Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie

Come ravvivare i colori nelle nostre fotografie, e, aggiungerei, in poche semplici mosse. Con Photoshop. Inutile nascondercelo, spesso le foto che scattiamo per catturare particolari colori (fiori o quant’altro) si rivelano piuttosto deludenti e piatte. I colori vibranti che il nostro occhio percepisce quasi mai vengono percepiti in modo analogo dalla nostra fotocamera. Allora ci ingegnamo coi contrasti, le curve ed i livelli di Photoshop per cercare di recuperarli in maniera empirica e poco produttiva. Non sempre con risultati all’altezza. Photoshop però, nei suoi innumerevoli meandri, nasconde soluzioni semplici ed efficaci che basta trovare. Vediamo come, con poco impegno, si possano ottenere colori veramente brillanti. Per dimostrare le potenzialità di questo metodo partirò da una foto che già potrebbe essere soddisfacente così come è. 073 Non sindachiamo qui sul valore artistico della foto, però la nuvola incombente sulla casa ha un certo fascino drammatico che potrebbe accontentarci già così. Ma noi non siamo mica qui per accontentarci. La prima cosa da fare è cambiare la modalità da RGB a Colore Lab (menu: Immagine->Metodo->Colore Lab). Colore Lab non significa, come si potrebbe pensare, qualcosa tipo laboratorio del colore, ma solo che il sistema di rappresentazione non è basato sui canali Rosso, Verde e Blu (RGB) come è di solito. E’ basato invece sui canali Luminosità, a e b, Lab per l’appunto, dove a e b indicano genericamente e rispettivamente le informazioni riguardanti le componenti Verde+Magenta e Blu+Giallo. Lascio ai più volonterosi immaginare cosa contenga il canale Luminosità. La seconda mossa è ricorrere alla regolazione delle Curve. Come i più sapranno è possibile intervenire con le regolazioni direttamente sull’immagine, però, siccome è facile esagerare con gli effetti, è meglio inserire un livello di regolazione sopra l’immagine di background, in modo da poterlo inserire o disinserire a piacere, per tenere sempre sott’occhio l’originale. Evitando così correzioni troppo artificiose. Per fare questo andiamo sul menu: Livello->Nuovo livello di regolazione->Curve… Da qualche parte apparirà qualcosa del genere: curvedef Se la griglia che avete voi è più larga di quella qui mostrata, è sufficiente cliccare sul grafico tenendo contemporaneamente premuto il tasto Alt. A noi interessa una certa precisione. Dove di default appare la voce Luminosità (vicino al pulsante Auto – da non toccare, per carità), noi sceglieremo invece prima a e successivamente b. Chi non sa utilizzare questo controllo faccia caso che agli estremi della retta che attraversa il grafico ci sono due piccoli quadratini. Cliccandoci sopra (e tenendo premuto il tasto sinistro del mouse) possiamo trascinarli dove vogliamo, all’interno del grafico. La retta (che poi è in realtà una curva) si adeguerà di conseguenza. Quello che vogliamo fare ora è spostare di due unità della griglia entrambi gli estremi della retta sia per la curva a che per la b. Come si vede nella immagine successiva.curvea Potete ottenere lo stesso risultato anche digitando direttamente i numeri che qui appaiono nelle caselle Output. Meglio ancora, per ciò che vogliamo fare, trascinando direttamente i due triangolini che appaiono in basso nel grafico; quello bianco di due unità a sinistra e quello nero di due unità a destra. Questo, ripeto, va fatto per entrambi i canali a e b. La simmetria tra lo spostamento a sinistra in alto e quello a destra in basso è essenziale, pena l’alterazione dei colori. Il risultato apparirà immediatamente ai nostri occhi. Inserendo e disinserendo il livello di correzione potremo farci un’idea precisa della correzione cromatica:

073.jpg

Immagine originale

 

Immagine finale

Immagine finale

In genere è bene fermarsi a questo punto per non rendere troppo artificiosa la nostra fotografia, però in questo caso (e ogni volta che il contrasto è ritenuto insufficiente) possiamo tentare un aumento della drammaticità correggendo anche la curva di Luminosità. L’immagine seguente è il risultato dello spostamento di tre unità solo sul triangolino nero nella curva di Luminosità. Si è perso il dettaglio della parete della casa a favore di una più semplice silouette che però risulta molto più efficace in questo contesto. 073Lab Una fotografia che si limitava a documentare un curioso fenomeno atmosferico, con pochissima fatica è stata trasformata in una fotografia di grande impatto emotivo.

