Giornata limpida

Il mare di Fano visto da Urbino

Il mare di Fano visto da Urbino

Foto scattata il 12 marzo 2013 dalle Cesane di Urbino con Sony alpha 57 e tele da 300mm a mano libera.

Orto, mio malgrado

Mi chiedo quante siano le possibilità che, a seguito di un piccolo sbancamento, in un terreno di sassi e ghiaia ci crescano spontaneamente i pomodori. 😮
No, perché mi sono ritrovate dietro casa, in mezzo alle erbacce, alcune piante di due tipi diversi di pomodori (aggiornamento dell’ultima ora: sono tre tipi, si è aggiunto anche un simil-pachino).
Sono ancora verdi, ma sono numerosi e promettono molto bene. Il problema è che io non ho il pollice verde e non so curare un orto, ma coi tempi che corrono… 😳
Qualcuno mi sa dare qualche dritta per non sprecare questo piccolo tesoretto?

Il primo amore non si scorda mai

Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se si decide di saccheggiare i fondi dei cassetti in cerca di vecchi negativi da passare allo scanner.

Può capitare così di imbattersi in una di quelle pellicole in bianco e nero dove un fotogramma appare come un ammasso nebuloso informe, come accade quando ha preso luce. E tu sei lì a chiederti quando mai hai cercato di scattare quella foto e chissà cosa volevi immortalare. 😕

Un rapido (si fa per dire) passaggio allo scanner del misterioso fotogramma e rimani come inebetito di fronte ad una immagine che non ha affatto preso luce, ma che è nata proprio così. Sul monitor appare come per magia, da un passato remoto, la figura del tuo primo amore. Immortalata in tutto il suo splendore. 😯

Si chiama Katia. Tu avrai si e no 15 anni. È la tua dirimpettaia di condominio. Tu abiti al quarto piano, lei di fronte, al secondo. Non una distanza ideale per parlarle e nemmeno per guardarla negli occhi. 😳
Ti piace da matti, vorresti almeno avere una foto di lei da tenere sul cuore, ma non hai il coraggio di avvicinarla e così, nei primi anni ‘60, decidi di inventare il teleobbiettivo. 😎

La macchina fotografica ce l’hai. È di plastica a fuoco fisso e fa apparire piccole le persone distanti un paio di metri. I teleobbiettivi se li possono permettere solo i fotografi professionisti e quindi bisogna che ti ingegni. 🙄

Non ricordo dove prendi il necessario, ma certamente non vai in centro a comprarlo. Puoi aver provato con le lenti degli occhiali di tua sorella, oppure, più probabilmente con una di quelle lenti di plastica in dotazione a certi tagliacarte. Oppure con una lente che usi per guardare i francobolli della tua collezione. Certamente il tubo in cui innestare la lente era quello della carta igienica. 💡

Fai un po’ di prove e… miracolo!! Il balcone di fronte si vede! 😯

Come un ragno ti apposti dietro la serranda abbassata e aspetti paziente che la preda caschi nella rete. 😈

Eccola! È uscita a stendere i panni. Respiro soffocato, polso fermo. In una mano la macchina fotografica, nell’altra l’adattatore telescopico posto davanti all’obbiettivo… si vede! … c’è!
Scatto!

Katia

Com’è finita? Un giorno, forte della vicinanza di mio cugino che mi spalleggiava, con la scusa di presentarglielo ho attaccato bottone con lei.
E lei si è invaghita subito di mio cugino. 😥

Se qualcuno dovesse incontrarla me la saluti tanto e le segnali pure questo post. Tanto non sa nemmeno chi sono. 😉


Rif:
Macro fatte in casa, ma in giardino (perché da allora sono migliorato coi teleobbiettivi)
Come eliminare graffi e polvere dalle fotografie  (perché un negativo vecchio di 50 anni un po’ di polvere l’accumula)

Mai darsi per vinti

Cosa succede quando il computer diventa estremamente rumoroso, il desktop si congela e non risponde più ai comandi o, peggio ancora, il monitor diventa nero e un silenzio di tomba cala sul pc? 😮

Magari, come è successo a me, sta per cuocersi la scheda grafica. 😦

Rumore sempre più forte e puzza di bruciato mi hanno indotto finalmente ad aprire lo chassis per dare un’occhiata dentro. Decisione questa non facile da prendere per chi come me ha nel retro diecimila cavi collegati, con la necessità di ricordarseli tutti, e poco spazio per muoversi, a cui va aggiunto un sistema di apertura piuttosto complesso.

