La dieta

Ogni tanto la vedo ricomparire nel banner pubblicitario dello Space. E’ la dieta miracolosa che permette di perdere peso con l’autoterapia magnetica.
Autoterapia magnetica, due innocenti parole che inducono immediatamente a qualche riflessione.

Cos’è un’autoterapia? Ovviamente è una cura (e quindi siamo nel campo medico, garanzia di serietà) che possiamo fare da soli (molto comodo). Ed è magnetica! Ah, beh…
C’è da dire che il magnetismo ha un effetto di ripulsa solo se associato alla parola elettro. Chi non ha mai sentito parlare delle presunte conseguenze dannose dell’elettro-magnetismo?
Viceversa la parola magnetismo usata da sola è più rassicurante, pur mantenendo una certa aura di scientificità; in fondo l’associamo ad una innocente calamita.
Vai a spiegare che elettricità e magnetismo sono due facce della stessa medaglia, appunto l’elettromagnetismo. Ma questo è un altro discorso.

Insomma stando a queste due paroline io posso dedurre che la dieta consista in un cura mediante applicazioni fatte con una specie di calamita.
L’unica cosa che mi viene in mente al proposito è che mi possano proporre di inghiottire qualche pillola per aumentare il senso di sazietà, dicendomi magari che la pillola stessa è stata trattata in qualche campo magnetico (non saranno mica così scemi da farmi mangiare limatura di ferro, vero? ).

Ho deciso. Vado a vedere di cosa si tratta.

Il sito ha un’aria piuttosto fatta in casa, ma questa è solo colpa del webmaster, anche se, da una ditta che paga Microsoft per farsi pubblicità nei blog, mi sarei aspettato un approccio un po’ più professionale.

Viene subito chiarito che qui non c’è niente da mangiare (non so perché, ma tiro un sospiro di sollievo). La terapia sarebbe una evoluzione dell’agopuntura cinese senza gli aghi.
Al posto degli aghi due piccole calamite? Ma dai!
C’è da dire che di questi tempi in Cina è in corso una grossa discussione perché, per la prima volta in quel popoloso paese, la famosa medicina cinese è stata surclassata dalla medicina scientifica.
Insomma ormai in Cina non ci credono più nemmeno loro, mentre da noi evidentemente c’è ancora un certo mercato.

Interessante il fatto che viene garantita una perdita di peso che va dai 3,6 ai 9,8 Kg al mese. Notare i decimali.
In un ambito così aleatorio come il peso corporeo, l’uso dei decimali appare perlomeno bizzarro, soprattutto se applicato, come in questo caso, ad un range: non si va dai 3 ai 10 Kg oppure dai 4 ai 9 Kg, ma dai 3,6 ai 9,8. Insomma, si sudi o meno, si mangi o meno, non saranno mai 3,5 o 9,9 Kg.
In verità poi si scopre che a 9,8 ci si arriva con qualche altra dieta associata, altrimenti il limite superiore scende rigorosamente a 5,3!
Al mese naturalmente e col suo bravo decimale.

Seguendo il consiglio del webmaster andiamo a vedere che cos’è questo metodo nel dettaglio.

Delusione totale.  Già dall’inizio quando si afferma che “È noto alla scienza medica che con l’agopuntura e con l’auricoloterapia, stimolando determinati punti dell’orecchio, si inducono neurotrasmettitori a produrre endorfine; le stesse che produciamo quando MANGIAMO TRAENDONE SODDISFAZIONE.
Cosa pensi in realtà la scienza dell’agopuntura non è esattamente conforme a questa affermazione (cosa ne comincino a pensare anche i cinesi ho già detto), ma le endorfine non mi sembra che siano quelle qui descritte e soprattutto che sia così chiara la loro funzione. Forse qualcuno più addentro di me in questo campo mi può illuminare. Da ignorante, e per restare in tema, direi che c’entrano come i cavoli a merenda.
Ad ogni buon conto il metodo non ha nessuna controindicazione o effetto collaterale, salvo poi verificare, con una piccola botta di conti, che una persona di 53 Kg di peso può arrivare a sparire in appena 10 mesi!  Essì, perché non c’è scritto da nessuna parte che il metodo vale solo per i ciccioni, o per quale meccanismo le endorfine non funzionano più per i normopesi (o come diavolo li vogliamo chiamare i fighetti che non hanno questi problemi, come il sottoscritto ).

Comunque le endorfine sarebbero di tipo particolare e quindi tutto ci sta.
Resta per me un mistero la correlazione tra condotto uditivo e condotto dello stomaco.  Potrei fare un esperimento: alla prima occasione provo a versarmi un cucchiaio di brodo (rigorosamente vegetale, sai, la dieta…) nell’orecchio!
Per una bistecca la faccenda è un po’ più complicata, data l’assenza di opportuno apparato masticatorio, ma posso chiedere una consulenza al nonno.
Urge chiarire gli aspetti scientifici e perciò passo al link relativo.