Come ottenere una perfetta foto in bianco e nero con Photoshop

Credo che tutti siano più o meno al corrente di come si ottenga una versione in bianco e nero di una immagine a colori con Photoshop. Oltre al classico cambio di modalità (Immagine->Metodo->Scala di grigio) e alla desaturazione (Immagine->Regolazioni->Togli saturazione) c’è anche una voce apposita di menu per la miglior conversione (Immagine->Regolazioni->Bianco e nero…) che offre diverse interessanti opzioni per un risultato ottimale.

Molti di noi si sono ritrovati più volte a recriminare su una foto a colori che non ha dato il risultato artistico sperato, nonostante diversi tentativi di aggiustarla.

Quanti non hanno anche cercato di convertirla in bianco e nero come ultimo disperato tentativo?
Oppure, semplicemente, appassionati di foto in bianco e nero, hanno convertito buone fotografie a colori cercando le atmosfere di vecchi capolavori.
Alla fine, nonostante tutte le opzioni di Photoshop, però il risultato non è mai all’altezza delle aspettative.

Per quanti cercano l’atmosfera del bianco e nero c’è un’altra strada percorribile ed è quella dei canali, che, siore e siori, vado testè ad enunciare.
(In realtà ce ne sono molte altre, ma questa è certamente la più semplice)

Prendiamo la nostra foto campione:

foto originale

Originale a colori

Questa è un’immagine che a colori risulta piuttosto confusa, ma il cui soggetto sembra fatto apposta per una versione in bianco e nero.

Una veloce conversione tramite la modalità scala di grigio non cambia molto la situazione:

Scala di grigio

Scala di grigio

C’è più contrasto, la fontana appare più in primo piano, ma è tutto piuttosto confuso e siamo lontani dalla fascinosità che cerchiamo. Anzi c’è un che di tenebroso…

Gli altri metodi già menzionati non si discostano molto da questo risultato.

E’ ora di ricorrere ai canali. Selezioniamo quindi la linguetta dei Canali (in basso a destra, vicina a quella dei Livelli).

Non è nelle mie intenzioni trattare dei canali in questa sede, limitiamoci a prendere atto che ci sono.

Come si vede i canali sono quattro: RGB, Rosso, Verde e Blu.
Quello che salta all’occhio vispo di noi che cerchiamo una conversione in bianco e nero è che l’icona del canale RGB è a colori, mentre le altre sono (ops!) in bianco e nero!

E’ solo una convenzione rappresentativa, perché, volendo, è possibile configurare Photoshop per fare in modo che le icone appaiano nel colore che indica il nome del canale (tutto rosso, tutto verde e tutto blu). Questa però è un’altra storia. A noi il bianco e nero capita proprio a fagiolo. Infatti se selezioniamo uno solo di questi canali vediamo la nostra foto immediatamente convertita in un bianco e nero decisamente più interessante. Forse troppo.
Sono tre versioni molto diverse l’una dall’altra e ognuna ha un qualche cosa che vorremmo salvare. In ogni modo, in questa fase non dobbiamo fare una scelta definitiva, ma limitarci a quella che più si avvicina al nostro obbiettivo.

Io, per esempio, ho scelto la versione del canale Rosso:

rosso

Canale del rosso

Purtroppo questa non è ancora un’immagine, ma, come detto, solo la rappresentazione visuale della quantità di rosso presente nell’originale a colori.

Ottenere un’immagine vera però è piuttosto facile cliccando col pulsante destro sul canale prescelto (in questo caso il rosso) e, dal menu che appare, segliendo la voce Duplica canale…
Nella finestra che si apre ci interessa solo la voce Destinazione|Documento dove dobbiamo optare per Nuovo (non importa il nome).

A questo punto non abbiamo più bisogno dell’immagine originale. Nel nuovo documento appena creato, abbiamo la nostra immagine in bianco e nero che ha bisogno solo ancora di un piccolo intervento per poterla correttamente utilizzare.
Cambiamo il modello in scala di grigio tramite il menu (Immagine->Metodo->Scala di grigio).

