere certamente enorme (rispetto al nostro) visto che sono riusciti a trovarci in mezzo a duecento miliardi di stelle e, a 5 miliardi di anni dalla nascita del sistema solare, proprio nel momento in cui noi ci siamo evoluti. 😉

Rif:
Centro Italiano Studi Ufologici
Centro Ufologico Nazionale
CICAP
Paradosso di Fermi
La vita nell’universo