E’ interessante notare che quello che dovrebbe essere il punto forte della terapia viene trattato solo con cenni tecnico scientifici. E quando dico cenni intendo proprio cenni, dove metà se ne vanno nello spiegare l’inutilità delle diete classiche e l’altra metà a dire quanto faccia bene questo metodo, solo accennando (appunto) al fatto che è stato scientificamente provato, senza però dire né dove, né quando, né perché

Io però sono un’anima candida, anche se scettica, e tendo sempre a credere alla buona fede di chi mi parla, soprattutto quando mi cita fonti autorevoli alle quali posso fare riferimento.
E in questo sito ne sono citate tre.
Però…
Però, stranamente per un webmaster che si rispetti, ben due di queste fonti non riportano il link relativo.  Questa è una grave scorrettezza in internet. Riportare il logo di un istituto senza il relativo link alla home page non è buona educazione.
Fortunatamente c’è Google.

Il primo riferimento è addirittura l’Istituto Superiore di Igiene Alimentare (citato in altre pagine del sito e, perbacco, sempre senza link) con tanto di logo con pannocchia incrociata a una croce verde.
Incredibilmente quegli svaniti gestori di Google non hanno questo importante istituto nella loro immensa banca dati. Incredibilmente non si trova.
L’Istituto Superiore di Igiene Alimentare non esiste!
Una ricerca alternativa fatta sulle sole iniziali ISIA porta a Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, non esattamente in tema. Vatti un po’ a fidare di Google.
Peccato non averlo trovato perché è questo l’istituto che ha testato e raccomandato il metodo. Diamine, dovrebbe essere un po’ più visibile.

Se l’Istituto Superiore di Igiene Alimentare non esiste, esiste di sicuro il secondo referente: il famoso U.S. Food and Drug Administration. Questo non è difficile trovarlo. E cercando al suo interno non è difficile (anche se in inglese) trovare ciò che pensa l’istituto americano dei magneti a scopo terapeutico:

To date, the FDA has not cleared for marketing any magnets promoted for medical uses. Because these devices do not have marketing clearance, they are in violation of the law, and are subject to regulatory action. Action is taken on a case by case basis depending on the significance of the medical claims being made. Significant claims that are likely to trigger regulatory action include, but are not limited to, treatment of cancer, HIV, AIDS, asthma, arthritis, and rheumatism.

Chi vuole se lo traduce da sé. In soldoni mi pare che si possa interpretare che l’FDA non ha mai dato parere favorevole all’uso dei magneti a scopi terapeutici e che, chi lo fa, lo fa in violazione di legge.
Bisogna andare cauti a farsi belli coi nomi inglesi in internet, perché qualcuno che lo capisce l’inglese c’è.

Il terzo referente ha finalmente un link! Evvai.
Si tratta di un sito italiano di medicina on line che avrebbe segnalato il metodo. Andiamo a vedere.
La lettura dell’articolo però (come mai tutti questi però?) sa di già sentito. Porca miseria, ma sono le stesse frasi utilizzate nel sito del produttore!  Che razza di articolo è?
Dopo un attimo di smarrimento la perplessità viene fugata da una piccola scritta in calce e in testa all’articolo: “a cura di”, seguito dal link del produttore. Insomma la segnalazione è una autosegnalazione, vale a dire un inserto pubblicitario.
Ma perché a questo punto non inseriscono anche la scritta Segnalato da Windows Live Spaces? Forse perché hanno problemi coi link?

Mi rimane un dubbio: il numero di visitatori attirati da questi cialtroni risulta essere superiore ai tre milioni, ma mi rincuora sapere che, con l’etica che li contraddistingue, probabilmente hanno truccato anche il contatore.

Adesso mi vado a fare 1,2 Kg di gelato alla stracciatella. La faccio io la mia autoterapia, tié!


Rif: Agopuntura

Cromoterapia

ono abbonato ad una rivista di grafica. Molto bella e professionale. Un paio di numeri fa, con mia grande sorpresa, vi ho trovato un articolo abbastanza fuori contesto che parlava di cromoterapia.

Per i più distratti chiarisco che la cromoterapia non è una cura basata sul cromo, ma una cura basata sul colore. 😉

L’inserimento nella rivista era legato con flebile filo a quell’unica caratteristica in comune con la grafica: il colore.

Purtroppo il contenuto dell’articolo non parlava affatto di problematiche grafiche, ma presentava questa pseudo terapia (perché di pseudo terapia si tratta) in maniera assolutamente acritica e scontata, mescolando la cromoterapia con Steiner, Kirlian e agopuntura in un pappone indigesto.