Ci siamo quasi.
Abbiamo la versione dei canali che più ci piace, ma non è ancora la foto giusta. Per ottenerla passiamo alla linguetta dei Livelli (non servono più i canali) e duplichiamo lo sfondo e poi, nel livello duplicato, cambiamo la modalità di fusione a Luce soffusa.

finale

Immagine finale

Confrontando questa immagine con la prima versione possiamo notare, pur nei limiti che la riduzione per il blog comporta, che è nettamente migliore. 

Naturalmente nulla impedisce, se si cerca una espressività artistica più spinta, di provare altre modalità di fusione, ma se si cerca la miglior conversione Luce soffusa è la scelta ideale.

Lo stesso giochetto potete provarlo anche con gli altri canali (verde o blu) e vedere alla fine quel che più vi soddisfa.

Per qualunque chiarimento sono qua.

Photoshop Disasters

Chiunque di noi si confronti con Photoshop conosce la frustrazione causata dal risultato scadente che spesso otteniamo, a dispetto dei notevoli sforzi, nell’elaborazione delle nostre immagini.
Spesso ci nascondiamo dietro il dito della nostra dilettantesca passione opposta vanamente alla professionalità dei grafici di mestiere.
Beh, possiamo anche smetterla di compatirci troppo. Non è che tra i professionisti ben pagati ci siano solo delle cime.
Ce lo svela impietosamente il blog Photoshop Disasters che raccoglie da tempo le castronerie prodotte in ambito professionale dall’uso esasperato di questo prezioso strumento grafico.
Il blog è in inglese e, per chi non conosce la lingua, questa volta è un  vantaggio perché si divertirà di più a cercare l’errore, come in una sorta di settimana enigmistica photoshoppiana.
Il repertorio di errori (o meglio, orrori) è sconfinato: va da dita  e teste mozzate a mostruosità con tre braccia, con una onnipresente mano della famiglia Addams dimenticata nei luoghi più diversi.
Se girando in internet o sfogliando riviste patinate ne trovate qualcuna anche voi (dopo aver visitato questa galleria vi verrà spontaneo) la potrete segnalare al suddetto blog.
A proposito: lo avete notato, vero, cosa non va nell’immagine a fianco?

Zoomify

Come ho anticipato nel mio precedente post Maplib e spam c’è un sistema alternativo all’uso di Maplib per visualizzare immagini ad altissima risoluzione sul proprio blog, senza far aspettare tempi geologici di caricamento ai propri visitatori di una immagine gigantesca.
Molti possessori di Photoshop magari ce l’hanno tra le mani senza neppure saperlo oppure senza sapere a cosa serve. Chi invece non possiede Photoshop può in ogni caso avere gratuitamente il programma che serve a questo scopo, impegnandosi però un po’ di più.
Sto parlando di Zoomify, un plugin che è implementato in Photoshop o che può essere scaricato come programma a sé dal sito del produttore, che in pratica fa la stessa cosa di Maplib o dei sistemi tipo Google Map, mostrando l’immagine in maniera progressiva mano a mano che la si ingrandisce.
In pratica questo programma spezzetta l’immagine in tante piccole parti (senza toccare l’immagine originale si intende) che poi mette in una cartella apposita, crea poi una pagina html per la visualizzazione delle stesse che avverrà infine tramite Flash.
Per ottenere tutto ciò in Photoshop è sufficiente caricare l’immagine ad altissima definizione che ci interessa e poi dal menu File scegliere Esporta->Zoomify…
Nella finestra che appare dovremo indicare in quale cartella vogliamo mettere il materiale elaborato. Altri parametri sono facoltativi.
Pochi istanti di elaborazione, poi verrà lanciato il nostro browser con all’interno l’applicativo in Flash che ci mostrerà la nostra immagine mappata.
Chi invece opta di utilizzare direttamente il programma scaricato dal sito di Zoomify dovrà fare qualche operazione in più. Il file scaricato è un file compresso che al suo interno contiene il programma di conversione vero e proprio (Zoomifyer EZ), un piccolo tutorial in inglese (Quick Start.htm) il visualizzatore (zoomifyViewer.swf) e un file (template.htm) su cui dovremo mettere le mani.
Prima di proseguire è bene sapere che tutto ciò può essere di interesse per chi possiede un proprio spazio web per la pubblicazione di siti; chi invece affida le proprie immagini a provider di hosting probabilmente non potrà sfruttare questa possibilità. E’ però vero che molti provider forniscono gratuitamente uno spazio web ai propri iscritti e quindi chiunque può provarci, a patto che il provider non metta banner pubblicitari.
Occorre organizzare bene il lavoro in questo caso perché si rischia di fare un po’ di caos. Suggerisco di seguire la seguente procedura:
  1. Creiamo una cartella con un nome qualsiasi (diciamo zoom_tramonto)
  2. All’interno della cartella mettiamo una copia della nostra immagine da elaborare, una copia del visualizzatore (zoomifyViewer.swf) e una copia del file template.htm
  3. Lanciamo il convertitore e apriamo la nostra immagine (la copia che è nella cartella). Dopo una breve elaborazione verrà creata una sottocartella all’interno della nostra cartella
  4. Eliminiamo la nostra immagine perché non serve più
  5. Cambiamo il nome del file template.htm e diamogli lo stesso nome della sottocartella creata dal programma. Se la sottocartella si chiama per esempio tramonto, chiameremo il file tramonto.htm
  6. Apriamo il file tramonto.htm col blocco note e modifichiamo il codice: dove c’è scritto zoomifyImagePath=http://www.zoomify.com/content/test/ , al posto di http://www.zoomify.com/content/test/ mettiamo il nome della sottocartella (in questo caso tramonto, così diventerà zoomifyImagePath=tramonto). Fare attenzione che zoomifyImagePath appare due volte e va quindi modificato in entrambe.

