Giusi

Dopo i miei ultimi dipinti dedicati alla Sardegna (Ragazza di Desulo e Sa bellesa sarda) ero deciso a fare una intera serie dedicata ai costumi sardi. Quindi, non essendo il caso di andare direttamente sul posto, ho ripreso la ricerca su internet (che è più facile, spendo meno e la sera posso tornare a dormire a casa).

Il problema nell’utilizzo delle fotografie non è solo tecnico (molti puristi della pittura lo sconsigliano), ma anche pratico: non basta trovare la foto giusta, ma è doveroso cercare di contattare il fotografo e/o la modella per rendere loro i giusti crediti. Solo che non tutti i fotografi sono disponibili a questo tipo di scambio alla dispari, dove loro fanno tutto il lavoro ed uno sconosciuto arriva e chiede di poterlo sfruttare a gratis.
Per uno che ti risponde, ce ne sono almeno tre o quattro che semplicemente ignorano la tua richiesta. Non ti dicono no, non ti si filano proprio per niente.
E questo alla lunga è frustrante. 😦

Così, girovagando per la Sardegna, mi sono accorto che avevo sconfinato (più di quanto non sembri) ed ero finito in Sicilia. E da lì, in Albania. E fuori dal tempo.
Per l’esattezza ho trovato una bellissima fotografia di un giovane e talentuoso fotografo di Piana degli Albanesi, Francesco Marino, pubblicata su 500px.com, una delle tante comunità presenti su internet dedicate alla fotografia.
Per contattare questo fotografo ho dovuto iscrivermi per forza anch’io alla comunità, ma sono stato ripagato dalla immediata disponibilità e gentilezza di Francesco che non ci ha pensato due volte a darmi il beneplacito.

E così ho abbandonato la Sardegna per inoltrarmi in una antica enclave albanese in Sicilia. Ed è nata Giusi (pittoricamente parlando, si intende).

Questa volta il dipinto è un po’ più grande dei due precedenti, è 40×50 cm, e come al solito ho iniziato col riportare accuratamente il disegno sulla tela.

Disegno preparatorio

Io però non navigo su internet solo alla ricerca di soggetti nuovi, ma cerco anche di farmi una cultura pittorica a tutto tondo ficcando il naso in tutte le tecniche che incontro. E, siccome avevo appena letto della tecnica del “verdaccio” (che è una specie di grisaglia, fatta però con una tinta verdastra, che dovrebbe aiutare ad intonare meglio il colore della pelle) ho voluto approfittare per cercare di utilizzarla in questa occasione.

Verdaccio, utilizzando una terra d’ombra verdastra e il bianco di titanio.

Come la grisaglia, il verdaccio prevede una esecuzione accurata di luci ed ombre, cosa che io in genere non faccio mai fino in fondo perché troppo ansioso di cominciare a colorare. Questa volta però mi sono imposto un po’ di disciplina e ho insistito fino ad ottenere un “quasi finito” monocromatico.

Stesura finale del verdaccio

Secondo i canoni classici non si può proprio considerare finita questa stesura, ma io sono un tipo tollerante. E passo finalmente al colore.

Abbozzo colore del velo

Comincio dal velo con una stesura in semitrasparenza di un blu oltremare. Nei i ricami dorati invece passo prima una base di bianco opaco, per togliere ogni traccia del verdaccio, che temo mi possa togliere luminosità, e poi in trasparenza un’ocra gialla. In questo modo sono convinto di poter ottenere più facilmente l’effetto scintillante dell’oro.

Dico la verità: ho accarezzato a lungo l’idea di realizzare la decorazione direttamente in foglia d’oro. Credo che l’effetto sarebbe stato interessante. Però alla fine non ho avuto il necessario coraggio, anche per una questione tecnica. La foglia d’oro ha bisogno di una base liscia e rigida, che una tela non offre.

Per ottenere lo sfondo nero passo sopra la base in verdaccio un colore complementare trasparente mescolato al blu. Usando colori trasparenti non si ottiene immediatamente un nero profondo, bisogna continuare a sovrapporre strati fino al risultato voluto. Cosa che farò d’ora in avanti. L’utilizzo di questa tecnica, rispetto all’uso puro e semplice del nero, ha il vantaggio di dare uno sfondo nero e luminoso allo stesso tempo, mentre con l’uso del nero si avrebbe uno sfondo opaco e pesante.

A questo punto passo a colorare l’incarnato.

Abbozzo colore

In questa fase ho apprezzato la tecnica del verdaccio. Infatti mi ha aiutato ad intonare subito i colori, dove invece con una base bianca avrei avuto molte maggiori difficoltà. Inoltre aver già rifinito il viso mi ha evitato, come invece mi accade di solito, di perdere l’espressione durante la coloritura e faticare poi per recuperarla. Per il velo sono ricorso all’utilizzo di un blu ceruleo per le parti in luce, mentre per l’oro ho utilizzato velature di bruno trasparente e ossido rosso trasparente per le parti in ombra.

A questo punto è solo un lavoro di finitura da farsi con santa pazienza, senza accontentarsi mai… però ad un certo punto bisogna anche sapersi fermare. E io mi sono fermato qui:

Versione finita

Un particolare ringraziamento a Francesco Marino, il fotografo, e a Giusi Di Chiara, la modella, e a tutta la comunità di Piana degli Albanesi che ha apprezzato questo mio lavoro seguendolo su facebook.

E adesso c’è la parte antipatica: trovarmi un nuovo soggetto! 😦

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