E se lo spazio-tempo fosse un superfluido?

Una suggestiva immagine della Nebulosa del Granchio, il residuo di una supernova esplosa nel 1054 distante 6500 anni luce dalla Terra. Sui fotoni provenienti da questa nebulosa, i ricercatori hanno cercato le prove sperimentali di uno spazio-tempo “superfluido” (Cortesia NASA, ESA, J. Hester, A. Loll/ASU)

Una nuova suggestiva teoria attribuisce allo spazio-tempo, il tessuto fondamentale che regge l’universo, le qualità di un liquido con una viscosità bassissima, cioè di un superfluido. Se fosse verificata, questa idea consentirebbe di conciliare la meccanica quantistica con la teoria generale della relatività, un obiettivo che i fisici teorici inseguono da decenni. Le misurazioni astrofisiche per ora non hanno rilevato segni di superfluidità dello spazio-tempo, che si evidenzierebbe con una perdita di energia dei fotoni molto energetici che provengono da regioni remote del cosmo come la Nebulosa del Granchio.

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100.000 stelle

100.000 Stars

100.000 Stars è una visualizzazione interattiva delle stelle attorno a noi creata per il browser Google Chrome. Essa mostra la posizione reale in 3D di oltre 100.000 stelle più vicine. Zoomando in avanti vengono mostrati i nomi di 87 grandi stelle e il nostro sistema solare completo dei pianeti. La vista della galassia invece è simulata artisticamente.

La visualizzazione dipende dalla scheda grafica del computer che deve supportare la libreria grafica WebGL del browser, ma, a dispetto delle intenzioni, su Google Chrome non fila tutto liscio mentre, di contro, gira anche su IE 11, dove paga pegno però nella visualizzazione dei nomi delle 87 stelle (i nomi dei pianeti invece appaiono correttamente).

Un viaggio affascinante che ci rende edotti su chi siano i nostri “vicini di casa”.

http://www.chromeexperiments.com/detail/100000-stars/

A Natale appuntamento con la cometa Ison

La cometa Ison (credit NASA)

Lo spettacolo astronomico più suggestivo del 2013 deve ancora arrivare: si tratta della cometa Ison, nota anche come C/2012 S1, scoperta il 21 settembre 2012 da Vitali Nevski e Artyom Novichonok all’International Scientific Optical Network in Russia (vedi Galileo: La cometa più brillante del 2013). Ison dovrebbe (per ora il condizionale è d’obbligo) essere infatti la prima cometa osservabile facilmente a occhio nudo nell’emisfero boreale dai tempi dal passaggio della Hale-Bopp, nel 1997.

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Beh, il prossimo Natale si presenta con tutti i crismi, direi 😉

In realtà ci sono tre scenari possibili. Il primo, più infausto, è che la cometa non sopravviva al passaggio vicino al Sole 😥 Il secondo è che, per effetto della tremenda forza gravitazionale del Sole, si spezzi in più parti e fuoriesca sotto forma di piccole cometine. Il terzo è che non risenta troppo del passaggio ravvicinato alla nostra stella e fuoriesca come una luminosissima cometa, visibile anche di giorno 🙂

L’universo ha uno scopo? Risponde Neil DeGrasse Tyson

“Non ne sono sicuro. Ma chiunque esprima una risposta più definitiva a questa domanda asserisce di avere accesso a conoscenze che non hanno basi empiriche. Questo modo di pensare, sorprendentemente persistente, comune alla maggior parte delle religioni e ad alcune branche della filosofia, ha fallito pesantemente nei propri passati tentativi di capire, e pertanto predire, il funzionamento dell’universo e il nostro ruolo in esso.”

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Cerchi nel grano a Poirino, svelato il segreto

cerchi nel grano, o circle crops,  da tempo appassionano ed entusiasmano ufologi, apocalittici, sensitivi, e sedicenti esperti di varia natura  i quali fanno a gara nell’esibire l’interpretazione più arguta dei complicati e spettacolari pittogrammi che tanta farina tolgono ai mulini.

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L’asteroide del 21 dicembre 2012

Dopo l’allarme dello scorso marzo per l’asteroide 2012 DA14, tra martedì 6 e mercoledì 7 novembre la rete è stata in subbuglio per la presunta notizia di un asteroide in rotta di collisione con la Terra, il cui impatto sarebbe atteso per la fine dell’anno, proprio in accordo con le presunte profezie Maya. Il nome dell’asteroide sarebbe Nibiru e la scoperta sarebbe stata fatta dalla NASA, che però avrebbe deciso di tenerla segreta…

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Agli albori dell’Universo

Circa sei anni fa ho scritto un post intitolato Distanze in cui facevo alcune riflessioni su una immagine, denominata UDF (Ultra Deep Field), scattata dal telescopio spaziale Hubble ad una minuscola porzione di cielo apparentemente vuota, che è situata nella costellazione Fornace.
Lungi dall’essere vuota, quella porzione di cielo ha mostrato la presenza di migliaia di galassie, le più antiche delle quali risalgono ad appena 800’000’000 di anni dopo la nascita dell’Universo.

Ora Hubble ha fatto un ulteriore passo avanti (o indietro nel tempo, se vogliamo).

Combinando assieme 10 anni di fotografie di un pezzettino ancora più piccolo di cielo, all’interno dell’ UDF, ha ottenuto un’immagine ancora più spettacolare, chiamata questa volta XDF (eXtreme Deep Field).
In questa immagine si riescono a vedere galassie di una luminosità debolissima, le più deboli delle quali hanno una luminosità di un decimiliardesimo della minima luminosità che l’occhio umano può vedere.

XDF è l’immagine del cielo più profondo mai ottenuta e rivela le galassie più deboli e più distanti mai viste.

L’universo ha 13.7 miliardi di anni, e XDF mostra galassie vecchie di 13.2 miliardi di anni. La maggior parte delle galassie appaiono come erano da giovani, piccole, e in crescita spesso violenta  a seguito di collisioni e fusioni reciproche.
L’universo primordiale era un momento di nascita drammatica per le galassie con la presenza di stelle straordinariamente più luminose del nostro Sole.
La luce di quegli eventi passati è appena arrivata sulla Terra, e così  XDF è come un tunnel temporale che arriva nel lontano passato. La più giovane galassia trovata esisteva appena 450 milioni di anni dopo nascita dell’Universo con il Big Bang ed è la più antica galassia mai scoperta fino ad oggi.

Questo record è però destinato ad essere superato non appena Hubble verrà sostituito col nuovo telescopio spaziale Webb che riuscirà a vedere galassie ancora più deboli e a spingersi così fino a poche centinaia di milioni di anni dalla nascita dell’Universo, quando la luce cominciava faticosamente ad emergere fuori dall’impenetrabile magma primordiale.

 

Rif: Hubble Goes to the eXtreme to Assemble Farthest Ever View of the Universe