Se ora clicchiamo su tramonto.htm vedremo apparire la nostra mappa.

Consiglio di creare una cartella apposita per ogni immagine elaborata; questo tornerà utile al momento della pubblicazione su internet.
A questo punto abbiamo tutto pronto per la visualizzazione, manca solo di portare il tutto sul nostro provider. Per fare questo è sufficiente copiare tutta la cartella che abbiamo creato (zoom_tramonto) nello spazio del nostro sito.
Per verificare che tutto funzioni sarà sufficiente digitare l’indirizzo del provider, seguito dal nome della nostra cartella e dal file htm che abbiamo creato noi o che ha creato Photoshop. Nel nostro esempio sarà qualcosa del tipo http://www.brunoberti.it/zoom_tramonto/tramonto.htm (non cliccate qui, non c’è niente).
Se tutto funziona, questo è esattamente l’indirizzo che andrà utilizzato nel browser per la visualizzazione finale.
Buon divertimento.

Migliorare le GIF trasparenti

Nel visitare i vari blog ci sono alcune cose che mi disturbano in maniera decisa.
Alcune sono di carattere prettamente tecnico, nel senso che, potendo navigare solo con un modesto modem, sono io tecnologicamente impedito ad apprezzarle. In questo ambito si collocano i vari player multimediali, ormai una gara a chi ne inserisce di più, per la soddisfazione generalmente del solo proprietario del blog (i visitatori difficilmente li guardano/ascoltano tutti; molti come me si limitano ad ignorarli).

Anche le diffusissime gif animate sono un vero e proprio incubo per navigatori modem-dipendenti; a fronte di un peso mastodontico, con tempi geologici di caricamento, si hanno in genere risultati piuttosto modesti da un punto di vista artistico.

Altre cose mi disturbano per la loro approssimazione. Non solo di contenuti ma anche di scelte grafiche.
Tra le scelte grafiche a cui si presta poco attenzione ci sono le gif. Ed è di queste che voglio parlare.

Le GIF sono immagini codificate in un formato detto appunto gif che hanno la caratteristica di supportare la trasparenza (al contrario del più diffuso formato jpg) assieme ad altre caratteristiche che però qui non ci interessano. Questo vuol dire che certe aree di una immagine gif possono lasciar vedere ciò che c’è dietro, sia esso uno sfondo colorato o un’altra immagine.
Spesso quindi vengono usate per mostrare testi o figure come fluttuanti sullo sfondo del blog (o di un sito).

Il problema nasce dal fatto che queste immagini mostrano un buon risultato solo su un determinato sfondo; quando la stessa immagine viene utilizzata su uno sfondo diverso, il testo (o la figura) appare circondato da un bordo sfrangiato generalmente bianco, maggiormente intollerabile quando abbiamo anche un’ombra sfumata.

come appare come dovrebbe apparire

Questo è dovuto al fatto che la trasparenza del formato gif è di tipo binario, vale a dire che o c’è o non c’è. Un’area di una immagine gif può essere solo o completamente trasparente o completamente opaca. Non esiste una trasparenza parziale o progressiva, quindi ci sarà un bordo netto tra la parte opaca e quella trasparente.