Una volta aperto è stato abbastanza facile capire cosa sta succedendo. La ventola di raffreddamento della scheda grafica sta per tirare le cuoia. Rumoreggia, ma il peggio è che sembra faticare molto a girare. Rallenta, poi riprende, poi rallenta di nuovo fino quasi a fermarsi. Qualche volta si ferma proprio e la scheda si surriscalda (chiedetelo al mio dito). 😥

Questo significa che è ora di sostituire la scheda. ❗

Però cosa si può fare nell’attesa di una scheda nuova? Posso stare senza computer? Chi mi guarda le email? Chi naviga su internet? Chi segue il Racconto della trama? 🙄

Urge trovare una soluzione, sia pure provvisoria, per non far surriscaldare questa maledetta scheda. 💡

Una prima verifica fatta limitandomi a lasciare a cuore aperto il pc non è riuscita ad evitare comunque che la scheda si scaldasse eccessivamente (chiedere sempre al mio dito 😥 ). Ho optato quindi per una ventilazione forzata, affidata ad una vecchia ventola di alimentatore che ho ritrovato nel fondo di un cassetto, alimentata a parte da un piccolo carica batterie a 12V che nemmeno ce la fa ad avviarla. Infatti va aiutato con una spintarella, poi va da solo. 🙂

Le cose sono migliorate, ma il rumore resta esasperante. C’è da considerare inoltre che quel rumore è indice di un problema che può solo peggiorare e portare al blocco definitivo della ventilazione, con successiva cottura della scheda (già sfiorata pericolosamente), in barba alla vecchia ventola aggiuntiva. 😦

Quindi mi sono messo a studiare la dinamica del moto della ventola 😎 e ho notato che è l’asse a vibrare (forse un cuscinetto rotto), e questo comporta un rallentamento progressivo a causa di un attrito eccessivo. Però basta una spinta di incoraggiamento e tutto riparte senza più rumore, salvo poi tornare alla situazione originale dopo pochi secondi. Tocca qui, tocca là mi sono accorto che alla fine bastava tenere una leggerissima pressione sull’asse (molto leggerissima) per far sì che la ventola tornasse a funzionare a dovere, a piena velocità e senza rumore. In pratica aveva bisogno di uno stabilizzatore della rotazione che mantenesse in asse perfetto la ventola. 😯

Ho dovuto ragionarci un po’ per capire come inventare uno stabilizzatore fatto in casa, ma alla fine ci sono riuscito. 😳 Ora la ventola funziona perfettamente e credo proprio che sia in grado di svolgere il suo lavoro fino all’arrivo della scheda nuova. Certo, mi tocca lavorare con lo chassis aperto e sdraiato su un fianco, però non ho più rumore e tutto funziona che è una meraviglia. 🙂

Come ho fatto a creare uno stabilizzatore di moto? Semplice, ho utilizzato un vecchio pennello morbido per pittura, messo in equilibrio precario su una scheda adiacente, che tocca con le setole l’asse della ventola. 😛
In questo modo la vibrazione viene trasmessa al manico del pennello (le setole fanno un po’ da smorzatore che assorbe le vibrazioni), mentre l’asse della ventola rimane fermo. Però questa vibrazione si trasmette comunque al manico ed è lui adesso a oscillare e questo lo rende troppo instabile e finisce per cadere, quindi ho dovuto inventare anche un assorbitore dell’energia trasmessa al manico. 💡
Risolto brillantemente anche questo problema infilando in cima al manico un coperchietto per spazzolino da denti. :mrgreen:  Ora la scheda è perfettamente funzionante e probabilmente migliorerà anche il mio sorriso.