Dopo un primo attimo di sbandamento ho deciso, per la prima volta in vita mia, di scrivere ad una rivista. Il responsabile mi ha gentilmente risposto e io ho infine replicato per chiarire meglio il mio pensiero.

Quella che segue è la corrispondenza che c’è stata.
Per motivi di copyright non posso citare l’articolo e per la privacy non posso citare la rivista, ma spero che il senso complessivo della questione si capisca.

Gent.mo Dott. …,
sono un … abbonato della sua splendida rivista, che aspetto avido ogni mese e che non mi ha mai deluso.
Fino ad oggi.
Devo dire che ho avuto un attimo di perplessità, quando mi sono ritrovato a leggere l’articolo La cromoterapia nel numero di agosto. Non solo per l’argomento assolutamente fuori contesto, ma per l’assoluta seriosità (e mancanza del senso del ridicolo, vorrei aggiungere) con la quale si affrontava l’argomento.

La cromoterapia è solo una delle tante pseudoscienze senza fondamento che se non fanno alcun male al fisico ne fanno tanto all’intelletto, e mi è molto dispiaciuto vedere sprecate alcune preziose pagine di una seria rivista di grafica per divulgare concetti astrusi che, non solo non hanno nulla da spartire con la grafica (meglio allora sarebbe stato un articolo sui segni zodiacali), ma neppure con la ragione.

Capisco il caldo (mi consenta la battuta) e capisco anche la necessità di riempire comunque le pagine nel periodo estivo; uno scivolone nel cattivo gusto lo si può concedere a chiunque e non avrei neppure scritto questa lettera se non fossi stato stimolato dal suo editoriale quando dice che “…il pensiero è l’arma più tagliente in nostro possesso…”. Come si concilia ciò con una disciplina di stampo prettamente fideistico? Non è il caso (e non ne vale veramente la pena, anche se ci sarebbe abbondante materia) di controbattere punto per punto il contenuto di questo articolo, è sufficiente fare una piccola ricerca su internet per sapere come la pensa la comunità scientifica al riguardo.

Perché poi infilare nella rivista con tale leggerezza un argomento così discutibile e controverso solo perché qualche buontempone di generale ha avuto un giorno la brillante idea di considerare curativo il colore, invece di dipingere la Monna Lisa? E’ un argomento sufficiente per farlo entrare a pieno diritto tra i temi grafici?

Uno è libero di crederci o meno, non è questo il punto; da parte mia voglio solo sottolineare la personale esigenza di avere una rivista che parla con alta competenza di grafica, invece di una che divulga (anche in maniera approssimativa) le deliranti terapie New-Age.

Con immutata stima.

Bruno Berti.


Buongiorno Bruno,

La ringrazio per la stima che ha nei confronti miei e della rivista e cercherò di farle capire il motivo
della mia scelta editoriale.

Dal numero di Gennaio ho deciso di dare un taglio più professionale …, spinto dai vostri preziosi suggerimenti e dal mio forte intento di creare persone sempre più consapevoli del grande mezzo che abbiamo a disposizione. La rubrica sul Colore iniziata con il 2006 è nata proprio con questo intento: far presente ai lettori la vastità e la complessità dell’argomento presentando ogni mese stimoli nuovi da rielaborare e da prendere come spunti per le proprie ricerche personali.

Ritengo che il colore abbia una grandissima influenza sulle persone e sul loro modo di agire e questo
è anche stato provato scientificamente. Il mondo della comunicazione, di cui noi ci occupiamo in prima persona, è tutto basato su questi principi e ogni tonalità viene scelta accuratamente.

Molti uomini illustri nel corso della storia hanno speso gran parte della loro vita nella ricerca psicologica e simbologica del colore (Kandinsky, Veronesi e Rimbaud per citarne alcuni). Lei pensa che la cromoterapia sia ‘una speculazione’ e che comunque non abbia alcuna attinenza scientifica, ma ci sono altri che invece sostengono proprio il contrario. Molti bambini affetti da disturbi psichici in America ma anche in Italia e in Svizzera, vengono sottoposti oggi a questo tipo di cura. E’ un po’ come chi crede all’agopuntura e chi invece si affida ai metodi tradizionali.
A mio avviso nessuna soluzione in partenza è migliore di un’altra. L’importante è avere un beneficio al termine della cura e che il paziente possa trarre giovamento. Il potere della mente e l’autoconvinzione sono l’arma migliore contro qualsiasi malattia e questo difficilmente può essere smentito anche da un medico tradizionale.