Se il colore dello sfondo fosse stato bianco avremmo avuto un risultato ottimo.

Se non vogliamo adattare lo sfondo alla immagine (cosa comunque problematica quando le immagini sullo stesso sfondo sono più di una) dovremo capire come funziona il meccanismo di trasparenza del gif per cercare poi di correggere i problemi col nostro programma di grafica.

Intanto cerchiamo di spiegare il perché del bordo bianco, e lo faremo riferendoci al più diffuso programma di grafica che è Photoshop.

Quando una immagine viene salvata in modalità trasparente, Photoshop cerca di smussare il passaggio tra la parte opaca  e quella trasparente con una sfumatura di colore tra il bordo dell’immagine e lo sfondo. Se non facesse questo il risultato sarebbe un bordo troppo netto e poco piacevole,

se non addirittura disastroso, come nel caso di ombre sfumate (l’ombra scompare addirittura su uno sfondo nero):

Per default Photoshop effettua quindi una sfumatura del bordo verso il bianco, partendo dal presupposto che il bianco sia lo sfondo più diffuso. Questo comporta che il risultato sia tollerabile anche con sfondi molto chiari, ma intollerabile per sfondi scuri o neri.

Naturalmente è possibile scegliere verso quale colore vogliamo che sfumi la nostra gif, non solo il bianco.
Il risultato seguente mostra come apparirebbe una scelta di sfumatura verso il nero.

Possiamo anche scegliere di sfumare verso il colore dello sfondo (per esempio una tonalità di verde):

oppure scegliere un valore di grigio che, per la sua neutralità, minimizza comunque ogni problema anche se in realtà non ne risolve nessuno (a meno di uno sfondo grigio).

Chiarito, spero, questo aspetto, sta a noi decidere quale soluzione adottare.

Se l’immagine la stiamo elaborando con Photoshop è sufficiente scegliere il colore di sfumatura nella voce Alone->Altri… quando salviamo la nostra immagine per il Web (File->Salva per Web…) e dopo aver scelto il formato GIF, naturalmente .

Se prevediamo di utilizzare la stessa immagine su sfondi diversi è opportuno salvarla in diverse versioni, ognuna per il suo sfondo, oppure scegliere il grigio (codice #666666 o inferiore).
Se lo sfondo è costituito a sua volta da un’immagine dovremo scegliere un colore di sfumatura che si sposi con il colore medio dell’immagine di sfondo.

Se invece l’immagine GIF che utilizziamo l’abbiamo scaricata da internet sarà allora giocoforza adeguare il nostro sfondo al colore della sfumatura già presente, visto che non è possibile la correzione .

Chi non possiede Photoshop dovrà adattare questi suggerimenti al proprio programma di elaborazione grafica.

Nota a margine: il GIF è un vecchio formato grafico, anche piuttosto versatile, ma con molte limitazioni. Oggi è superato, almeno per quanto riguarda le trasparenze, dal formato PNG-24 che non soffre di queste problematiche perché supporta le semi trasparenze.

Effetto glitter (seconda parte)

Grafica

opo aver preparato la base del nostro effetto, come descritto nel post precedente, passiamo all’animazione dello stesso.

Photoshop mette a disposizione uno strumento molto sofisticato (in realtà è un vero programma gemello) col quale è possibile sbizzarrirsi non solo con le animazioni, ma anche con le pagine web.
Si tratta di ImageReady e possiamo arrivarci direttamente dal menu File->Modifica in ImageReady di Photoshop.

Dopo un po’ ci troveremo in un ambiente abbastanza simile al precedente, ma con alcune importanti varianti.
Quella che ci interessa è quella dell’animazione che è generalmente posta in basso. Se non è visibile nessuna finestra di animazione la possiamo visualizzare dal menu Finestra->Animazione.

La prima volta si presenta con dentro una piccola replica della nostra immagine principale, che altro non è che un fotogramma (uno solo al momento) della nostra animazione. Infatti c’è un numero che lo identifica (in questo caso 1, perché c’è un solo fotogramma) e, sotto, la durata di visualizzazione generalmente preimpostata su 0 sec.
Se clicchiamo su questo valore possiamo definire una durata più ragionevole per la visualizzazione del nostro fotogramma. Io ho scelto 0,2 sec che poi, moltiplicato per il numero totale di fotogrammi, ci darà il tempo complessivo della nostra animazione.

