Agli albori dell’Universo

Circa sei anni fa ho scritto un post intitolato Distanze in cui facevo alcune riflessioni su una immagine, denominata UDF (Ultra Deep Field), scattata dal telescopio spaziale Hubble ad una minuscola porzione di cielo apparentemente vuota, che è situata nella costellazione Fornace.
Lungi dall’essere vuota, quella porzione di cielo ha mostrato la presenza di migliaia di galassie, le più antiche delle quali risalgono ad appena 800’000’000 di anni dopo la nascita dell’Universo.

Ora Hubble ha fatto un ulteriore passo avanti (o indietro nel tempo, se vogliamo).

Combinando assieme 10 anni di fotografie di un pezzettino ancora più piccolo di cielo, all’interno dell’ UDF, ha ottenuto un’immagine ancora più spettacolare, chiamata questa volta XDF (eXtreme Deep Field).
In questa immagine si riescono a vedere galassie di una luminosità debolissima, le più deboli delle quali hanno una luminosità di un decimiliardesimo della minima luminosità che l’occhio umano può vedere.

XDF è l’immagine del cielo più profondo mai ottenuta e rivela le galassie più deboli e più distanti mai viste.

L’universo ha 13.7 miliardi di anni, e XDF mostra galassie vecchie di 13.2 miliardi di anni. La maggior parte delle galassie appaiono come erano da giovani, piccole, e in crescita spesso violenta  a seguito di collisioni e fusioni reciproche.
L’universo primordiale era un momento di nascita drammatica per le galassie con la presenza di stelle straordinariamente più luminose del nostro Sole.
La luce di quegli eventi passati è appena arrivata sulla Terra, e così  XDF è come un tunnel temporale che arriva nel lontano passato. La più giovane galassia trovata esisteva appena 450 milioni di anni dopo nascita dell’Universo con il Big Bang ed è la più antica galassia mai scoperta fino ad oggi.

Questo record è però destinato ad essere superato non appena Hubble verrà sostituito col nuovo telescopio spaziale Webb che riuscirà a vedere galassie ancora più deboli e a spingersi così fino a poche centinaia di milioni di anni dalla nascita dell’Universo, quando la luce cominciava faticosamente ad emergere fuori dall’impenetrabile magma primordiale.

 

Rif: Hubble Goes to the eXtreme to Assemble Farthest Ever View of the Universe

7 pensieri su “Agli albori dell’Universo

  1. Domanda una e trina 😉
    Cercherò di essere il più sintetico e preciso possibile (limitatamente al mezzo).
    1) L’Universo non è infinito, ma semmai è illimitato (nel senso che non ha un confine che lo delimiti). Il concetto di infinito va coniugato con le dimensioni dello spazio e del tempo. Lo spazio nasce con l’Universo stesso quindi non può essere più grande della massa che lo definisce, massa il cui valore è finito (anche se ne vediamo meno del 10%). Diverso è il tempo che, pur essendo intimamente legato allo spazio, presenta caratteristiche sfuggenti non ancora chiarite. In teoria l’espansione dell’Universo potrebbe procedere all’infinito; avremmo così un Universo finito nello spazio, ma infinito nel tempo.
    2) Non si parla di periodo di nascita di una galassia, ma si può sapere approssimativamente che una determinata galassia era presente in un determinato periodo valutando sostanzialmente lo spostamento verso il rosso, che indica la velocità di allontanamento della stessa da noi; più alta è la velocità, più distante è la galassia (e questo risponde anche alla terza domanda).

  2. Mi piace l’dea di una galssia senza fine e in mutevole raformazione che perpetui se stessa e soprattutto… poco se ne frega di ciò che la sconvole… vada sempre per il nuovo da scoprire se il nuovo è vita su vita.

    • Sembra che nel cuore di ogni galassia sia presente un buco nero supermassiccio che alla lunga inghiotte inesorabilmente tutte le centinaia di miliardi di stelle che la compongono. Io, se fossi una galassia, avrei una certa ansia 😉

  3. l’ho letta tre volte la tua risposta e mi sembrava di avere il cervello chiuso in uno spazio ma con il pensiero infinito alla fine si è perso nel tempo (non ancora chiarito) buona serata

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