In questo articolo per me era importante (in un contesto di rubrica approfondita sul colore) far presente che la cromoterapia esiste e fa parte di una serie di studi approfonditi sul colore. Non era mia intenzione dare giudizi di alcun tipo sul’argomento, ma presentare una situazione che costituisce un’altro piccolo tassello.
Poi, giustamente, ognuno trarrà le propie conclusioni rifiutando o sposando l’argomento, ma ritengo sia fondamentale, per maggior completezza dell’argomento stesso, rendere noto che la cromoterapia esiste, ha radici antichissime e che ha fatto parte per secoli delle tradizioni dei popoli influenzando le azioni degli sciamani dell’epoca (gli antichi medici venivano chiamati così come lei ben sa) o di chiunque cercasse di guarire con i mezzi della terra, le malattie.

Spero di essere stato abbastanza esauriente ma mi ritengo disponibile a qualsiasi altro chiarimento.
… La ringrazio ancora per la mail e per il suo interessamento alla rivista.

Per me è fondamentale il dialogo, specialmente quando si ha la fortuna di avere interlocutori così garbati da riuscire a esporre le proprie idee in modo così chiaro. Spero vivamente di averle dato una risposta esauriente, altrimenti… sa già dove e come contattrami.


A presto,


Gent.mo Dott. …,
la ringrazio innanzitutto per la gentile risposta comunque non dovuta. Il mio intento era solo quello di segnalare un disagio che un articolo “decontestualizzato”, come quello in oggetto, poteva provocare nei lettori.
Non è mia intenzione trascinarla in una infinita diatrìba perciò la voglio rassicurare sul fatto che questa è la mia ultima replica, che faccio solo perché invitato 😉
Non voglio entrare nel merito delle sue idee sulla cromoterapia (ognuno – dico una ovvietà – ha il diritto alle proprie idee), voglio solo porre alla sua attenzione un paio di riflessioni che possano magari essere di stimolo ulteriore.
Una è di carattere generale, mentre l’altra è più tecnica.

La sua risposta evidenzia un atteggiamento culturale che definirei “agnostico” e che è comune a tantissime persone. Non ho conoscenza adeguata per sostenere una cosa e neppure il suo contrario. L’atteggiamento conseguente quindi dovrebbe essere: … perciò non tratto nè della cosa, né del suo contrario. Viceversa l’atteggiamento conseguente è quasi sempre: … perciò li pongo sullo stesso piano.
Lascio alla sua intelligenza la valutazione della pericolosità, in termini culturali, di questa posizione. Ciarlatani e premi Nobel in questo modo vengono messi sullo stesso piano, quindi si può anche “decontestualizzare” un articolo sulla cromoterapia; nel caso specifico il contesto non sarebbe la grafica, bensì la scienza che non ha avuto il diritto di replica (e perché avrebbe dovuto? in fondo è solo una rivista di grafica…).

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico prendo ad esempio una chicca dell’articolo (e ce ne sono molte altre le assicuro): i cibi colorati hanno certe proprietà, conseguenza del colore. Questa è una assurdità che lei conosce benissimo. Il colore non esiste in quanto entità a sé stante, ma è la conseguenza dell’interazione della luce con la materia (tra l’altro è detto nell’articolo stesso). Qualunque cibo colorato cessa di essere tale non appena entra nel chiuso del cavo orale e quindi perde inevitabilmente le sue (presunte) proprietà. Se volessimo essere proprio pignoli dovremmo quindi parlare di terapia della luce (e qui qualcosa ci può stare) lasciando perdere cibi blu o coperte rosse (che rosse non sono nella parte rivolta verso il paziente, ovvio).
Anche la fotografia a corredo dell’articolo, che mostra la valigetta con l’apparecchio (bello, devo dire), fa cadere le braccia. Nella cromoterapia si presume che il cuore pulsante sia una sofisticata fonte di luce, in quanto il passaggio da un colore ad un altro non ha soluzione di continuità (dove finisce esattamente il blu e dove comincia il violetto?) e quindi si presume una certa difficoltà a discriminarli. Invece si tratta di una comunissima micro lampadina per pile, a incandescenza, il cui spettro piuttosto limitato non sembra essere il massimo per questo tipo di cure!
Anche queste sono cose che mostrano (per usare le sue parole) …la vastità e la complessità dell’argomento, e varrebbe forse la pena di approfondirle senza scomodare discusse teorie.
E’ vero la cromoterapia esiste, ma non tutto ciò che esiste è serio e degno di attenzione. Un conto è un excursus storico, altro è la pubblicazione senza contraddittorio di affermazioni attuali. E dire che sarebbe bastato usare nell’articolo i verbi al condizionale.

Auguro anche a lei buone vacanze che trascorrerà sicuramente sotto uno splendido cielo azzurro che la manterrà senza dubbio fresco. Non lo dico io, lo dice l’articolo ;-).

Con simpatia

Bruno Berti

Rif:
La cromoterapia è una scienza esatta?

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