Secondo il progetto illustrato nel precedente post ho deciso di utilizzare 12 fotogrammi che, per una durata di 0,2 sec a fotogramma, daranno una durata complessiva dell’animazione di 2,4 sec che poi sarà ripetuta all’infinito. Per questo aspetto troveremo ancora più in basso il selettore della modalità di ripetizione che dovrà essere impostato su Sempre.

A questo punto dobbiamo inserire i nostri fotogrammi.
Ricordiamoci che in questo momento dobbiamo avere il solo livello di sfondo visibile, controlliamo quindi nella palette dei livelli (sulla  sinistra) che tutti i livelli luce siano disabilitati.
Dopo aver selezionato il primo (e al momento unico) fotogramma nella finestra dell’animazione, clicchiamo sull’icona in basso (vicino a quella del cestino) che corrisponde a Duplica il fotogramma corrente. Ripetiamo l’operazione fino a quando non avremo 12 fotogrammi (o quanti ne volete).

Selezioniamo ora il secondo fotogramma e accendiamo anche il primo livello delle luci (oltre allo sfondo, che dovrà rimanere sempre acceso).
Ogni volta che selezioniamo un fotogramma le modifiche che apporteremo all’immagine varranno solo per quel fotogramma; attenzione quindi a selezionare quello giusto.
Passiamo al terzo fotogramma e accendiamo anche il livello copia delle luci del livello precedente. L’effetto (lo possiamo vedere già direttamente nella immagine originale) è quello di una accensione progressiva delle luci.
Passiamo al quarto fotogramma e spegniamo i due livelli di luce precedenti e accendiamo un altro livello di luci che poi, sul quinto fotogramma, accentueremo accendendo anche il relativo livello copia.

Proseguiamo così, fotogramma per fotogramma, con tutte le coppie di luci che abbiamo impostato, arrivando ad un totale di 9 fotogrammi.
Negli ultimi tre fotogrammi rimasti scegliamo di accendere alcuni livelli di luci a caso, secondo il nostro gusto.

Controlliamo se tutto è a posto cliccando sui vari fotogrammi, verificando contemporaneamente nella finestra dei livelli quali sono accesi e quali no.

Siamo pronti a salvare la nostra animazione.

Prima di procedere dobbiamo un attimo prendere confidenza con il concetto di ottimizzazione.
Il problema sta nel fatto che non è possibile ottenere una animazione mantenendo il formato JPG della nostra immagine. Le animazioni sono possibili solo con il formato GIF che però ha il difetto di poter utilizzare al massimo 256 colori contro i milioni del JPG.
Quindi nella conversione perderemo molta qualità dell’immagine. Non solo.
L’animazione è fatta di una sequenza di fotogrammi (nel nostro caso 12) che non è altro che un assemblaggio di più copie della stessa immagine che si traduce alla fine in un maggior peso complessivo. Se l’immagine originale è 60Kb una animazione di due fotogrammi sarà in teoria di 120 Kb (immaginiamoci 12). In realtà si ricorre a degli algoritmi particolari per evitare questa progressione nel peso complessivo che, comunque, rimane un problema.
Da qui nasce il concetto di ottimizzazione: il miglior compromesso tra qualità e peso.

A questo fortunatamente pensa ImageReady e noi possiamo tranquillamente salvare la nostra animazione sapendo già che avremo il miglior compromesso.
Questo però non vuol dire che avremo una immagine leggera, dipende molto dalle dimensioni della immagine originale. Basti pensare che il risultato finale che mostro qui sotto ha un peso inferiore ai 100Kb perché ho ridotto le dimensioni dell’immagine, mentre il risultato reale (che potete vedere cliccando sulla immagine stessa) supera abbondantemente i 200Kb.

Per salvare quindi la nostra animazione dovremo prima di tutto definire il formato come GIF. In genere è già preimpostato in questo modo, però controlliamo la palette Ottimizza (in alto a sinistra – se non la vediamo andiamo come al solito nel menu Finestra e scegliamo Ottimizza per mostrarla). Verifichiamo che il Formato sia impostato su GIF e andiamo finalmente sul menu File->Salva ottimizzato come e diamo un nuovo nome al nostro file animato.