Che ci voleva? 😉

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Dettaglio della punta del pennello che tocca l’asse della ventola


A chi assomiglio?

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Paul Muni

Forse è un gioco o forse un destino. Forse è solo il desiderio o l’ansia di appartenenza alla comunità, prima familiare e poi, più genericamente, umana (in fondo nessuno amerebbe guardare il suo prossimo e trovarlo somigliante ad un rinoceronte).Fatto sta che non facciamo in tempo ad uscire dal grembo materno che già comincia la gara a trovare le somiglianze, indifferenti al fatto che, con tutte quelle grinze, già assomigliamo fortemente ad Alien.

E’ tutto la mamma è un classico, seguito a ruota dall’affettuosa solidarietà degli amici del padre: fortuna che non ha preso da te. E poi, a scalare, via via, somiglia alla zia, al nonno di lei, alla nonna di lui, a un lontano cugino, senza però mai palesare ciò che molti pensano e cioè che somiglia un poco anche al postino.

Crescendo le somiglianze si fanno più solide: ha preso un po’ dalla madre e un po’ dal padre (anche il postino è d’accordo). Si sente quindi l’esigenza di allargare il tiro e si cominciano a vedere improbabili somiglianze coi divi del cinema o della canzone o, in generale, con personaggi più o meno noti.

Quando ero piccolo qualcuno mi trovava somigliante a Paul Muni, ora, quando vado allo zoo, molte persone, che mi incontrano per caso, le vedo poi tornare interessate presso il rinoceronte.

Però tutto ciò è piuttosto soggettivo. Sarebbe molto più interessante avere un giudizio definitivo super partes. Matematicamente preciso per togliere tutti i dubbi sul fatto che rassomigliamo a chiunque tranne che a noi stessi.

Ci pensa MyHeritage, un sito che fa diverse cose riguardanti essenzialmente la gestione del vostro albero genealogico. Nel caso che il suggerimento che ho dato nel mio post La freccia del tempo non sia stato convincente si può provare questo.

Quello che mi preme sottolineare, però, è che tra le diverse cose che fa questo sito c’è anche il riconoscimento facciale. Uno carica la foto propria, o quella di un parente, sul sito e il software di riconoscimento analizza il ritratto (purché sia un’immagine frontale) per individuarne le caratteristiche salienti, per confrontarle poi con i numerosi visi di personaggi famosi che fanno parte della sua banca dati.

Il risultato viene espresso in percentuali di rassomiglianza (se ottenete il 100% di Angelina Jolie siete Angelina Jolie, mettetevi il cuore in pace). Poi via via vengono mostrate le percentuali più basse riferite ad altri personaggi che vi assomigliano sempre meno.
Per avere un test adeguato sarebbe bene caricare più di una volta un proprio ritratto diverso e fare quindi una media dei risultati, in modo da diminuire l’inevitabile errore di interpretazione che può derivare dall’analisi di una sola espressione.
E’ possibile anche caricare una foto di tutta la famiglia , il programma provvede da solo ad identificare i volti da analizzare e se accidentalmente ne dovesse saltare uno è possibile riquadrare a mano il volto ignorato per indicarglielo.

Attualmente il programma è ancora in versione demo, però per poterlo provare è necessario iscriversi comunque (io ho ormai perso il conto di tutte le iscrizioni che ho fatto in giro per il mondo).
Il piccolo guaio conseguente è che non è possibile ancora archiviare le nostre immagini per rapide consultazioni, ma ogni volta che vogliamo ripeter il test bisogna ricaricare le foto.

Comunque da ora in poi, se qualcuno insinua che somigliamo al postino, possiamo sempre tirare fuori la prova, scientificamente provata, che somigliamo invece a Massimo Troisi.