Naturalmente non c’è bisogno di dire che questo sistema non vale solo per i glitter, ma per qualunque semplice animazione che vogliamo ottenere, tipo neve o pioggia che cade, oppure un passaggio di uccelli in volo sopra lo sfondo di un lago o il battito di ali di una farfalla, ecc.

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Effetto glitter (prima parte)

Grafica

 

‘amico Walter tempo fa mi ha chiesto come sia possibile animare lo sfondo di una immagine, accendendo e spegnendo delle luci che vi apparivano.

Tutto è possibile naturalmente, ma dipende da un sacco di fattori, non ultimi la conoscenza degli strumenti grafici a disposizione e del tempo libero.

Fare quanto chiedeva Walter è impegnativo, ma si può ripiegare facilmente su un effetto molto in voga: il glitter.

Si tratta di aggiungere delle stelline luminose, che si accendono e spengono, nei punti chiave dell’immagine.
Con Photoshop CS2 la soluzione è facile e abbastanza rapida, a patto di programmare bene l’effetto che si vuole ottenere.

Questa è l’immagine di Walter da cui partiremo:

Quello che chiedeva Walter è che le luci del pannello retrostante si accendessero e spegnessero. Quello che faremo invece sarà di aggiungere scintille luminose in corrispondenza delle luci e di farle accendere in una determinata sequenza, in modo tale da dare l’impressione di una ciclicità di accensione e spegnimento.

Questo permetterà in ogni modo una maggiore variabilità dell’effetto, anche se sarà solo grafico e non realistico.

La prima cosa da fare è trovare delle stelline adatte a simulare gli scintillìi. Tra i pennelli di photoshop ne esistono già alcune adatte allo scopo. E’ sufficiente caricare il set di pennelli chiamato Pennelli vari o Assorted brush per trovare quelli che ci servono.
La procedura è la seguente:

  • selezionare lo Strumento pennello (oppure premete il tasto B)
  • nel menu Finestra selezionate Pennelli (oppure premete il tasto F5)
  • a fianco della linguetta Pennelli selezionate il triangolino e poi la voce Pennelli vari
  • cliccate su Aggiungi

I pennelli che ci interessano sono quattro, due stelline a quattro punte e due a più punte (lascio a voi scoprirli). Quello che dobbiamo fare ora è impostare il colore principale sul bianco con cui disegneremo i nostri glitter.

L’immagine originale di questo esempio appare poco contrastata sul mio monitor, perciò ho deciso di aumentare di più il contrasto perché i glitter appaiano più nitidi e si crei più atmosfera.

Creiamo quindi un nuovo livello vuoto sopra lo sfondo, scegliamo uno dei quattro pennelli che ci interessano e andiamo a cliccare solo su alcune delle luci dell’immagine, in maniera non troppo uniforme però, come nell’esempio a fianco.

Ricordiamoci che questa operazione va fatta su un livello separato e non sul livello di sfondo originale.

Duplichiamo questo nuovo livello. Questo ci permetterà di giocare poi sulla luminosità del glitter.

Ripetiamo questa procedura anche per gli altri tre pennelli, vale a dire creazione di un nuovo livello, inserimento sulle luci del nuovo pennello (su altre luci, non le stesse di prima) e duplicazione nuovo livello.

Alla fine ho deciso di non inserire l’effetto su tutte le luci per paura di appesantire troppo l’effetto stesso, ma ognuno è libero di fare tutte le prove che vuole.

Se ora accendiamo tutti i livelli otteniamo un effetto tipo il seguente (come si vede non tutte le luci sono interessate dal glitter):

A questo punto dovremmo avere un totale di nove livelli dove il primo in basso è lo sfondo e gli altri contengono, due a due uguali, le nostre serie di stelline.

Provate ora a combinare i vari livelli, spegnendoli e accendendoli a vostro piacimento, e vedere gli effetti che si ottengono dalle varie combinazioni.

Io ho deciso per la seguente sequenza:

  • accensione del primo livello di luci seguito dal secondo (l’effetto è di un graduale aumento della luminosità)
  • spegnimento dei primi due livelli seguiti in sequenza da altri due (sempre a coppie uguali)
  • ripetizione della sequenza anche per i livelli contenenti gli altri due pennelli
  • mescolanza finale dei vari livelli

Se vi accontentate di un’immagine statica potete già salvarla scegliendo Salva per il web dal menu File.

Nel prossimo intervento affronterò il problema dell’animazione delle luci.

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